|
Un “piccolo” libro nato
dalla richiesta di un editore italiano ad Oriana Fallaci, quella di
interrompere il suo decennale silenzio per scrivere un articolo su quanto
accaduto l’11 settembre 2001 a New York. Esattamente 18 giorni dopo
l’attentato alle Torri Gemelle, infatti, “Oriana Fallaci divide l’Italia”, o
almeno così riportavano alcune testate, con un articolo che ampliato da una
drammatica prefazione, arricchito con memorie personali ed esteso nei
contenuti è stato trasformato in “La rabbia e l’orgoglio”.
Duecento pagine in cui la giornalista scrittrice fiorentina ne ha da dire e
ridire su tutti: sulle “cicale” italiane e non solo che dinnanzi alle
immagini di un’America in ginocchio festeggiavano con fare da stadio; sui
musulmani che considerano le donne come esseri inferiori e i non fedeli come
esseri da conquistare o sopprimere; in parte anche sugli Americani che in
quanto esseri umani non sono nemmeno loro perfetti; sul Papa che ha chiesto
scusa al mondo musulmano per le Crociate effettuate in passato ma che “non
ha capito che le scuse le dovrebbe ricevere lui per le crociate che oggi
viviamo all’inverso”; sulla Chiesa per tutte le oscenità che ha commesso in
passato e che in parte continua a difendere anche oggigiorno; sulla
“smidollata” Unione Europea; su Arafat; e poi di nuovo sui musulmani e sugli
Italiani, figure politiche e non.
Un libro che, però, va al di là del mero apparente tono accusatorio, che va
al di là della distribuzione di parole velenose su chiunque ed in ogni
tempo. Tra queste pagine, infatti, si ritrovano informazioni storiche,
citazioni, aneddoti che vanno a formare un quadro generale che cerca di
spiegare perché gli italiani di oggi meritano di veder scritta la propria
iniziale in minuscolo.
E’ la stessa autrice nella sua prefazione a definire questo libro come
“piccolo”, ma di piccolo ha ben poco. E’ un libro dai grandi contenuti,
dalla grande forza, dal grande valore, ma soprattutto dal grande obiettivo
di sconvolgere e quindi scuotere le coscienze. Se in questi sei anni ci sia
riuscito non è ancora dato dirlo. Quello che si può sperare, però, è che ci
sia almeno qualcuno che leggendolo ancora oggi sia disposto a restarne
scosso.
|