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Tra gli anni 1816 e 1855 si
sviluppa la vita della scrittrice inglese Charlotte Bronte. Figlia di un
pastore di origine irlandese, terza di cinque figli, è allevata da piccola
da una zia a causa della morte prematura della madre. La vita di Charlotte
fu ben povera di gioie o fortune, esperienze che spesso ha fatto rivivere ai
personaggi dei suoi romanzi che sono, quindi, almeno in parte
autobiografici. E’ questo il caso anche di “Jane Eyre”.
Pubblicato nel 1847 con lo pseudonimo di Currer Bell è questo, forse, il
romanzo più conosciuto delle sorelle Bronte. Jane Eyre è orfana di entrambi
i genitori e, per questo, viene allevata da una zia vedova con tre pestiferi
figli che come la madre non provano nessuna simpatia per Jane. In età
adolescenziale la ragazza viene mandata nel collegio Lowood School,
frustrante esperienza parallela a quella che l’autrice visse nella
Daughter’s School of Cowan Bridge. Quando il suo collegio viene chiuso Jane
decide di mettere un annuncio presentandosi come istitutrice e fu così che
venne chiamata ed assunta a Thornfield, una delle residenze del ricco e
burbero signor Rochester.
Da questo momento il romanzo sembra assumere sempre più i caratteri di una
storia d’amore, ma a contraddistinguerla da ogni altro racconto è la
capacità della scrittrice di descrivere nei minimi dettagli i personaggi, la
loro psicologia e le ambientazioni in funzione dei sentimenti e delle
percezioni della sua protagonista. Con la sua scrittura, infatti, Charlotte
Bronte riesce a distaccare il suo romanzo dalla collocazione
spazio-temporale della storia: i pensieri di Jane, le sue emozioni
potrebbero descrivere quelle di una ragazza innamorata dei nostri tempi come
di ogni altro. Ma oltre che per lo stile della scrittrice, il lettore è
portato a leggere il romanzo pagina dopo pagina per i vari ed inaspettati
“colpi di scena” che Charlotte ha saputo creare senza, però, banalizzare la
storia.
Tuttavia, essendo un romanzo in parte autobiografico, Charlotte ha inserito
nella sua storia anche la sua stessa ideologia religiosa: “La coerenza è il
primo dovere di un cristiano”. Leggendo la sua citazione si capirà, quindi,
la credenza di Jane nell’esistenza di un Dio che, almeno inizialmente, non
le permetterà di vivere l’Amore che il suo amato le offrirà, almeno non
finché egli non avrà fisicamente pagato per gli errori del suo passato. Jane,
infatti, si caratterizza per un forte sentimento religioso che, lei spesso
ripete, ha radici profonde nella sua educazione sin dall’infanzia e, anche
se soffrendo, più volte si troverà costretta a rifiutare la sua stessa gioia
per rispettare tali insegnamenti religiosi. In relazione a questa presa di
posizione di Jane/Charlotte, però, sta al singolo lettore rimanerne
affascinato o addirittura infastidito.
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