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Quelli che hanno visto il film hanno dato luogo a due
opposte fazioni. Il primo è lo schieramento dei Delusi, che annovera coloro
che lo hanno trovato troppo insolito, diseguale, discontinuo, e si
aspettavano in definitiva che il Film-premio-Oscar fosse meno sofisticato e
più rispondente al gusto del pubblico medio, e poi coloro che invece per
essere fuori dal coro dicono “sì, ha vinto l’Oscar, ma non è mica uno dei
migliori film dei Coen”. Sul fronte opposto c’è lo schieramento degli
Entusiasti, di chi , anche se forse influenzato dall’aura di “guru” che
accompagna Joel e Ethan, ha trovato il film magnifico nella sua raffinata
asprezza, e si è rallegrato nel vedere il premio dell’Academy destinato ad
un film di spessore più che di cassetta. Date retta ai secondi.
Certamente “Non è un Paese per Vecchi” non è un film che possa accontentare
tutti: molti tratti grotteschi, alcune scene di violenza gratuita, quasi
tarantiniana, improvvise accelerazioni e brusche frenate nel ritmo
narrativo, qualche dialogo-monologo che ad uno sguardo superficiale è un po’
avulso dalla trama e soprattutto la difficoltà di individuare un
protagonista. In realtà i Coen confezionano una pellicola polverosa ma
limpida allo stesso tempo, come i deserti assolati da cui la vicenda prende
vita, la colonna sonora è totalmente assente, persino sui titoli di coda, i
dialoghi sono scolpiti nella pietra, i personaggi entrano ed escono (spesso
per morte violenta) dalla trama, molti avvenimenti, anche fondamentali,
avvengono “a camera lontana”, il finale tronco è abbacinante: lo spettatore
rimane continuamente spiazzato e ammirato.
La storia, tratta da uno dei romanzi del superbo Cormac McCarthy, prende
vita quando un redneck (bifolco, in slang americano) della provincia
americana si imbatte in una valigetta zeppa di dollari, incustodita dopo un
affare di droga finito in massacro. Ritenendosi duro abbastanza, non
abituato a cedere davanti a nulla e nessuno, si risolve ad approfittare
senza esitazione dell’occasione che la vita gli mette nelle mani,
affrontando tutte le conseguenze del caso. Sulle sue tracce, e sulle tracce
di chi è sulle sue tracce, un assassino psicopatico (Javier Bardem), lo
sceriffo della cittadina (T.L.Jones), un killer prezzolato (W.Harrelson),
una banda di messicani. Tutti questi sono alla pari protagonisti, sono
burattini mossi dall’avidità, alla caccia di quella valigetta che è poi la
vera forza motrice di tutta la vicenda. L’unico che se ne discosta è lo
sceriffo (uno dei vecchi cui allude il titolo) incapace di comprendere le
forze che animano gli altri personaggi ed allo stesso tempo inadeguato a
combatterle, ultimo baluardo contro i barbari che avanzano, rappresentante
di una legge che non riesce più ordinare il Caos.
Che ognuno pensi ciò che vuole, ma in “Non è un Paese per Vecchi” scorre la
linfa del Cinema.
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