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Periodico dell'Associazione Culturale


ATTUALITA' - TEMPO LIBERO  
L’amore non basta mai
La grande differenza tra il vivere ed il contemplare la propria vita.
 
 di Severina Pascale
s.pascale@liberamenteonline.org
23 Ottobre 2007
 

Una giovane ricercatrice, Sara Frost, dedica tutte le sue energie allo studio ed alla ricerca di lettere d’amore scritte da Charlotte Bronte. Tramite poche righe sopravvissute all’animo amaro del marito della scrittrice, Arthur Nicholls, Sara ricostruisce quello che forse fu l’unico evento che Charlotte visse con gioia: l’amore per il professor Heger, uomo sposato che dopo aver mostrato interesse per la sorella Bronte, allora governante in casa sua, si trovò costretto ad allontanarla, fisicamente e non solo.

Allo stesso modo, Sara deve affrontare i risvolti di un’altra relazione, quella tra lei e Paul. Conosciutisi al college e conviventi da anni, i due contavano i giorni che mancavano alle loro nozze, finché Claire Vigee, “personaggio letterario del momento”, decise che per i due sarebbe stato meglio separarsi.

Nel suo primo romanzo “L’amore non basta mai”, Jennifer Vandever lascia correre il treno dell’“Amore vissuto al femminile”su rotaie parallele seppur separate da duecento anni. Charlotte Bronte, donna che ha costantemente avuto a che fare con la morte e la solitudine dell’anima, decisasi a vivere come “grande amore” il solo che non le fu ricambiato. Sara, ragazza della vita volutamente statica decide di mandarla alla deriva convinta che la perdita di Paul era la perdita dell’amore stesso.

Con uno stile semplice e descrittivo, Jennifer Vandever, laureata in cinema alla Colunbia University, riesce a portare gli occhi del lettore accanto alla scrivania dove Charlotte scriveva le sue lettere; ed allo stesso modo lo porta a New York e Parigi dove Sara si consola nei modi forse più sbagliati dell’assenza di Paul...

E da questo paragone un po’ astratto la scrittrice ci porta a chiederci: quanto spazio è lecito concedere al romanticismo nella vita di tutti i giorni? Quand’è che i sogni ed i desideri si trasformano in precisi limiti in cui cerchiamo di far rientrare tutto e tutti, a costo di sacrificare la nostra gioia in uno schema delineato a priori? Forse, come nelle pagine del libro sostiene il personaggio di Claire, o come forse nella vita disse Samuel Beckett, basterebbe capire che non occorre rendere tutto una storia, volere una storia tutta per se stessi, soprattutto laddove basta già di per sé la vita.
 

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