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Periodico dell'Associazione il Circolo Università di Roma


SPECIALE SORRENTO  

L'eterna diatriba tra sport e "Cultura(?)"
Capello e Di Centa sul palco di Sorrento simbolo dell'identità popolare d'Italia
 
di Antonio Pio Crisitno
ap.cristino@liberamenteonline.org
LiberaMente N° II Dicembre 2005
 Dovessi trovare un punto di contatto tra le testimonianze rese da Fabio Capello e Manuela Di Centa, nei loro interventi al III Convegno Nazionale "il Circolo Giovani", lo focalizzerei nel concetto di "identità". In un Paese dove lo sport è visto da molti come aberrazione della cultura se non proprio come non-cultura, i due rappresentanti del mondo a cinque cerchi hanno impartito una severa, per quanto emotiva, lezione. È difficile non cadere in una retorica da populismo spiccio, ma è ancor più complicato immaginare il sergente di ferro Capello commuoversi, tra gli scroscianti applausi della platea, dinanzi a vecchi e ingialliti ricordi di gioventù tinti dall'azzurro della maglia più amata. La gioventù di Capello, come quella della Di Centa, non ha vissuto di proclami e battaglie d'idee dai più definiti "cultura", non è stata suggellata dai crismi dell'utopia che tutto promette senza render conto dei suoi miseri fallimenti. L'essere giovani di questi massimi rappresentanti di un'altra Italia è stato il mettersi al servizio di un'intera Nazione troppe volte divisa in schiere di profeti avversi. Ci sarà un motivo perché le uniche occasioni in cui l'Italia si sente Italia, senza alcun bisogno di aggettivi di appartenenza politica, è in occasione dei grandi eventi dello sport. Forse la risposta è in quegli anni lontani da casa a lottare per emergere, in quelle ore passate a piangere per la fatica, in quegli effimeri momenti di gloria da condividere con un intero Paese che i tanti Capello e Di Centa hanno donato alla nostra collettività. In un Paese spaccato dove l'intellighenzia culturale dominante disprezza e odia il comune senso del vivere popolare, mi chiedo se sia ancora giusto definire lo sport "carne da macello per nuovi spettacoli gladiatori". I tanti che credono di possedere le somme chiavi della verità, si ricordano del quesito posto centocinquant'anni fa da D'Azeglio? Beh, credo che oltre a milioni di pagine di "Cultura" anche Emanuela Di Centa con le sue medaglie e Capello con i suoi allori abbiano fatto molto per fare dell'Italia la terra degli "Italiani".
Se per cultura si intende un "concetto astratto estremamente vago e soggettivo che indica generalmente l'insieme delle variabili storiche, linguistiche, sociali e di costume che costituiscono la base comune di ogni aspetto della vita di una comunità o collettività", credo che le lacrime di uno che ha dato la sua giovinezza nel rappresentare il suo popolo valgano più di mille proclami.
Riferendomi dunque alla proposta presentata anni or sono dall'onorevole Pivetti, allora perché non inserire anche lo sport nel dettato dell'Art. 32 della nostra Costituzione a somma rappresentazione culturale insieme ad Arte e Scienza?
 
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