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| SPECIALE SORRENTO |
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| ...E dopo il convegno..? Pranzo,
cena e discoteca |
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| di Flavio Sereni |
| LiberaMente N° I Ottebre 2005 |
Della solare tregiorni passata in quel di Sorrento, a parte i momenti in cui
si è assistito alle tavole rotonde, è bello ricordare, e riportare, anche le
occasioni conviviali e serali il cui profilo non è stato propriamente
altissimo. Alcuni esempi.
Pranzo nell'agrumeto. L'hotel Hilton che ospitava i convegni ha allestito il
pranzo dei suoi distinti ospiti tra i tavoli immersi in un molto campano
agrumeto. Immaginate. Alberi carichi di frutti. Il verde che vi accarezza
gli occhi. Lo scroscio delle acque della piscina adiacente al locus amenus.
Bellissimo. Ora immaginate un branco di gnu impazziti dalla fame che
assaltano, a volte con il sapiente ausilio di funi e rostri, i delicati
buffet posti ai lati dell'allestito simposio. Da fuori, una scena che
potrebbe vedere protagonisti una tribù di kenioti, che da generazioni
mangiano solo bacche e pigne, davanti a una struttata di lardo. Da dentro, e
bisogna esserci per capirlo, e io c'ero, porto ancora i segni dentro (e
soprattutto fuori), da dentro, dicevo, una semplice lotta per la
sopravvivenza. Gli ultimi arrivati al dotto banchetto, guardati con odio
dagli altri commensali per un'ovvia questione di scarsità di risorse, si
sono dovuti accontentare di accostamenti bislacchi ma non privi di fantasia,
come la banana, farcita sul posto di piselli per darle sostanza,
accompagnata a una crostata di panda; furtivo un cameriere preso dal panico
ha assassinato la marmotta centenaria che abitava nell'agrumeto per servirla
con un bel piatto di fave. Gustosa.
Cena all'Hilton. Location della prestigiosa serata: ultimo piano di uno
degli hotel più chic e importanti del mondo. Arredo pregiatissimo: tovaglie
di raso, sette forchette d'argento per piatto (ottenute dalla fusione di un
antico busto d'argento metà uomo metà Peppino di Capri), sedie in betulla.
Tutti bellissimi (a parte il cameriere che ha trinciato la marmotta che è
stato frustato dal maitre) e elegantissimi. Menù: filetto di cucciolo di
foca e pinguino flambé, accompagnati da una buona birra di vitello. Ma le
possibilità, su una scala da uno a dieci, di non commettere errori di bon
ton si contano sulle dita della mano di un falegname disattento. Primo
grande errore: tagliare la sfoglia di pinguino flambé con la posata errata
(nel caso, un trinciapollo) tale che o il pinguino si disintegra sotto le
lame rotanti del trinciapollo oppure vi salta via dal piatto e finisce sulla
testa di un commensale del tavolo ventidue. Secondo grande errore: abituati
come siete allo stile di vita semi brado di casa vostra, e forse a causa del
tasso alcolico nel vostro sangue che raggiunge la tripla cifra, sfoderate un
drammatico e impegnativo rutto fotonico che caramella i commensali e regala
nuova vita al pinguino flambé. Il cameriere vi raggiunge e vi scomunica.
Tranquilli, succede anche ai migliori.
Dopocena in discoteca. E dopo una giornata di convegni e di pasti (come
visto) impegnativi, finalmente un po' di relax nell'uscita serale con tutta
la combriccola. Prima di uscire dò un'occhiata in televisione, su una rete
locale passano Titanic. Ma credo fosse una copia pirata: il film finisce, la
nave non affonda. E sono convinto che nell'originale Nino D'Angelo non
c'era. All'entrata della discoteca di Sorrento, un tizio probabilmente
scappato da un circo con il favore delle tenebre, con scritto security sulla
giacca e con tatuato "Pupo" sulle chiappe, valuta se sei abbastanza trendy
per entrare. Ehi, sono io che pago 15 euro a consumazione! Dovrei essere io
a decidere se il buttafuori è vestito bene! Siamo per fortuna tutti
abbastanza trendy, le scarpe di koala vilipeso hanno fatto il loro dovere.
L'arredamento interno è un po' spartano, sui muri solo lampade, qualche
pianta e il sangue di coloro che avevano a questionare circa il lavoro
notturno della madre del buttafuori. La musica, assordante, dà quella
piacevole sensazione che si prova ad avere una tagliola per orsi alla
caviglia. Ma tutto è gioia, tutto è festa. Alcolica, per essere più precisi.
Ci si butta in pista a ballare gli indimenticati successi targati Loredana
Bertè e Ricchi e Poveri. All'uscita della discoteca siamo tutti sudati come
cammelli (tra l'altro se non sei abbastanza sudato il buttafuori non ti fa
uscire, a meno che non gli regali un sacchetto di peyote), e si ritorna a
casa nel refrigerio notturno: un'umidità agghiacciante che stroncherebbe
anche il Gabibbo ubriaco. Nel complesso, una bella giornata.
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