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Periodico dell'Associazione il Circolo Università di Roma


SPECIALE PLURALISMO  
"Si dica che è una scelta solo politica"
L'esperienza di Bitonti, ex Rappresentante al Consiglio di Facoltà Scienze Politiche
 
di Alessandro Marrone
LiberaMente N° II Dicembre 2005
 

Alberto Bitonti, dal 2003 al 2005 rappresentante degli studenti al Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche e ora Direttore del nuovo periodico degli studenti Bazar, si tira indietro i rasta e si accende una sigaretta prima di iniziare la chiacchierata. Com'è stato per te essere rappresentante degli studenti? L'esperienza di rappresentante degli studenti mi ha permesso di conoscere più a fondo la realtà universitaria, anche nella sua logica "interna". Ma soprattutto mi ha dato la possibilità, per quanto possibile, di far valere gli interessi di noi studenti in alcuni momenti cruciali degl'ultimi due anni, penso soprattutto all'attuazione della riforma e al complesso lavoro di riformulazione degli ordinamenti degli studi, per il triennio, ma soprattutto per la laurea specialistica che attendeva gli sfortunati "uomini-cavia".

Quali doveri avrebbe il rappresentante verso i suoi elettori? Penso che la disponibilità ad ascoltare le esigenze di tutti e la voglia di risolvere i problemi (dopotutto si inizia sempre da problemi, come direbbe il buon Antiseri) siano i due ingredienti fondamentali per fare un buon lavoro. Il dovere è essere un tramite intelligente tra studenti e palazzina.

Che ne pensi della battaglia per il pluralismo condotta da anni da LiberaMente? Ho sempre apertamente appoggiato la vostra campagna. Non c'è bisogno di citare il vecchio Carlo Azeglio per accorgersi che la pluralità delle voci sia qualcosa di assolutamente essenziale, nel sistema mediale di uno Stato così come di un'università. Anche per questo, pur avendo opinioni personali spesso in contrasto con quanto i tuoi redattori vanno blaterando (scherzando, ndr), lo scorso anno accademico in occasione dell'assegnazione dei fondi in seno alla Co.Di.S.U. ho lottato con successo, grazie anche all'appoggio del rappresentante al cda Tommaso Vessio, per il finanziamento di LiberaMente.

Che ne pensi della ripartizione dei fondi operata quest'anno dai rappresentanti? Penso che interpretare in un'ottica meramente spartitoria la possibilità che dà la Luiss di intraprendere attività utili agli studenti sia un danno per tutti. Purtroppo gli attuali rappresentanti, anche a causa dei risultati elettorali meno netti rispetto allo scorso mandato, sono molto meno uniti tra loro di quanto non fossimo noi. E questo tipo di discordia, non avendo i caratteri positivi del pluralismo di cui parlavamo prima, non può che rendere molto meno efficace l'azione di rappresentanza degli interessi degli studenti. Si scade nella logica del "proprio orticello" da coltivare, pensando solo ai propri amici e ignorando una logica di più larghe vedute.

Quali criteri dovrebbe seguire la scelta della Co.Di.S.U. per essere equa? Beh, in realtà ci vogliono solo serietà e buonsenso. Serietà nel premiare e assecondare quei progetti meritevoli che assicurino un certo valore formativo, proprio come la produzione di un giornale, e anche una certa continuità, com'è il caso di LiberaMente che va avanti con regolarità da quasi tre anni. Buonsenso nell'assegnare cifre ragionevoli e proporzionate a ciascun progetto, poiché è ovvio che è si fa presto a far salire le somme richieste, ma non sempre questo corrisponde a esigenze reali.

Secondo te è valida la teoria secondo la quale il pluralismo si realizza meglio non finanziando più giornali con connotazioni diverse ma piuttosto dando il 90% dei fondi a un'unica voce perché esprima la generalità? Premesso che non stiamo affatto parlando di Rai, ente pubblico in cui si lavora solo essendo qualificati per farlo, ma di un giornalino universitario, gestito da alcuni studenti tra tanti che non credo abbiano particolari competenze rispetto a tutti noi, non vedo come si possa pensare di giustificare con criteri etici di pluralismo la scelta di una specifica voce unica. Il favoritismo è evidente. Secondo, non si può pretendere, parlando con cognizione di causa, che l'esperienza formativa che si fa nell'avere la possibilità di pubblicare, (forse), un proprio articolo su 360° e quanto si fa invece nell'avviare e sostenere la produzione di un proprio giornale abbiano lo stesso valore... Sarebbe meglio non essere ipocriti su questo. Piuttosto si dica che è una scelta solo politica, politica nel senso più basso del termine, e ce ne si prenda la responsabilità. Personalmente quest'anno ho visto cose che non mi sono affatto piaciute. Soprattutto ho capito che di alcune persone non ci si può davvero fidare.

Abbiamo visto il nuovo periodico che si legge alla Luiss... Ti piace? Bazar vuole essere un modo per parlare delle grandi tematiche della Politica, questa volta con la P maiuscola, cercando di far fruttare il duro lavoro delle letture universitarie, coniugandolo però con i problemi concreti che un sistema politico si trova ad affrontare. Pur partendo da un'ottica di centro-sinistra (per quello che ancora possono valere definizioni del genere), cerchiamo, razionalisticamente, di capire i pregi e i difetti della politica, senza partire a priori all'attacco o in difesa del governo o dell'opposizione. Non si tratta di un giornale partitico. Siamo solo stati aiutati da alcune associazioni radicali perché hanno creduto nella qualità del progetto, senza minimamente interferire sui contenuti, e da parte mia ho accettato perché condivido pienamente istanze come l'abolizione della pena di morte e la lotta per la laicità dello Stato. Penso che solo chi, come quelli della tua e della mia generazione, non è stato imbevuto della logica partitica da Prima Repubblica possa essere meno condizionato e spregiudicato nel discutere di certi problemi, giudicando la LiberaMente qualità dei "prodotti politici", come in un mercato, un Bazar di idee...

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