|
Alberto Bitonti, dal 2003 al 2005 rappresentante degli studenti al
Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche e ora Direttore del nuovo
periodico degli studenti Bazar, si tira indietro i rasta e si accende una
sigaretta prima di iniziare la chiacchierata. Com'è stato per te essere
rappresentante degli studenti? L'esperienza di rappresentante degli
studenti mi ha permesso di conoscere più a fondo la realtà universitaria,
anche nella sua logica "interna". Ma soprattutto mi ha dato la possibilità,
per quanto possibile, di far valere gli interessi di noi studenti in alcuni
momenti cruciali degl'ultimi due anni, penso soprattutto all'attuazione
della riforma e al complesso lavoro di riformulazione degli ordinamenti
degli studi, per il triennio, ma soprattutto per la laurea specialistica che
attendeva gli sfortunati "uomini-cavia". Quali doveri avrebbe il
rappresentante verso i suoi elettori? Penso che la disponibilità ad
ascoltare le esigenze di tutti e la voglia di risolvere i problemi
(dopotutto si inizia sempre da problemi, come direbbe il buon Antiseri)
siano i due ingredienti fondamentali per fare un buon lavoro. Il dovere è
essere un tramite intelligente tra studenti e palazzina. Che ne pensi
della battaglia per il pluralismo condotta da anni da LiberaMente? Ho
sempre apertamente appoggiato la vostra campagna. Non c'è bisogno di citare
il vecchio Carlo Azeglio per accorgersi che la pluralità delle voci sia
qualcosa di assolutamente essenziale, nel sistema mediale di uno Stato così
come di un'università. Anche per questo, pur avendo opinioni personali
spesso in contrasto con quanto i tuoi redattori vanno blaterando
(scherzando, ndr), lo scorso anno accademico in occasione dell'assegnazione
dei fondi in seno alla Co.Di.S.U. ho lottato con successo, grazie anche
all'appoggio del rappresentante al cda Tommaso Vessio, per il finanziamento
di LiberaMente. Che ne pensi della ripartizione dei fondi operata
quest'anno dai rappresentanti? Penso che interpretare in un'ottica
meramente spartitoria la possibilità che dà la Luiss di intraprendere
attività utili agli studenti sia un danno per tutti. Purtroppo gli attuali
rappresentanti, anche a causa dei risultati elettorali meno netti rispetto
allo scorso mandato, sono molto meno uniti tra loro di quanto non fossimo
noi. E questo tipo di discordia, non avendo i caratteri positivi del
pluralismo di cui parlavamo prima, non può che rendere molto meno efficace
l'azione di rappresentanza degli interessi degli studenti. Si scade nella
logica del "proprio orticello" da coltivare, pensando solo ai propri amici e
ignorando una logica di più larghe vedute. Quali criteri dovrebbe
seguire la scelta della Co.Di.S.U. per essere equa? Beh, in realtà ci
vogliono solo serietà e buonsenso. Serietà nel premiare e assecondare quei
progetti meritevoli che assicurino un certo valore formativo, proprio come
la produzione di un giornale, e anche una certa continuità, com'è il caso di
LiberaMente che va avanti con regolarità da quasi tre anni. Buonsenso
nell'assegnare cifre ragionevoli e proporzionate a ciascun progetto, poiché
è ovvio che è si fa presto a far salire le somme richieste, ma non sempre
questo corrisponde a esigenze reali. Secondo te è valida la teoria
secondo la quale il pluralismo si realizza meglio non finanziando più
giornali con connotazioni diverse ma piuttosto dando il 90% dei fondi a
un'unica voce perché esprima la generalità? Premesso che non stiamo
affatto parlando di Rai, ente pubblico in cui si lavora solo essendo
qualificati per farlo, ma di un giornalino universitario, gestito da alcuni
studenti tra tanti che non credo abbiano particolari competenze rispetto a
tutti noi, non vedo come si possa pensare di giustificare con criteri etici
di pluralismo la scelta di una specifica voce unica. Il favoritismo è
evidente. Secondo, non si può pretendere, parlando con cognizione di causa,
che l'esperienza formativa che si fa nell'avere la possibilità di
pubblicare, (forse), un proprio articolo su 360° e quanto si fa invece
nell'avviare e sostenere la produzione di un proprio giornale abbiano lo
stesso valore... Sarebbe meglio non essere ipocriti su questo. Piuttosto si
dica che è una scelta solo politica, politica nel senso più basso del
termine, e ce ne si prenda la responsabilità. Personalmente quest'anno ho
visto cose che non mi sono affatto piaciute. Soprattutto ho capito che di
alcune persone non ci si può davvero fidare. Abbiamo visto il nuovo
periodico che si legge alla Luiss... Ti piace? Bazar vuole essere
un modo per parlare delle grandi tematiche della Politica, questa volta con
la P maiuscola, cercando di far fruttare il duro lavoro delle letture
universitarie, coniugandolo però con i problemi concreti che un sistema
politico si trova ad affrontare. Pur partendo da un'ottica di
centro-sinistra (per quello che ancora possono valere definizioni del
genere), cerchiamo, razionalisticamente, di capire i pregi e i difetti della
politica, senza partire a priori all'attacco o in difesa del governo o
dell'opposizione. Non si tratta di un giornale partitico. Siamo solo stati
aiutati da alcune associazioni radicali perché hanno creduto nella qualità
del progetto, senza minimamente interferire sui contenuti, e da parte mia ho
accettato perché condivido pienamente istanze come l'abolizione della pena
di morte e la lotta per la laicità dello Stato. Penso che solo chi, come
quelli della tua e della mia generazione, non è stato imbevuto della logica
partitica da Prima Repubblica possa essere meno condizionato e spregiudicato
nel discutere di certi problemi, giudicando la LiberaMente qualità dei
"prodotti politici", come in un mercato, un Bazar di idee... |