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Periodico dell'Associazione Culturale


RUBRICHE - SILENZIO IN SALA  
300
 
 
di Roberto Semprebene
r.semprebene@liberamenteonline.org
2 Aprile 2007
 

Signore e signori, ci troviamo di fronte a quello che non esito a definire un capolavoro visivo.
300, film diretto dall’esordiente Zack Snyder e basato, non sulla vicenda storica della battaglia delle Termopili, ma sulla graphic novel di Frank Miller a tale evento ispirata, è la più clamorosa dimostrazione di cosa è possibile fare con le moderne tecniche digitali.
La storia di Leonida e dei suoi 300 guerrieri spartani, con i quali il re difese la ritirata dell’esercito greco dall’avanzata delle truppe di Serse, credo sia nota a tutti, fa parte dell’immaginario collettivo come esempio massimo di eroismo e sacrificio per la patria.
Sul piano dell’aderenza ai fatti, non essendo una ricostruzione storica, non ci si può aspettare grande realismo, ma sinceramente non se ne sente il minimo bisogno: ciò che si ricorda di questa pagina di storia in fondo è il mito, e quello è reso, a parere di chi scrive, nel miglior modo possibile.
Posto dunque che non ci dilungheremo in considerazioni sulla trama, andiamo subito al dunque: la realizzazione formale/estetica, ciò che veramente mi ha esaltato di questo film.
Da precisare che il film è stato girato completamente di fronte ad un fondo blu, pertanto tutto ciò che vediamo, al di fuori dei protagonisti, è realizzato in computer grafica. Chi si è dedicato alla realizzazione dei fondali e alle animazioni di essi è un vero artista: panorami sterminati, colori intensi, effetti di ogni tipo, permettono una straordinaria evoluzione rispetto a quanto visto in Sin City. Nel film appena citato l’effetto ricercato e ottenuto era quello di avere un vero e proprio fumetto animato. In 300 abbiamo dei quadri, delle tele che prendono vita di fronte ai nostri occhi, lasciando in alcuni casi davvero a bocca aperta.
Tralasciando le scene di lotta, basti citare due momenti del film che mi hanno particolarmente colpito: la danza cerimoniale in occasione della richiesta da parte di Leonida del vaticinio dell’oracolo, realizzata con una commistione di fumi e veli che si muovono in perfetta armonia con la coreografia realizzata e con le musiche; il naufragio di alcune navi persiane di fronte alle coste greche in una notte di tempesta…assolutamente evocativa.
L’uso delle luci, delle inquadrature, dei colori, tutto ha la sua parte nel creare dei quadri dallo sconvolgente potere emozionale. Per altro, a mio parere questa pellicola è una dimostrazione di come si dovrebbe intendere il cinema, ovvero affidando il racconto alle immagini più che ai dialoghi. E proprio sulla parte sonora del film si potrebbero fare gli unici appunti non superlativi: posta la grandiosità delle musiche, l’epicità e la “coattanza” delle battute, a volte la voce narrante diventa quasi superflua ed eccessivamente descrittiva. In sé è una scelta comprensibile, dato che esprime il racconto che dell’impresa venne fatto a chi non poté assistervi di persona, ma di fatto noi stiamo assistendo, per cui…
Ho parlato della “coattanza” (scusate il neologismo!) delle battute; queste sono niente in confronto alla caratterizzazione generale degli Spartani, eroi di una potenza, consapevolezza, arroganza, violenza, “coattanza” appunto, tali che il miglior Vin Diesel scompare di fronte ad uno qualunque di loro, figuriamoci di fronte a Leonida. Il re spartano, al di là dei momenti in cui si sottolinea la sua costanza nel difendere e seguire i valori di Sparta e la sua umanità nei confronti della moglie (per altro personaggio più rilevante di quanto si potrebbe credere), del figlio e dei suoi soldati, è rappresentato in maniera tale da essere la quint’essenza del superomismo, del machismo, ma anche del titanismo di chi affronta in piena consapevolezza il proprio destino, è il vero eroe epico, un semidio contro il quale nulla può colui che davvero si crede un dio in terra, ovvero il sovrano persiano Serse, rappresentato invece con fattezze androgine e forte di un potere ottenuto non con il rispetto, ma con il terrore.
Non mi viene in mente alcun personaggio nella storia del cinema che sia stato rappresentato in maniera tanto stereotipata eppure al contempo tanto efficace come il re spartano in questo film.
Il Leonida di 300 è L’EROE, ma non del tipo “cavaliere bianco”: Leonida, tanto è giusto e misurato con i propri concittadini, tanto è crudele e spietato con i nemici, strafottente, incurante di qualsiasi cosa non sia l’abbattimento del nemico. Eppure questa rappresentazione “oscura” ha un fascino irresistibile, è assolutamente esaltante, anche e soprattutto a causa di come la resa visiva asseconda tale impostazione del personaggio.
300 è l’assolutezza del cinema come intrattenimento, le ascendenze fumettistiche sono evidenti e, per chi apprezza le nuvole parlanti, sono un motivo di gradimento in più. Probabilmente a persone più interessate ai contenuti impegnati (posto che anche in 300, come dimostra Guido Brescia, si possono trovare molteplici temi di discussione), impressionabili o semplicemente non attratte da questo genere di film, 300 non piacerà quanto al sottoscritto, ma personalmente ribadisco il plauso reso in apertura e confermo la validità di un’impostazione fuori dai canoni classici eppure efficacissima.
 

 

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