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Ed eccoci alla recensione del nuovo kolossal
di Mel Gibson che, ma chi l’avrebbe mai detto?, ha visto la propria uscita
anticipata da fior di polemiche, critiche, ostracismi e chi più ne ha più ne
metta. Apprestandosi alla visione di questa opera, descritta come la quinta
essenza della violenza, caratterizzata dallo scorrere di sangue a fiumi,
morti violente, sacrifici umani, il vostro temerario inviato nel mondo di
celluloide era, lo ammetto, un tantino perplesso e preoccupato, non sapendo
esattamente per quale percentuale della proiezione avrebbe dovuto
distogliere lo sguardo…
Viene da sé che se vi sto scrivendo sono sopravvissuto alla visione e tutto
sommato sono quasi deluso…Intendiamoci: il sangue c’è e parecchio, le
decapitazioni, le morti violente e gli organi interni in libera uscita pure,
però il tasso di violenza di questo “Apocalypto” non mi è sembrato affatto
superiore a quello di “Braveheart” o di “The Passion”, tanto per rimanere in
ambito Gibsoniano. Appurato questo punto cruciale, andiamo oltre.
La storia narra fondamentalmente le vicende di Zampa di Giaguaro, abitante
delle foreste messicane cui viene raso al suolo il villaggio e fatta schiava
la tribù dai rappresentanti di una tribù decisamente più ampia, la cui
classe dirigente ha necessità di sacrifici umani per placare gli dei ed
ottenere la fine di una malattia che grava sulla popolazione. Il nostro eroe
fa appena in tempo a nascondere la sua famiglia in un pozzo prima di venir
catturato e portato nella capitale.
Da qui comincerà la sua epopea, la sua disperata ribellione, la sua fuga e
il tentativo di salvare moglie, primogenito e nascituro da un fatale
destino. Insomma, la solita storia, se mi è concesso dirlo.
Passiamo a vedere quali sono i punti forti di questo film: sicuramente la
fotografia. E qui so già che direte: “ andiamo bene, se fra i lati positivi
si parte dalla fotografia…”…Aspettate. Il fatto è che è davvero superba,
regala dei bellissimi scorci su paesaggi ancora più belli, è evocativa, ecc.
ecc., insomma davvero notevole.
La regia di Gibson sembra una specie di “medley”, o “greatest hits” se
preferite, di quello che il buon Mel ci ha fatto vedere nelle sue precedenti
opere, con l’aggiunta di citazioni evidenti da altri film, fra i quali
“L’ultimo dei Mohicani”, “Il fuggitivo”, “Mission Impossibile” e secondo il
sottoscritto, e vi sfido a dirmi in che scena, “Jurassic Park”. Il risultato
è un bel film d’intrattenimento, fatto bene (malgrado l’evidente uso di
animali imbalsamati per le scene in cui gli stessi vengono uccisi…perché non
usare un po’ di computer grafica?), che spero non avesse pretese di maggiore
profondità (dato che ce n’è di più in “Giù per il tubo”), ma che ottiene il
risultato di prenderti 3 ore senza farti annoiare, il che non è male in
fondo…
La ricostruzione del mondo Maya, mi dicono dalla regia, è meglio non
commentarla, perché pare sia nella migliore delle ipotesi faziosa e
imprecisa, però esteticamente è piacevole, con tutti i costumi dell’antica
popolazione ben resi, le tipologie fisiche rispettate…Insomma l’impegno c’è
almeno sul piano della resa scenica e il sottoscritto l’ha apprezzato.
La scelta di utilizzare la lingua locale è superflua e imprecisa (l’idioma
utilizzato è sì quello degli indigeni messicani, ma di oggi, un po’ come se
si usasse l’italiano in un film sull’antica Roma…), ma almeno non incide
eccessivamente sulla fruibilità della pellicola, anche perché di dialoghi ce
n’è pochi.
I personaggi sono tutti piuttosto interessanti, benché abbastanza
stereotipati, e fanno tutti una discreta figura sullo schermo, anche se
lascia un po’ perplessi la vaga somiglianza del protagonista con Ronaldinho…
Nel complesso insomma è un film che si lascia guardare anche volentieri, che
non aggiunge niente alla storia del cinema, ma che intrattiene
piacevolmente, a patto però, come detto, di non volerci trovare significati
reconditi che davvero non ci sono.
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