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Periodico dell'Associazione Culturale


RUBRICHE - SILENZIO IN SALA  
Thank You for smoking
 
 
di Roberto Semprebene
 
29 settembre 2006
 

Jason Reitman dirige una commedia brillante su un tema spinoso come quello delle lobby dei cosiddetti MDM (Mercanti di Morte, fra i quali è possibile annoverare produttori di alcool, armi, sigarette e, in seconda istanza, cibo spazzatura, bioingegneria, nucleare, ecc…), affrontando il tema da una prospettiva insolita ed efficace.
L'argomento si confà più alla realtà americana che a quella italiana, ma risulta davvero interessante e capace di far filtrare informazioni e notizie attraverso un impianto che è quanto di più lontano dal documentario si possa immaginare: un po' come succedeva in "Lord of war" con Nicholas Cage, ma con tante differenze e risultati decisamente migliori su tutti i fronti.
Il protagonista di quanto avviene sullo schermo è Nick Naylor, portavoce delle compagnie del tabacco riunite nell' "Accademia degli Studi sul Tabacco", il cui compito consiste fondamentalmente nel prendere insulti a destra e a manca, rispondendo con savoir faire e tentando di smontare con argomenti piuttosto sofistici le accuse rivolte alle compagnie che rappresenta.
A dare corpo al nostro lobbysta è un buon Aaron Eckhart, che risulta efficace nell'impersonare le molteplici sfaccettature di un uomo che si barcamena fra un lavoro particolare e una vita familiare piuttosto complessa, che lo vede impegnato nella ricostruzione del rapporto con il figlio, affidato alla madre dopo la separazione.
La carriera di Naylor è costellata di travolgenti successi, ma arriva ad una svolta determinante nel momento in cui il senatore Ortolan Finistirre, principale avversario dei produttori di tabacco al Congresso, decide di impegnarsi per far passare l'adozione di un nuovo, agghiacciante simbolo di morte sui pacchetti di sigarette… In che modo si può, non soltanto impedire che questo avvenga, ma far anche sì che le sigarette abbiano un rilancio che riduca i danni già subiti dai produttori a causa delle politiche adottate dall'amministrazione americana?
In una serie di situazioni affrontate sempre con ironia e dialoghi simpatici (a volte anche brillanti), ci faremo un'idea "stilizzata", per così dire, di come funzionino i rapporti fra i poteri forti, la politica e i media nel momento in cui un efficiente lobbysta si mette in moto.
Su questo, che è il tema portante del film, si innestano una serie di interessanti considerazioni e valutazioni sul valore di una comunicazione efficace; un accenno ai concetti di relativismo e di libertà, che in alcuni contesti sono strumentalizzati, ma che in altri diventano spunti di riflessione critica e di ragionamento personale; uno sguardo alternativo al rapporto genitori – figli e alle responsabilità che comporta; una spassosa e grottesca rappresentazione degli incontri fra i rappresentanti dei sopra-citati MDM; una critica alle modalità di reperimento e costruzione delle notizie da parte dei media.
Questo film adotta un linguaggio originale: è interessante ad esempio l'uso della voce narrante (che è quella del protagonista) coadiuvata da scritte in sovrimpressione e da un montaggio che dà al racconto un ritmo piacevole e dinamico.
Oltre al protagonista sono da citare il sempre grande Robert Duvall, Maria Bello, Cameron Bright (l'inquietante ragazzino di "Io sono Sean"), Adam Brody, William H. Macy e, in negativo, la pressoché inutile Katie Holmes, non adatta alla parte che, seppur marginale, riesce ad interpretare in maniera frustrante e clamorosamente poco credibile (qualunque cosa debba fare ne viene sempre fuori Joey Potter…).
Tirando le somme: una commedia intelligente, che sa far riflettere su temi importanti rimanendo su un giusto equilibrio di ironia, cinismo e attenzione ai valori, evitando il grande rischio di risultare ipocrita o retorica.






 



 

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