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Jason Reitman dirige una commedia brillante
su un tema spinoso come quello delle lobby dei cosiddetti MDM (Mercanti di
Morte, fra i quali è possibile annoverare produttori di alcool, armi,
sigarette e, in seconda istanza, cibo spazzatura, bioingegneria, nucleare,
ecc…), affrontando il tema da una prospettiva insolita ed efficace.
L'argomento si confà più alla realtà americana che a quella italiana, ma
risulta davvero interessante e capace di far filtrare informazioni e notizie
attraverso un impianto che è quanto di più lontano dal documentario si possa
immaginare: un po' come succedeva in "Lord of war" con Nicholas Cage, ma con
tante differenze e risultati decisamente migliori su tutti i fronti.
Il protagonista di quanto avviene sullo schermo è Nick Naylor, portavoce
delle compagnie del tabacco riunite nell' "Accademia degli Studi sul
Tabacco", il cui compito consiste fondamentalmente nel prendere insulti a
destra e a manca, rispondendo con savoir faire e tentando di smontare con
argomenti piuttosto sofistici le accuse rivolte alle compagnie che
rappresenta.
A dare corpo al nostro lobbysta è un buon Aaron Eckhart, che risulta
efficace nell'impersonare le molteplici sfaccettature di un uomo che si
barcamena fra un lavoro particolare e una vita familiare piuttosto
complessa, che lo vede impegnato nella ricostruzione del rapporto con il
figlio, affidato alla madre dopo la separazione.
La carriera di Naylor è costellata di travolgenti successi, ma arriva ad una
svolta determinante nel momento in cui il senatore Ortolan Finistirre,
principale avversario dei produttori di tabacco al Congresso, decide di
impegnarsi per far passare l'adozione di un nuovo, agghiacciante simbolo di
morte sui pacchetti di sigarette… In che modo si può, non soltanto impedire
che questo avvenga, ma far anche sì che le sigarette abbiano un rilancio che
riduca i danni già subiti dai produttori a causa delle politiche adottate
dall'amministrazione americana?
In una serie di situazioni affrontate sempre con ironia e dialoghi simpatici
(a volte anche brillanti), ci faremo un'idea "stilizzata", per così dire, di
come funzionino i rapporti fra i poteri forti, la politica e i media nel
momento in cui un efficiente lobbysta si mette in moto.
Su questo, che è il tema portante del film, si innestano una serie di
interessanti considerazioni e valutazioni sul valore di una comunicazione
efficace; un accenno ai concetti di relativismo e di libertà, che in alcuni
contesti sono strumentalizzati, ma che in altri diventano spunti di
riflessione critica e di ragionamento personale; uno sguardo alternativo al
rapporto genitori – figli e alle responsabilità che comporta; una spassosa e
grottesca rappresentazione degli incontri fra i rappresentanti dei
sopra-citati MDM; una critica alle modalità di reperimento e costruzione
delle notizie da parte dei media.
Questo film adotta un linguaggio originale: è interessante ad esempio l'uso
della voce narrante (che è quella del protagonista) coadiuvata da scritte in
sovrimpressione e da un montaggio che dà al racconto un ritmo piacevole e
dinamico.
Oltre al protagonista sono da citare il sempre grande Robert Duvall, Maria
Bello, Cameron Bright (l'inquietante ragazzino di "Io sono Sean"), Adam
Brody, William H. Macy e, in negativo, la pressoché inutile Katie Holmes,
non adatta alla parte che, seppur marginale, riesce ad interpretare in
maniera frustrante e clamorosamente poco credibile (qualunque cosa debba
fare ne viene sempre fuori Joey Potter…).
Tirando le somme: una commedia intelligente, che sa far riflettere su temi
importanti rimanendo su un giusto equilibrio di ironia, cinismo e attenzione
ai valori, evitando il grande rischio di risultare ipocrita o retorica.
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