LiberaMente come Home Page    -    Il banner di LiberaMente    -    Aggiungi ai preferiti
Periodico dell'Associazione Culturale


RUBRICHE - SILENZIO IN SALA  
Il codice Da Vinci: la scommessa di Ron Howard
 
 
di Marianna Savarese
 
6 giugno 2006
 

Grande scommessa quella di Ron Howard.
Ha puntato su un cavallo vincente come si direbbe parlando per luoghi comuni. Ha puntato tutto infatti su un libro al centro di lodi e critiche, sostenitore di tesi osteggiate dai cattolici più ferventi, che pure ha venduto milioni di copie. Il Codice da Vinci,appunto.
E il successo doveva essere assicurato.
Eppure stando alle parole degli esperti dopo una settimana dalla prima proiezione dell'attesissimo film: nulla di che.
I cuori prima pulsanti al ritmo incalzante delle vicende narrate dall'abile Dan Brown sembrano essere strati anestetizzati di fronte alla versione cinematografica del libro.
Ma in cosa sono state disattese le aspettative di milioni di lettori esattamente?
Le scene viste sullo schermo non sono forse la copia perfetta di quello che è passato a tutti noi per la testa quando, tra una pagina e l'altra del libro, socchiudevamo gli occhi per estraniarci dal luogo in cui fisicamente eravamo e vedere ciò che leggevamo?
Non è forse questo quello che almeno anche una sola sequenza del film ci ha fatto pensare?
Non vorrei osare tanto nel dire che probabilmente proprio questo effetto "dejà vu" ha minato l'impatto emozionale delle scene sui suoi spettatori , però può essere stata una delle cause della sua costante monotonia.
Perché questa è la parola esatta : monotonia.
Niente pathos, niente crescendo d' emozioni, nulla di umano insomma che spezzasse la serie continua di eventi che si susseguivano come una filastrocca a tutti nota.
I personaggi sono sopraffatti dalla storia e la loro caratterizzazione è solo accennata. Personaggi bidimensionali in cui sembra mancare introspettiva. Se non fosse per le qualità indiscutibili degli interpreti dei protagonisti, Langdon e Sofie, rispettivamente Tom Hanks e Audrey Tautou, sembra non ci sia connessione tra ciò che loro fanno e il desiderio di farlo. Insomma mi è sembrato solo un film quello che ho visto,non una vicenda emotivamente coinvolgente di quelle che una volta uscito dalla sala continua a vivere intorno per qualche decina di secondi mentre le gambe intorpidite dall'immobilità si riattivano!
Con questo non ho la presunzione di dire che Ron Howard avrebbe dovuto fare diversamente.
La sua era una scommessa appunto, che a mio avviso è stata vinta e non vinta allo stesso tempo. Il film si aggiudica una vittoria economica indiscussa per il numero sa record di biglietti venduti fino ad ora. Ma il successo vero e proprio è un'altra cosa e su quel fronte è stata una disfatta…
Il problema come sempre è l'aspettativa, tanto maggiore è questa tanto maggiore è la probabilità che venga disattesa. E a parte lo squilibrio tra storia e personaggi, credo che considerando il successo del libro nessuna sua versione cinematografica sarebbe stata pienamente apprezzata in quanto non sarebbe mai stata autonomamente giudicata.
Non per questo voglio dire che sarebbe stato meglio non cimentarsi in una impresa simile soprattutto considerando l'enorme successo ottenuto da film tratti da libri negli ultimi anni quali "Harry Potter" e il "Signore degli anelli".
Ron Howard ha scommesso sul successo di Dan Brown perché come è ovvio gli estimatori del "Codice" hanno atteso questo momento con la stessa trepidazione di un bimbo che aspetta il Natale; ma non credo per Dan Brown varrà lo stesso.
Chi ha visto il film senza aver ancora letto il libro non penso ne sia stato stimolato alla lettura!
Caro Ron, non ti abbattere; potrai sempre riprovarci con "Angeli e Demoni" anche se stavolta rischieresti la scomunica!E sempre che Dan Brown te lo conceda…viste le reazioni attuali potrebbe anche averci ripensato!






 



 

Stampa questo articolo  

 

 
  Privacy  -  Disclaimer  -  WebSiteInfo