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Il nuovo film di Marco Bellocchio è un’opera
molto suggestiva, intrigante e ispirata, ma anche difficile, probabilmente
non apprezzabile da tutti, che pone più domande di quante poi ne soddisfi e
aperta a molte interpretazioni.
La parte principale, quella del regista Franco Elica, è affidata ad uno dei
migliori attori italiani, Claudio Castellitto, che dona spessore e
credibilità ad una figura complessa e molto articolata, in parte ispirata
allo stesso Belloccio.
Lo spunto, la storia di base sulla quale si sviluppa la pellicola, è appunto
quella di Franco Elica, un regista che mentre si accinge a girare una nuova
versione dei Promessi Sposi di Manzoni, sente il bisogno (e in parte è
costretto) a rifugiarsi in Sicilia per trovare un po’ di pace e riordinare
le idee. Qui è coinvolto nella realizzazione del film del matrimonio di una
principessa, matrimonio di convenienza stabilito dal padre per sanare i
conti della famiglia. Elica si innamora a prima vista della principessa ed è
da questa ricambiato. Deciderà così di aiutarla a sfuggire ad un destino che
la donna non ha scelto e che non vuole.
Su questa storia di base si inseriscono una serie di episodi minori, che
però hanno tutti un posto abbastanza rilevante in un film che si rivela
essere un insieme di analisi e critiche: dell’Italia come paese di
tradizioni e liturgie, da quelle religiose a quelle dell’innamoramento;
dell’Italia come “paese in cui comandano i morti”, la volontà dei quali ha
la meglio sulle aspirazioni personali e sulla realizzazione di sé; del
cinema italiano e del mondo che gli gravita attorno, corrotto e incapace di
riconoscere i veri talenti e portato a premiare soltanto gli artisti passati
a miglior vita, tanto da spingere uno di essi a fingersi morto pur di
ottenere un David.
Oltre questi aspetti ci sono delle vere e proprie sperimentazioni
artistiche, che sembrano trasporre in immagini i discorsi dei protagonisti,
i loro pensieri, le loro paure e nevrosi. E’ così che il film si sviluppa
attraverso l’espressione dei diversi punti di vista dei protagonisti e degli
altri personaggi, la macchina da presa si fa portavoce delle loro fantasie,
sia che queste consistano nell’immaginare le scene di un filmino ricordo,
sia che queste esprimano la fobia di essere perennemente tenuti
sottocontrollo, sia che si voglia dare l’idea di una notte di stordimento
dovuta ad inseguimenti furtivi e fuochi artificiali… Detto così non risulta
chiarissimo, ma anche la visione del film porta a questa sensazione di
smarrimento, che tuttavia lascia intuire ci sia un senso più profondo e apre
piacevoli e articolati dibattiti post-visione.
Lo stesso finale del film è lasciato aperto e davvero tante possono essere
le interpretazioni da dare. Non essendocene una ufficiale, penso di non
rovinare la visione a nessuno lanciandone sul tavolo un paio, frutto della
discussione di cui sopra, fatta con un amico: abbiamo detto che Elica
intende girare una nuova versione dei Promessi Sposi, e proprio l’opera
manzoniana è il filo rosso che lo lega alla principessa. Questa infatti era
solita raccontare alla madre malata la storia, ma lei stessa sottolinea che
si divertiva ad aggiungere dettagli o modificare a suo piacere il racconto…
Ipotizzando che le parole della principessa celino la spiegazione del film,
si potrebbe stabilire un parallelo fra il libro e la pellicola e
interpretare dunque quest’ultimo come una versione in cui Lucia alla fine si
innamora dell’Innominato, preferendolo a Renzo. Un’altra interpretazione
nasce dall’analisi del personaggio di Elica: questi è un artista e la figura
dell’artista è ad un certo punto del film definita come quella di qualcuno
che, senza alcun merito, ha avuto il dono di vedere oltre la realtà. Ed
Elica per tutto il film vaga come se vivesse in un mondo tutto suo,
imperscrutabile agli altri personaggi ma non alla principessa, che è a sua
volta una sorta di artista. Il film sarebbe allora il racconto dell’incontro
fra due anime in qualche modo gemelle, che si riconoscono e si amano contro
tutte le convenzioni e le imposizioni di una società sclerotica e incapace
di affrancarsi da quel “dominio dei morti” di cui sopra. Tante altre sono le
possibili riflessioni e tante ancora ce ne sarebbero da fare anche sugli
episodi minori, ma, come sembra essere la volontà del regista, che ognuno
tragga liberamente le proprie conclusioni.
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