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Periodico dell'Associazione Culturale


RUBRICHE - SILENZIO IN SALA  
Il regista di matrimoni
 
 
di Roberto Semprebene
r.semprebene@liberamenteonline.org
3 maggio 2006
 

Il nuovo film di Marco Bellocchio è un’opera molto suggestiva, intrigante e ispirata, ma anche difficile, probabilmente non apprezzabile da tutti, che pone più domande di quante poi ne soddisfi e aperta a molte interpretazioni.
La parte principale, quella del regista Franco Elica, è affidata ad uno dei migliori attori italiani, Claudio Castellitto, che dona spessore e credibilità ad una figura complessa e molto articolata, in parte ispirata allo stesso Belloccio.
Lo spunto, la storia di base sulla quale si sviluppa la pellicola, è appunto quella di Franco Elica, un regista che mentre si accinge a girare una nuova versione dei Promessi Sposi di Manzoni, sente il bisogno (e in parte è costretto) a rifugiarsi in Sicilia per trovare un po’ di pace e riordinare le idee. Qui è coinvolto nella realizzazione del film del matrimonio di una principessa, matrimonio di convenienza stabilito dal padre per sanare i conti della famiglia. Elica si innamora a prima vista della principessa ed è da questa ricambiato. Deciderà così di aiutarla a sfuggire ad un destino che la donna non ha scelto e che non vuole.
Su questa storia di base si inseriscono una serie di episodi minori, che però hanno tutti un posto abbastanza rilevante in un film che si rivela essere un insieme di analisi e critiche: dell’Italia come paese di tradizioni e liturgie, da quelle religiose a quelle dell’innamoramento; dell’Italia come “paese in cui comandano i morti”, la volontà dei quali ha la meglio sulle aspirazioni personali e sulla realizzazione di sé; del cinema italiano e del mondo che gli gravita attorno, corrotto e incapace di riconoscere i veri talenti e portato a premiare soltanto gli artisti passati a miglior vita, tanto da spingere uno di essi a fingersi morto pur di ottenere un David.
Oltre questi aspetti ci sono delle vere e proprie sperimentazioni artistiche, che sembrano trasporre in immagini i discorsi dei protagonisti, i loro pensieri, le loro paure e nevrosi. E’ così che il film si sviluppa attraverso l’espressione dei diversi punti di vista dei protagonisti e degli altri personaggi, la macchina da presa si fa portavoce delle loro fantasie, sia che queste consistano nell’immaginare le scene di un filmino ricordo, sia che queste esprimano la fobia di essere perennemente tenuti sottocontrollo, sia che si voglia dare l’idea di una notte di stordimento dovuta ad inseguimenti furtivi e fuochi artificiali… Detto così non risulta chiarissimo, ma anche la visione del film porta a questa sensazione di smarrimento, che tuttavia lascia intuire ci sia un senso più profondo e apre piacevoli e articolati dibattiti post-visione.
Lo stesso finale del film è lasciato aperto e davvero tante possono essere le interpretazioni da dare. Non essendocene una ufficiale, penso di non rovinare la visione a nessuno lanciandone sul tavolo un paio, frutto della discussione di cui sopra, fatta con un amico: abbiamo detto che Elica intende girare una nuova versione dei Promessi Sposi, e proprio l’opera manzoniana è il filo rosso che lo lega alla principessa. Questa infatti era solita raccontare alla madre malata la storia, ma lei stessa sottolinea che si divertiva ad aggiungere dettagli o modificare a suo piacere il racconto… Ipotizzando che le parole della principessa celino la spiegazione del film, si potrebbe stabilire un parallelo fra il libro e la pellicola e interpretare dunque quest’ultimo come una versione in cui Lucia alla fine si innamora dell’Innominato, preferendolo a Renzo. Un’altra interpretazione nasce dall’analisi del personaggio di Elica: questi è un artista e la figura dell’artista è ad un certo punto del film definita come quella di qualcuno che, senza alcun merito, ha avuto il dono di vedere oltre la realtà. Ed Elica per tutto il film vaga come se vivesse in un mondo tutto suo, imperscrutabile agli altri personaggi ma non alla principessa, che è a sua volta una sorta di artista. Il film sarebbe allora il racconto dell’incontro fra due anime in qualche modo gemelle, che si riconoscono e si amano contro tutte le convenzioni e le imposizioni di una società sclerotica e incapace di affrancarsi da quel “dominio dei morti” di cui sopra. Tante altre sono le possibili riflessioni e tante ancora ce ne sarebbero da fare anche sugli episodi minori, ma, come sembra essere la volontà del regista, che ognuno tragga liberamente le proprie conclusioni.


 



 

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