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Penelope Cruz torna alle origini, andando a
fare da interprete principale nel nuovo film di Pedro Almodovar, e il suo
ritorno è di quelli che non passano inosservati, vuoi perché si tratta di
un' attrice che è difficile non notare, vuoi perché davvero intensa nella
parte che il regista spagnolo ha voluto fosse sua.
Raimunda, il personaggio interpretato dalla Cruz, è una giovane madre
lavoratrice che si divide fra il lavoro, la casa e i parenti e amici che
abitano fra Madrid e La Mancha, il luogo in cui è nata e ha vissuto la
propria infanzia e adolescenza. E' in questo paese che vive la vecchia zia
Paula, donna malata e non nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali,
che sostiene di essere aiutata nella vita di tutti i giorni dalla sorella
Irene, madre di Raimunda. La cosa è però decisamente improbabile, dato che
la donna è morta da tempo in un incendio. Malgrado questo, quanto sostenuto
dall'anziana donna trova fertile terreno nella superstizione e nelle
tradizioni fortemente sentite dalle persone del luogo, che non vedono nulla
di straordinario nel fatto che i cari estinti "ritornino" nel momento del
bisogno…
La situazione che Raimunda vive a Madrid non è d'altro canto più semplice:
oltre al lavoro la donna si deve occupare di una figlia adolescente e di un
marito disoccupato e alcolizzato. Il contesto non è insomma dei più rosei,
ma la donna lo affronta con molta energia e senso pratico, aiutata anche
dalle vicine, dalle conoscenti e dalla simpatica e stravagante sorella
minore Soledad.
Queste sono le premesse per una storia che si sviluppa su una serie di
tragici avvenimenti, dolorosi ricordi e sorprendenti scoperte, che
comprenderanno omicidi, abusi e violenze domestiche, incesti, malattie,
difficili rapporti familiari, parallelismi fra le vite dei personaggi,
funerali e persino resurrezioni…!
Così detto il film può sembrare una storia pesante, al limite del grottesco
e slegata dal criterio di verosimiglianza: in realtà ogni situazione ha la
sua logica spiegazione, i rapporti e le situazioni sono piuttosto
approfonditi e ben studiati e il tocco leggero di Almodovar riesce a
raccontare anche le situazioni più pesanti in maniera delicata, con ironia e
senza risultare superficiale.
Il regista conferma la sua passione per un modo di raccontare la vita al
femminile: anche in questa nuova pellicola i personaggi, salvo eccezioni
marginali, sono tutte donne e le stesse filosofie, modi di affrontare la
vita e i problemi, analizzare le situazioni e trovare soluzioni sono
riconducibili ad una sensibilità tutta al femminile. Ne deriva un film che
lascia molto spazio all'esame dei rapporti personali, particolarmente quelli
tra madre e figlia, avendo Raimunda come fulcro in entrambi i ruoli; i
rapporti di amicizia e di complicità, l'attaccamento alla famiglia, l'amore
e l'affetto che sanno andare anche oltre i torti subiti…
Ampio spazio trovano poi il rapporto con il passato e la tradizione, le
considerazioni sulla morte e sui defunti, il ruolo che questi continuano ad
avere nell'esistenza dei vivi, la malattia, la compassione e il perdono.
Insomma si tratta di un film molto denso, che può dare molti spunti di
riflessione a chi voglia approfondirne le tematiche, ma che risulta anche
estremamente godibile per chi voglia fermarsi alla semplice narrazione della
storia, sapendo offrire, oltre ai momenti più intensi, anche un impianto da
commedia che non manca di fornire momenti di ilarità, particolarmente grazie
ai personaggi della zia Paula e di Soledad.
Partecipando questa pellicola al festival di Cannes, non resterei sorpreso
se per il regista o per l'attrice protagonista si profilasse la possibilità
di ottenere qualche (meritato) riconoscimento: Volver si dimostra infatti
un'opera di buon livello, che riesce nel triplice obiettivo di intrattenere,
interessare e stupire.
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