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Periodico dell'Associazione Culturale


RUBRICHE - SILENZIO IN SALA  
Volver
 
 
di Roberto Semprebene
r.semprebene@liberamenteonline.org
28 maggio 2006
 

Penelope Cruz torna alle origini, andando a fare da interprete principale nel nuovo film di Pedro Almodovar, e il suo ritorno è di quelli che non passano inosservati, vuoi perché si tratta di un' attrice che è difficile non notare, vuoi perché davvero intensa nella parte che il regista spagnolo ha voluto fosse sua.
Raimunda, il personaggio interpretato dalla Cruz, è una giovane madre lavoratrice che si divide fra il lavoro, la casa e i parenti e amici che abitano fra Madrid e La Mancha, il luogo in cui è nata e ha vissuto la propria infanzia e adolescenza. E' in questo paese che vive la vecchia zia Paula, donna malata e non nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, che sostiene di essere aiutata nella vita di tutti i giorni dalla sorella Irene, madre di Raimunda. La cosa è però decisamente improbabile, dato che la donna è morta da tempo in un incendio. Malgrado questo, quanto sostenuto dall'anziana donna trova fertile terreno nella superstizione e nelle tradizioni fortemente sentite dalle persone del luogo, che non vedono nulla di straordinario nel fatto che i cari estinti "ritornino" nel momento del bisogno…
La situazione che Raimunda vive a Madrid non è d'altro canto più semplice: oltre al lavoro la donna si deve occupare di una figlia adolescente e di un marito disoccupato e alcolizzato. Il contesto non è insomma dei più rosei, ma la donna lo affronta con molta energia e senso pratico, aiutata anche dalle vicine, dalle conoscenti e dalla simpatica e stravagante sorella minore Soledad.
Queste sono le premesse per una storia che si sviluppa su una serie di tragici avvenimenti, dolorosi ricordi e sorprendenti scoperte, che comprenderanno omicidi, abusi e violenze domestiche, incesti, malattie, difficili rapporti familiari, parallelismi fra le vite dei personaggi, funerali e persino resurrezioni…!
Così detto il film può sembrare una storia pesante, al limite del grottesco e slegata dal criterio di verosimiglianza: in realtà ogni situazione ha la sua logica spiegazione, i rapporti e le situazioni sono piuttosto approfonditi e ben studiati e il tocco leggero di Almodovar riesce a raccontare anche le situazioni più pesanti in maniera delicata, con ironia e senza risultare superficiale.
Il regista conferma la sua passione per un modo di raccontare la vita al femminile: anche in questa nuova pellicola i personaggi, salvo eccezioni marginali, sono tutte donne e le stesse filosofie, modi di affrontare la vita e i problemi, analizzare le situazioni e trovare soluzioni sono riconducibili ad una sensibilità tutta al femminile. Ne deriva un film che lascia molto spazio all'esame dei rapporti personali, particolarmente quelli tra madre e figlia, avendo Raimunda come fulcro in entrambi i ruoli; i rapporti di amicizia e di complicità, l'attaccamento alla famiglia, l'amore e l'affetto che sanno andare anche oltre i torti subiti…
Ampio spazio trovano poi il rapporto con il passato e la tradizione, le considerazioni sulla morte e sui defunti, il ruolo che questi continuano ad avere nell'esistenza dei vivi, la malattia, la compassione e il perdono.
Insomma si tratta di un film molto denso, che può dare molti spunti di riflessione a chi voglia approfondirne le tematiche, ma che risulta anche estremamente godibile per chi voglia fermarsi alla semplice narrazione della storia, sapendo offrire, oltre ai momenti più intensi, anche un impianto da commedia che non manca di fornire momenti di ilarità, particolarmente grazie ai personaggi della zia Paula e di Soledad.
Partecipando questa pellicola al festival di Cannes, non resterei sorpreso se per il regista o per l'attrice protagonista si profilasse la possibilità di ottenere qualche (meritato) riconoscimento: Volver si dimostra infatti un'opera di buon livello, che riesce nel triplice obiettivo di intrattenere, interessare e stupire.






 



 

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