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Periodico dell'Associazione Culturale


RUBRICHE - SILENZIO IN SALA  
Il codice Da Vinci
 
 
di Roberto Semprebene
 
26 maggio 2006
 

Il film più discusso del recente passato, frutto dell'adattamento di uno dei più grandi fenomeni editoriali moderni, alla luce dei fatti si rivela come un thriller tutt'altro che eclatante, un film che difficilmente resterà, non dico nella storia del cinema, ma anche solo nella memoria degli spettatori.
Intendiamoci, non stiamo parlando di un film "brutto" in assoluto, ma certamente di un opera che non presenta alcun tipo di specificità tale da farla brillare fra proposte molto più interessanti.
Volendo iniziare dalla storia, questa è ovviamente tratta dal romanzo di Dan Brown e adattata per il grande schermo in maniera molto fedele, salvo forse il tentativo di limare un poco le caustiche osservazioni sulla Chiesa Cattolica e, in particolare, sull'Opus Dei. Proprio questa aderenza alla trama del libro si rivela paradossalmente un boomerang per il godimento dell'opera: chi ha già letto il libro rischia fortemente di annoiarsi per buona parte del film, chi il libro non l'ha letto potrebbe invece non afferrare pienamente tutti i passaggi.
Riguardo la trama preferisco non dilungarmi, un po' perché la do per acquisita, un po' perché sono sempre restio a dare anticipazioni quando si tratta di thriller.
Ad ogni modo, sempre riguardo il rapporto fra libro e pellicola, ancora qualche breve considerazione: al di là del contenuto "eretico" e dissacrante, il libro si caratterizza per una costruzione narrativa piacevole e soprattutto, agli occhi del sottoscritto, per le interessanti digressioni sulla storia dell'arte e la descrizione di alcune delle maggiori opere di Leonardo Da Vinci, godibilissime a prescindere dal livello di credibilità che ad esse si voglia attribuire. Nel film gran parte di questo si perde, lo spazio lasciato alla descrizione è risicato e la stessa spiegazione della teoria del complotto della Chiesa a danno del Priorato di Sion e della Verità da questo detenuta è superficiale e banalizzata all'eccesso. Si presume che il clamore (a mio modo di vedere assolutamente ingiustificato) suscitato dalle tesi riportate nel libro sia legato alla "credibile" costruzione delle spiegazioni che il testo fornisce: i tempi e i modi del film impediscono tale "profondità" di lettura e conseguentemente si perde molto del pathos e del fascino della storia.
Paradossalmente dunque, proprio il tentativo di rimanere molto aderenti alla trama del libro diventa un impedimento per la buona riuscita della trasposizione.
Poste tali premesse, bisogna riconoscere a Ron Howard la pregevole fattura del film, abbastanza ricco di inserti, di trovate tecniche interessanti, con l'inserimento di pregevoli effetti speciali che si armonizzano bene con il contesto, una regia che, accettata la tara della sceneggiatura, opera correttamente nella maggior parte delle situazioni. Nota davvero positiva, scusate il gioco di parole, è l'accompagnamento musicale, particolarmente nelle scene finali del film.
Andando a considerare il cast, i nomi presenti in tabellone sono di tutto rispetto: Tom Hanks, Audrey Tautou, Ian McKellen, Paul Bettany, Jean Reno, Alfred Molina… Fra questi i migliori interpreti sono sicuramente Bettany, nella parte del monaco/sicario albino Silas, e McKellen, noto al grande pubblico per ruoli quali Gandalf e Magneto (rispettivamente nella trilogia de "Il Signore degli anelli" e la saga degli "X-man"), che interpreta l'eccentrico e storpio Sir Leigh Teabing.
Deludono un po' gli altri: Tom Hanks non convince pienamente nei panni di Robert Langdon, Audrey Tautou, complice probabilmente il pessimo doppiaggio, è quasi irriconoscibile e a Jean Reno è affidata una parte marginale, per di più da fesso, che non gli da modo di mettersi particolarmente in mostra.
Ho parlato del doppiaggio della Tautou… A riguardo, oltre allo scempio che è stato perpetrato particolarmente a suo danno, c'è da fare un discorso generale per tutti i personaggi che nel film sono francesi: ma perché diamine devono parlare con quello stupidissimo accento?! Dico, i personaggi inglesi sono doppiati senza cadenze particolari, il film è ambientato in larga parte in Francia, è OVVIO che buona parte dei personaggi siano francesi, non c'è bisogno di sottolinearlo in maniera tanto ridicola…! Scusate lo sfogo ma, sommato al fatto che il doppiaggio per questi personaggi è fatto anche male, davvero la cosa mi ha irritato…
A conti fatti insomma un film canonico, un thriller di buona fattura con un solo, enorme merito: quello di aver dimostrato che una campagna di marketing ben studiata può davvero fare la differenza, a prescindere dalla qualità effettiva del prodotto venduto.




 



 

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