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L'esordio alla regia di Kim Rossi Stuart dà
come risultato un bel film, intenso, duro, da alcuni addirittura indicato
come una sorta di ritorno al neo-realismo. Senza avventurarsi in definizioni
e inquadramenti difficili e non strettamente necessari, bisogna riconoscere
la maturità di Rossi Stuart nell'affrontare in maniera non banale la storia
dei rapporti, degli scontri e delle difficoltà di una famiglia disagiata dei
giorni nostri.
Vediamo dunque, raccontati dalla pellicola, alcuni episodi della vita
quotidiana di questa famiglia: le difficoltà economiche, le situazioni
lavorative e scolastiche, i rapporti di amicizia, le prime delusioni
amorose, i successi sportivi e le grandi e piccole decisioni che ognuno di
noi è chiamato a fare nel corso della sua vita, a prescindere dall'età.
L'evolversi degli eventi è raccontato concentrandosi sul punto di vista di
Tommaso, un bambino di undici anni che vive solo con il padre e la sorella
maggiore, mentre sua madre (interpretata dall'ottima Barbora Bobulova),
insoddisfatta della propria vita, insegue relazioni con uomini ricchi,
ricordandosi della propria famiglia solo quando è da questi abbandonata.
Ogni componente della famiglia ha però le sue problematiche: il padre,
interpretato dallo stesso Rossi Stuart, è un uomo lunatico, che passa dalle
grandi dimostrazioni di affetto per i figli a scatti d'ira violenta nei loro
confronti, che tenta di far quadrare i conti della famiglia ma rovina i suoi
rapporti di lavoro a causa di prese di posizione sulle quali non intende mai
tornare indietro, che soffre per il rapporto con la moglie e non sa
decidersi fra l'illusione che questa si dimostri all'altezza delle sue
aspettative e la rassegnazione a chiudere il rapporto; la sorella maggiore è
il personaggio meno indagato, ma si caratterizza per il disperato bisogno di
affetto e della figura di riferimento materna, e alterna appiccicose
dimostrazioni d'amore per il fratellino alle punzecchiature nei suoi
confronti. Proprio Tommaso invece, pur essendo il più piccolo, è il
personaggio più equilibrato e tragicamente maturo del film. La sua giovane
età non gli impedisce di avere una visione chiara di quanto gli accade
intorno, si sforza di adattarsi a contesti difficili, di essere di appoggio
a genitori che si comportano in maniera molto più infantile di lui, di
reprimere le lacrime per una situazione familiare insostenibile per
chiunque. Questi suoi sforzi di essere maturo gli impediscono di vivere
serenamente tutte le situazioni della vita, anche a scuola, dove la sua
timidezza accentua le difficoltà di relazione con i compagni e con la
bambina che gli piace. A tutto ciò si somma l'affetto che prova per il
padre, che lo induce ad assecondarne i desideri, anche quando questi vanno
contro i propri: lui vorrebbe giocare a calcio, ma il padre lo ha iscritto a
nuoto nella convinzione che diventerà un campione…
Il ritorno della madre dopo una delle sue lunghe assenze e la sua pretesa di
tornare a svolgere il proprio ruolo in famiglia sconvolgono ulteriormente le
situazioni dei personaggi, ma portano anche ad un cambiamento degli
atteggiamenti, ad un'esplosione dei conflitti latenti che potrebbe segnare
un'evoluzione costruttiva, soprattutto del personaggio di Tommaso.
Come penso sia evidente, il tema trattato è tutt'altro che leggero, ma la
costruzione della storia e dei dialoghi, se trasmette bene il senso di
tragicità del tutto, non lo fa pesare e ci si trova a seguire con interesse
l'evolversi delle vicende raccontate, sentendosi partecipi soprattutto delle
emozioni del bambino protagonista.
A tal riguardo magistrale è l'interpretazione del piccolo Alessandro Morace,
davvero stupefacente.
All'uscita dalla sala si ha la sensazione di aver visto davvero un bel film,
che lascia sperare per Rossi Stuart un'ottima carriera di regista da
accostare a quella di buon attore che già gli appartiene.
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