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Periodico dell'Associazione Culturale


RUBRICHE - SILENZIO IN SALA  
Anche libero va bene
 
 
di Roberto Semprebene
r.semprebene@liberamenteonline.org
22 maggio 2006
 

L'esordio alla regia di Kim Rossi Stuart dà come risultato un bel film, intenso, duro, da alcuni addirittura indicato come una sorta di ritorno al neo-realismo. Senza avventurarsi in definizioni e inquadramenti difficili e non strettamente necessari, bisogna riconoscere la maturità di Rossi Stuart nell'affrontare in maniera non banale la storia dei rapporti, degli scontri e delle difficoltà di una famiglia disagiata dei giorni nostri.
Vediamo dunque, raccontati dalla pellicola, alcuni episodi della vita quotidiana di questa famiglia: le difficoltà economiche, le situazioni lavorative e scolastiche, i rapporti di amicizia, le prime delusioni amorose, i successi sportivi e le grandi e piccole decisioni che ognuno di noi è chiamato a fare nel corso della sua vita, a prescindere dall'età.
L'evolversi degli eventi è raccontato concentrandosi sul punto di vista di Tommaso, un bambino di undici anni che vive solo con il padre e la sorella maggiore, mentre sua madre (interpretata dall'ottima Barbora Bobulova), insoddisfatta della propria vita, insegue relazioni con uomini ricchi, ricordandosi della propria famiglia solo quando è da questi abbandonata.
Ogni componente della famiglia ha però le sue problematiche: il padre, interpretato dallo stesso Rossi Stuart, è un uomo lunatico, che passa dalle grandi dimostrazioni di affetto per i figli a scatti d'ira violenta nei loro confronti, che tenta di far quadrare i conti della famiglia ma rovina i suoi rapporti di lavoro a causa di prese di posizione sulle quali non intende mai tornare indietro, che soffre per il rapporto con la moglie e non sa decidersi fra l'illusione che questa si dimostri all'altezza delle sue aspettative e la rassegnazione a chiudere il rapporto; la sorella maggiore è il personaggio meno indagato, ma si caratterizza per il disperato bisogno di affetto e della figura di riferimento materna, e alterna appiccicose dimostrazioni d'amore per il fratellino alle punzecchiature nei suoi confronti. Proprio Tommaso invece, pur essendo il più piccolo, è il personaggio più equilibrato e tragicamente maturo del film. La sua giovane età non gli impedisce di avere una visione chiara di quanto gli accade intorno, si sforza di adattarsi a contesti difficili, di essere di appoggio a genitori che si comportano in maniera molto più infantile di lui, di reprimere le lacrime per una situazione familiare insostenibile per chiunque. Questi suoi sforzi di essere maturo gli impediscono di vivere serenamente tutte le situazioni della vita, anche a scuola, dove la sua timidezza accentua le difficoltà di relazione con i compagni e con la bambina che gli piace. A tutto ciò si somma l'affetto che prova per il padre, che lo induce ad assecondarne i desideri, anche quando questi vanno contro i propri: lui vorrebbe giocare a calcio, ma il padre lo ha iscritto a nuoto nella convinzione che diventerà un campione…
Il ritorno della madre dopo una delle sue lunghe assenze e la sua pretesa di tornare a svolgere il proprio ruolo in famiglia sconvolgono ulteriormente le situazioni dei personaggi, ma portano anche ad un cambiamento degli atteggiamenti, ad un'esplosione dei conflitti latenti che potrebbe segnare un'evoluzione costruttiva, soprattutto del personaggio di Tommaso.
Come penso sia evidente, il tema trattato è tutt'altro che leggero, ma la costruzione della storia e dei dialoghi, se trasmette bene il senso di tragicità del tutto, non lo fa pesare e ci si trova a seguire con interesse l'evolversi delle vicende raccontate, sentendosi partecipi soprattutto delle emozioni del bambino protagonista.
A tal riguardo magistrale è l'interpretazione del piccolo Alessandro Morace, davvero stupefacente.
All'uscita dalla sala si ha la sensazione di aver visto davvero un bel film, che lascia sperare per Rossi Stuart un'ottima carriera di regista da accostare a quella di buon attore che già gli appartiene.





 



 

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