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Periodico dell'Associazione Culturale


RUBRICHE - SILENZIO IN SALA  
Factotum
 
 
di Roberto Semprebene
r.semprebene@liberamenteonline.org
16 aprile 2006
 

Se deciderete di andare al cinema per questo film state pronti a veder scorrere quantità spropositate di alcool e ad assistere alla lenta agonia di tonnellate di sigarette, perché sono queste le principali compagnie frequentate dal protagonista di questa pellicola.
La storia di Factotum è tratta dall’omonimo libro di Charles Bukowski, trasposto sullo schermo dalla regia di Bent Hamer.
La storia raccontata non ha propriamente un filo conduttore se non quello tracciato dalle peregrinazioni di Henry Chinaski da un lavoro ad un altro (immagino da qui venga il titolo), passando per una bottiglia di qualsiasi cosa sia disponibile e la compagnia della prima signora disposta ad essere più o meno temporaneamente la compagna del nostro protagonista. In effetti però è l’alcool a stabilire cosa accadrà, dato che i licenziamenti sono ad esso dovuti e allo stesso modo la ricerca di nuovi lavori è resa necessaria dal bisogno di avere i soldi per comprare una nuova bottiglia.
In tutto questo però, Chinaski riesce a trovare l’ispirazione per essere anche uno scrittore e all’occasione un filosofo, le cui considerazioni, spesso esternate come voci fuori campo, risultano interessanti, a volte poetiche per quanto allucinate, a volte ciniche, a volte malinconiche.
A dare consistenza a questo complesso personaggio, che ricorda i protagonisti di molti romanzi della “beat generation” e che è costruito in buona parte sulle vicende realmente accadute all’autore del libro, è un grande Matt Dillon, che dopo la buona prova di “Crash”, si cala con intensità i questo nuovo ruolo.
La storia riesce ad essere anche una cronaca impietosa di un certo modo di essere degli Stati Uniti, con un grande gusto per il “decadente”, e a dare una triste e malinconica interpretazione dei più importanti rapporti umani, dall’amore, che si dimostra essere qualcosa di effimero, alla famiglia, i cui affetti possono resistere alle avversità come scontrarsi e soccombere di fronte alla delusione. Queste righe non spaventino troppo: c’è anche una notevole dose di ironia nelle vicende narrate!
Il film scorre di fatto placidamente e non mancano momenti di grande ilarità, nel complesso quindi si lascia guardare più che volentieri, seppur possa restare il dubbio di cosa davvero si sia visto al termine della pellicola. La risposta che il sottoscritto si è dato è che la narrazione in questione non vuole avere alcun significato, ma semplicemente descrivere lo spaccato di vita di un personaggio fuori dagli schemi, capace di vivere di eccessi, senza un progetto o il raggiungimento di un equilibrio, ma anche di prendere da questa sua situazione l’ispirazione per andare avanti, per trasporre su carta emozioni, considerazioni e voli pindarici, per considerarsi superiore a chi per vivere tranquillamente perde la possibilità di farlo con intensità.

 

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