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Se deciderete di andare al cinema per questo
film state pronti a veder scorrere quantità spropositate di alcool e ad
assistere alla lenta agonia di tonnellate di sigarette, perché sono queste
le principali compagnie frequentate dal protagonista di questa pellicola.
La storia di Factotum è tratta dall’omonimo libro di Charles Bukowski,
trasposto sullo schermo dalla regia di Bent Hamer.
La storia raccontata non ha propriamente un filo conduttore se non quello
tracciato dalle peregrinazioni di Henry Chinaski da un lavoro ad un altro
(immagino da qui venga il titolo), passando per una bottiglia di qualsiasi
cosa sia disponibile e la compagnia della prima signora disposta ad essere
più o meno temporaneamente la compagna del nostro protagonista. In effetti
però è l’alcool a stabilire cosa accadrà, dato che i licenziamenti sono ad
esso dovuti e allo stesso modo la ricerca di nuovi lavori è resa necessaria
dal bisogno di avere i soldi per comprare una nuova bottiglia.
In tutto questo però, Chinaski riesce a trovare l’ispirazione per essere
anche uno scrittore e all’occasione un filosofo, le cui considerazioni,
spesso esternate come voci fuori campo, risultano interessanti, a volte
poetiche per quanto allucinate, a volte ciniche, a volte malinconiche.
A dare consistenza a questo complesso personaggio, che ricorda i
protagonisti di molti romanzi della “beat generation” e che è costruito in
buona parte sulle vicende realmente accadute all’autore del libro, è un
grande Matt Dillon, che dopo la buona prova di “Crash”, si cala con
intensità i questo nuovo ruolo.
La storia riesce ad essere anche una cronaca impietosa di un certo modo di
essere degli Stati Uniti, con un grande gusto per il “decadente”, e a dare
una triste e malinconica interpretazione dei più importanti rapporti umani,
dall’amore, che si dimostra essere qualcosa di effimero, alla famiglia, i
cui affetti possono resistere alle avversità come scontrarsi e soccombere di
fronte alla delusione. Queste righe non spaventino troppo: c’è anche una
notevole dose di ironia nelle vicende narrate!
Il film scorre di fatto placidamente e non mancano momenti di grande
ilarità, nel complesso quindi si lascia guardare più che volentieri, seppur
possa restare il dubbio di cosa davvero si sia visto al termine della
pellicola. La risposta che il sottoscritto si è dato è che la narrazione in
questione non vuole avere alcun significato, ma semplicemente descrivere lo
spaccato di vita di un personaggio fuori dagli schemi, capace di vivere di
eccessi, senza un progetto o il raggiungimento di un equilibrio, ma anche di
prendere da questa sua situazione l’ispirazione per andare avanti, per
trasporre su carta emozioni, considerazioni e voli pindarici, per
considerarsi superiore a chi per vivere tranquillamente perde la possibilità
di farlo con intensità.
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