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Periodico dell'Associazione Culturale


RUBRICHE - SILENZIO IN SALA  
Inside Man
 
 
di Roberto Semprebene
r.semprebene@liberamenteonline.org
10 aprile 2006
 

Spike Lee torna sul grande schermo firmando un gran bel thriller, splendidamente interpretato da Denzel Washington, Clive Owen e Jodie Foster.
Inside Man è un film di grande efficacia, ben costruito, con una storia scritta con molta attenzione e in grado di catalizzare l’interesse dello spettatore dall’inizio alla fine.
La storia si svolge a New York, dove un manipolo di criminali, guidato da un grande Clive Owen, occupa la filiale di una grande banca e prende in ostaggio impiegati e clienti, in quella che appare fin dall’inizio come una rapina studiata con molta attenzione.
Ovviamente non ci vuole molto perché la banca sia circondata dalle forze del NYPD, sotto il comando del capitano Darius (Willem Dafoe). Essendoci in ballo degli ostaggi è ovviamente necessario chiamare un negoziatore e, dato che il migliore è in ferie (per davvero, non è una mia aggiunta!) ecco che Denzel Washington, nei panni del detective Frazier, ha la sua grande occasione per ottenere una promozione.
I rapinatori/sequestratori non appaiono però particolarmente inclini ad avviare trattative e sembrano essere molto interessati ad una cassetta di sicurezza in particolare, una cassetta che è la principale preoccupazione del presidente della banca, che non esiterebbe ad accordarsi con i rapinatori per preservarne la segretezza, affidando la mediazione dell’eventuale accordo all’intermediaria senza scrupoli interpretata da Jodie Foster.
Mi trovo a questo punto in una situazione antipatica, perché, non volendo svelare troppo della trama, preferisco fermarmi qui, lasciando a voi il compito di scoprire quale sarà il ruolo effettivo della Foster, quali sono le vere intenzioni di Clive Owen e se e come Washington risolverà la situazione. L’unica cosa che vi posso dire senza timori è di fare molta attenzione a quello che Owen dice proprio all’inizio del film…
Al di là della storia, questo film è un successo anche sotto tutti gli altri aspetti, regia, montaggio, soluzioni tecniche (in particolare c’è un momento in cui si dà l’idea dello spegnimento delle telecamere “spegnendo” letteralmente lo schermo…Geniale!), accompagnamento musicale, ironia e frecciatine (spettacolare quella contro 50Cent). Oltre a quanto detto fino ad ora è interessante rilevare come Lee riesca anche ad inserire delle riflessioni sulla multietnicità di New York, dove è davvero possibile trovare persone originarie di ogni parte del mondo, i giochi e i riferimenti ironici agli stereotipi razziali/nazionali e dei velati accenni anche al ricordo dell’undici settembre.
L’unico appunto che sarebbe forse possibile muovergli è una certa lentezza nel procedere, ma più che altro è una sorta di distensione del racconto, che è anche una caratteristica del modo di raccontare di Spike Lee, basti pensare a “La 25ora” o a “Malcolm X”, per fare qualche esempio.
Insomma, se non fosse emerso chiaramente in quanto scritto sopra, è un film fortemente consigliato, del quale fra l’altro quasi mi dispiace non poter dire di più, ma se fossi io a leggere queste righe avendo in mente di andarlo a vedere ogni ulteriore approfondimento mi sembrerebbe eccessivo.

 

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