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Periodico dell'Associazione Culturale


RUBRICHE - SILENZIO IN SALA  
Il Caimano
 
 
di Roberto Semprebene
r.semprebene@liberamenteonline.org
30 marzo 2006
 

Parlare di questo film, della sua opportunità e della sua rilevanza politica sembra il passatempo più in voga del momento. A questo punto intendo cimentarmi anch’io, tentando di descriverlo soprattutto come film e permettendomi solo alcune considerazioni che non vogliono essere polemiche o faziose.                                                                                                                            La storia raccontata da “Il Caimano” è sostanzialmente quella di un produttore di b-movies, interpretato dal sempre bravo Silvio Orlando, che si ritrova in uno dei più cupi periodi della sua vita, preso fra la separazione dalla moglie (Margherita Buy) che ama ancora molto e i debiti da saldare con le banche. In questa difficile situazione, abbandonato anche dai collaboratori di una vita, gli si presenta una regista alle prime armi (Jasmine Trinca). La ragazza gli propone di produrre un soggetto largamente ispirato alla vita di Silvio Berlusconi, intitolato, non indovinerete mai, “Il Caimano”. A tale riguardo è secondo me importante fare una considerazione: rispetto all’evolversi delle situazioni che hanno Orlando come protagonista, il soggetto del film che intende produrre è assolutamente indifferente, le scene che riprendono la carriera imprenditoriale e politica di Berlusconi operano su un piano differente rispetto a quello dell’intreccio principale, non hanno di fatto parte nell’economia generale della storia, che si presenta soprattutto come il racconto di una vicenda umana e una rappresentazione impietosa del mondo della produzione cinematografica.   Le scene del film in fieri appaiono invece nella forma dei sogni di Orlando su come il film si presenterà, ma anche così poste sembrano quasi superflue rispetto a quelli che vengono descritti come i “veri” problemi del protagonista. Paradossalmente questa è, secondo me, una pecca del film, perché non lo fa essere una sorta di “documentario militante” alla Michael Moore, criticabile e contestabile, ma almeno dotato di una grande carica, per così dire, euristica, e nemmeno di presentarsi come un film “innocente”, che non si preoccupi cioè di partecipare alla discussione politica. Se è vero che per tutta la durata del film la posizione politica del regista è secondaria e traspare soprattutto attraverso il personaggio di Jasmine Trinca, Moretti  esplicita il proprio pensiero nelle due scene in cui si pone in prima persona davanti alla macchina da presa, in un modo tale da non potersi considerare davvero rilevante, anche perché sembra limitarsi a constatare che quello che per lui è un danno ormai è già stato fatto.                                                                                       Il regista afferma la propria visione dei fatti come se fosse scontata, auto-evidente, il che fa sì che chi concorda con lui e chi invece dissente rimangano sulle proprie posizioni, ma non è con questo film che chi non ha una posizione definita trovi l’illuminazione. In aggiunta, e per concludere questa lunga parentesi, le considerazioni di Moretti in più di una circostanza sembrano negative rispetto alla totalità della società italiana, sia nel tratteggiare i personaggi secondari, sia nelle parole che il potenziale finanziatore straniero (polacco, per la precisione) rivolge ad Orlando rispetto alla nostra “Italietta”.                                                                                                                                               La storia principale diventa anche un mezzo attraverso il quale presentare una serie di situazioni che sono di grande attualità, dalle crisi coniugali ai rapporti con i figli, passando per il tema delle coppie di fatto, le relazioni omosessuali e le valutazioni sulla vita politica italiana, ma soffermandosi, come detto, principalmente sulla gestione della vita privata del protagonista e sullo sconquasso emotivo che si trova a vivere. Nel raccontare tutto questo le trovate e la resa delle situazioni sono in alcune occasioni davvero buone come nel caso della rabbia di Orlando sfogata contro un maglioncino della Buy, o la scenata durante il concerto.                                                                       Il film non è però tutto solo e assolutamente serio, ci sono una serie di situazioni spiritose, particolarmente una in automobile, quando Silvio Orlando realizza qual è la fonte d’ispirazione del soggetto che intende produrre…                                                                                                        Nel complesso il film si lascia guardare ma non stupisce, resteranno probabilmente delusi sia quelli che si aspettavano una presa di posizione forte, sia chi quella presa di posizione l’avrebbe contestata. Quelli che erano solo curiosi di vedere il film rischiano di restare un po’ perplessi di fronte ad un’opera che accenna più che affermare e che non conclude davvero le storie che sui vari livelli racconta.


 

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