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Parlare di questo film,
della sua opportunità e della sua rilevanza politica sembra il passatempo
più in voga del momento. A questo punto intendo cimentarmi anch’io, tentando
di descriverlo soprattutto come film e permettendomi solo alcune
considerazioni che non vogliono essere polemiche o faziose.
La storia raccontata da “Il Caimano” è sostanzialmente quella di un
produttore di b-movies, interpretato dal sempre bravo Silvio Orlando, che si
ritrova in uno dei più cupi periodi della sua vita, preso fra la separazione
dalla moglie (Margherita Buy) che ama ancora molto e i debiti da saldare con
le banche. In questa difficile situazione, abbandonato anche dai
collaboratori di una vita, gli si presenta una regista alle prime armi (Jasmine
Trinca). La ragazza gli propone di produrre un soggetto largamente ispirato
alla vita di Silvio Berlusconi, intitolato, non indovinerete mai, “Il
Caimano”. A tale riguardo è secondo me importante fare una considerazione:
rispetto all’evolversi delle situazioni che hanno Orlando come protagonista,
il soggetto del film che intende produrre è assolutamente indifferente, le
scene che riprendono la carriera imprenditoriale e politica di Berlusconi
operano su un piano differente rispetto a quello dell’intreccio principale,
non hanno di fatto parte nell’economia generale della storia, che si
presenta soprattutto come il racconto di una vicenda umana e una
rappresentazione impietosa del mondo della produzione cinematografica.
Le scene del film in fieri appaiono invece nella forma dei sogni di Orlando
su come il film si presenterà, ma anche così poste sembrano quasi superflue
rispetto a quelli che vengono descritti come i “veri” problemi del
protagonista. Paradossalmente questa è, secondo me, una pecca del film,
perché non lo fa essere una sorta di “documentario militante” alla Michael
Moore, criticabile e contestabile, ma almeno dotato di una grande carica,
per così dire, euristica, e nemmeno di presentarsi come un film “innocente”,
che non si preoccupi cioè di partecipare alla discussione politica. Se è
vero che per tutta la durata del film la posizione politica del regista è
secondaria e traspare soprattutto attraverso il personaggio di Jasmine
Trinca, Moretti esplicita il proprio pensiero nelle due scene in cui si
pone in prima persona davanti alla macchina da presa, in un modo tale da non
potersi considerare davvero rilevante, anche perché sembra limitarsi a
constatare che quello che per lui è un danno ormai è già stato fatto.
Il regista afferma la propria visione dei fatti come se fosse scontata,
auto-evidente, il che fa sì che chi concorda con lui e chi invece dissente
rimangano sulle proprie posizioni, ma non è con questo film che chi non ha
una posizione definita trovi l’illuminazione. In aggiunta, e per concludere
questa lunga parentesi, le considerazioni di Moretti in più di una
circostanza sembrano negative rispetto alla totalità della società italiana,
sia nel tratteggiare i personaggi secondari, sia nelle parole che il
potenziale finanziatore straniero (polacco, per la precisione) rivolge ad
Orlando rispetto alla nostra “Italietta”.
La storia principale diventa anche un mezzo attraverso il quale presentare
una serie di situazioni che sono di grande attualità, dalle crisi coniugali
ai rapporti con i figli, passando per il tema delle coppie di fatto, le
relazioni omosessuali e le valutazioni sulla vita politica italiana, ma
soffermandosi, come detto, principalmente sulla gestione della vita privata
del protagonista e sullo sconquasso emotivo che si trova a vivere. Nel
raccontare tutto questo le trovate e la resa delle situazioni sono in alcune
occasioni davvero buone come nel caso della rabbia di Orlando sfogata contro
un maglioncino della Buy, o la scenata durante il concerto.
Il film non è però tutto solo e assolutamente serio, ci sono una serie di
situazioni spiritose, particolarmente una in automobile, quando Silvio
Orlando realizza qual è la fonte d’ispirazione del soggetto che intende
produrre…
Nel complesso il film si lascia guardare ma non stupisce, resteranno
probabilmente delusi sia quelli che si aspettavano una presa di posizione
forte, sia chi quella presa di posizione l’avrebbe contestata. Quelli che
erano solo curiosi di vedere il film rischiano di restare un po’ perplessi
di fronte ad un’opera che accenna più che affermare e che non conclude
davvero le storie che sui vari livelli racconta.
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