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Periodico dell'Associazione Culturale


RUBRICHE - SILENZIO IN SALA  
The producers - una gaia commedia neonazista
 
 
di Roberto Semprebene
r.semprebene@liberamenteonline.org
27 marzo 2006
 

Prima di parlare di questo film devo fare una doppia precisazione: in primis non sono un fanatico di Mel Brooks, i cui film generalmente mi fanno solo sorridere; in seconda istanza non apprezzo particolarmente i musical… Che ci sono andato a fare? In effetti non sapevo si trattasse di un musical… E anche solo sorridere mi fa piacere!
The Producers, il nuovo film scritto e prodotto da Mel Brooks, girato da Susan Stroman, è un musical che racconta le vicende di Max Bialystock e Leo Bloom, rispettivamente produttore fallito e commercialista-aspirante produttore, impegnati nell’arduo compito di produrre il più colossale fiasco di Broadway. L’idea al fondo di questo bislacco progetto sarebbe quella di chiedere un grosso finanziamento, dichiarare bancarotta e fuggire a Rio col malloppo. Inutile dire che una serie di coincidenze e avvenimenti impediranno la corretta realizzazione di questo arguto piano criminale…
I due protagonisti si incontrano dopo il fallimento di “Funny Boy” musical prodotto da Bialystock e basato su un riadattamento in chiave comica dell’ Amleto di Shakespeare… Da una considerazione estemporanea di Bloom, Bialystock estrapola l’idea che è alla base di quanto avverrà in seguito: fare i soldi alla faccia dei “finanziatori”(le virgolette sono d’obbligo…) e fuggire dopo l’ennesimo fiasco. Dopo gli iniziali tentennamenti di Bloom, inizia la ricerca del peggior soggetto mai scritto e del peggior cast mai reclutato. Le scene dell’incontro con l’autore di “Primavera per Hitler” e del reclutamento del “gaio” regista Roger De Bris sono in assoluto le migliori del film, quelle che anche e soprattutto grazie alla grande interpretazione di Will Ferrell e Roger Bart, rispettivamente l’autore neonazista e il “gaio” assistente del regista, mi hanno fatto maggiormente ridere.
Ad arricchire il cast della necessaria figura della vedette straniera ed eccitante che fila con il produttore pensa un’altissima Uma Thurman, il cui ruolo resta comunque abbastanza secondario.
Il resto del film scorre abbastanza piacevolmente, seppur in alcuni passaggi l’abbia trovato un po’ lento, sono innegabili una grande cura nella realizzazione delle scenografie, delle coreografie e nella scelta delle musiche. Di fatto bisogna riconoscere che in quest’opera metateatrale è ben realizzato sia quanto vediamo come film, sia il musical che viene messo in scena nella finzione: mi è quasi sembrato di aver assistito a due spettacoli in contemporanea, contenuti l’uno nell’altro come succede con le matrioske.
Anche il tema del film è interessante: non c’è soltanto una rilettura in chiave comica del nazismo, il che sarebbe, già di per sé, motivo di interesse e di più approfondita discussione, ma anche una presa in giro dell’intero mondo di Broadway, talmente generalizzata che non può offendere nessuno.
Fra le cose che invece non ho apprezzato, al di là della già espressa sensazione di calo del ritmo in alcuni frangenti, c’è la recitazione di Matthew Broderick, interprete di Leo Bloom, che mi è parsa un po’ esasperata e non sempre convincente.
A conti fatti comunque il giudizio sul film non può essere negativo: immagino che i fan di Mel Brooks lo adoreranno, alcune trovate sono riuscite a prescindere dalla passione per l’autore, il cantato e le musiche sono piacevoli e azzeccate (bella a proposito l’integrazione dei rumori ambientali nei temi musicali, particolarmente nella scena dei commercialisti al lavoro), il che, per un musical, mi sembra più che sufficiente.

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