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Periodico dell'Associazione Culturale


RUBRICHE - SILENZIO IN SALA  
Happy Feet
 
 
di Roberto Semprebene
r.semprebene@liberamenteonline.org
17 Dicembre 2006
 

Un capolavoro di animazione. E’ l’unico modo per definire quest’ ultima fatica della Warner Bros., un film il cui comparto tecnico è ineccepibile, talmente bello da far impallidire “Cars” della Pixar.
I colori, la fluidità delle animazioni, il fotorealismo di animali e paesaggi (le foche e le orche oltre ai pinguini e soprattutto fate caso a ghiaccio e acqua…Sbalorditivi!), tutto è talmente ben realizzato da lasciare stupiti non solo all’inizio, ma durante tutto il film, al punto che io stesso mi sono sorpreso di essere a volte più interessato alla resa grafica che alla storia! Sarebbe però stata una profonda delusione se la qualità di questo prodotto si fossero fermate all’estetica, quindi vediamo come alla Warner hanno provato a raccontare una storia all’altezza dei mezzi messi in gioco. Una comunità di pinguini imperatori vive in una sperduta landa fra i ghiacci dell’Antartide e conduce la propria vita secondo le sue antiche tradizioni, fra le quali quelle del corteggiamento affidato al canto. Dall’unione di due pinguini molto dotati, Memphis e Norma Jean (questi nomi vi sembrano riferimenti a qualcuno? Chissà che non abbiate ragione…!), nasce Mambo, un pinguino molto…particolare… Infatti il pulcino manifesta subito una forte personalità e una spiccata propensione a muovere a ritmo le zampe, lanciandosi in sfrenati tip-tap che lasciano perplessi gli altri membri della comunità…A questo si aggiunga che le capacità canore di Mambo sono paragonabili a quelle della sirena dei pompieri: ne viene fuori un quadro preoccupante per le possibilità di integrazione del povero pulcino dagli occhini azzurri…Come se non bastasse il pinguino crescendo si innamora di Gloria, la migliore giovane cantante della colonia, ma come fare a conquistarla non essendo in grado di trovare la propria “canzone del cuore”? L’aiuto di alcuni nuovi amici conosciuti in una comunità di pinguini di una razza diversa lo aiuta a sopportare la situazione e a tirare avanti ma, dato che nevica sempre sul ghiaccio, il povero Mambo e le sue pratiche “devianti” vengono accusati di essere la causa della carestia che sta portando alla fame la comunità… Costretto ad abbandonare il suo mondo, Mambo decide di scoprire cosa davvero sia successo, convinto che “gli alieni” abbiano una parte nella situazione che si è venuta a creare…E cosa c’entrano gli alieni? Se vi immaginate omini verdi con le antenne in effetti nulla, ma agli occhi dei poveri abitanti dell’Antartide “alieni” sono “quella specie di grandi pinguini rosa e senza piume con gli occhi in posizione frontale” con i quali alcuni hanno avuto occasione di entrare in contatto…
Questo a grandi linee è il filo conduttore della pellicola, sul quale si intrecciano tutte le situazioni che Mambo vivrà, alcune spassose (su tutte in assoluto, quella del canto in playback con l’aiuto del pinguino Ramon…Fantastico!), alcune commoventi, altre “spaventose”, tutte caratterizzate da una cura straordinaria. A tal riguardo è interessante anche l’utilizzo di attori in carne ed ossa per il ruolo degli umani, un po’ come succedeva in “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, ma con risultati consoni ai tempi moderni. La storia è tutto sommato semplice, anche se tocca temi molto attuali: lo scontro generazionale, il rapporto tradizione/modernità, la discriminazione del diverso, l’ecologia, il ruolo messianico e il riscatto della “personalità deviante”, l’importanza dei rapporti sociali (figli/genitori, maschio/femmina, l’amicizia), la capacità di mobilitazione, il coraggio delle proprie idee. In alcuni momenti in verità i passaggi da una situazione all’altra non sono chiarissimi e il deus ex machina finale è un po’ ingenuo, ma si tratta di una favola e, lasciatemelo ripetere ancora, questa fa davvero sognare!
 

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