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Periodico dell'Associazione Culturale


RUBRICHE - SILENZIO IN SALA  
The Departed
 
 
di Roberto Semprebene
 
12 novembre 2006
 

Un gran bel film, questo “The departed”, ma certamente non la migliore opera di Martin Scorsese, considerando che stiamo parlando del regista di “Quei bravi ragazzi”, “Toro scatenato” e “Taxi driver”.
Il genere cui appartiene il film è senza dubbio quello dei “mafia movies” con i quali Scorsese ha conquistato il grande pubblico. In questo caso abbiamo l’intreccio di due destini uguali eppure opposti: quelli di due infiltrati che operano l’uno per la polizia di Boston, l’altro per uno dei maggiori boss della malavita che spadroneggia in città. Compito del primo sarà dunque quello di raccogliere le informazioni necessarie a sgominare l’organizzazione criminale e incastrarne finalmente il padrino, il secondo sarà invece impegnato a fare sì che questi sia sempre un passo avanti alle forze dell’ordine, per continuare a regnare indisturbato sul proprio “feudo”.
Sembrerebbe dunque la tipica lotta tra il bene e il male, cosa che la versione italiana del film evidenzia nel sottotitolo (“il bene e il male”, appunto), ma la realtà si presenta molto più articolata: i tutori dell’ordine non sono dei cavalieri senza macchia proprio come i criminali non sono sempre e necessariamente del tutto malvagi.
Non volendo rivelare troppo della trama non proseguo oltre e passo piuttosto a considerare la prova offerta dai protagonisti del film, che nello specifico sono uno splendido Jack Nicholson, un Leonardo DiCaprio in ottima forma e un buon Matt Damon, che però risulta un poco meno convincente dei primi due. Ad ogni modo, se anche DiCaprio sembra essere diventato, da 3 film a questa parte, l’attore preferito di Scorsese, la parte del leone in questo film e’ sicuramente di Nicholson. L’attore di Shining interpreta il boss Frank Costello con spietata freddezza e grandissimo carisma, come ci si può aspettare solo da un grandissimo interprete.
Oltre ai 3 protagonisti anche gli altri attori contribuiscono validamente al buon andamento della pellicola. Inoltre, un punto di forza non secondario e’ costituito dalle musiche: ottime, ispirate e molto calzanti.
Ma, come era ovvio aspettarsi, il vero valore aggiunto della pellicola sta nella regia: il tocco del maestro e’ evidente dall’inizio alla fine, l’attenzione ai dettagli, la cura dei particolari, rende la visione di questo film piuttosto lungo estremamente piacevole, tutto funziona come un orologio estremamente preciso e forse questo e’ anche il “punto debole” dello svolgersi della trama. A voler infatti trovare un difetto a “The departed” questo è individuabile in un certo meccanicismo della storia: tutti i tasselli combaciano perfettamente, le coincidenze necessarie a portare la trama in una data direzione sono fin troppo puntuali e capita di avere la sensazione che il tutto sia “poco credibile” e prevedibile in alcuni passaggi.
Ad ogni modo “The departed” resta un’ottima produzione, non un capolavoro assoluto, ma certamente una pellicola commerciale di altissimo livello.









 



 

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