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Quella che vede come protagoniste una superba
Meryl Streep e una buona Anne Hathaway è una commedia intelligente e gustosa
che, senza ambire ad essere un capolavoro o a stupire con trovate davvero
sorprendenti, tratta in maniera originale un tema di grande attualità come
quello dell’industria della moda.
In realtà poi, il tema in questione è solo il contesto esasperato nel quale
si propone di riflettere su una spinosa scelta che nella vita ci si può
trovare a dover affrontare: famiglia o carriera?
Quanto si è disposti a rinunciare della propria vita privata per procedere
più speditamente nel percorso della crescita professionale? Una posizione di
prestigio vale la rinuncia alla propria felicità negli altri campi della
vita? E poi, è possibile abbandonare la strada del successo una volta che la
si è intrapresa e che la si percorre da tempo?
Lo spettatore è posto di fronte a queste domande nel seguire le vicende di
Andrea, giovane aspirante giornalista che spera di dare un’accelerata alla
propria carriera spendendo un anno come assistente personale della tirannica
Miranda, direttrice della più blasonata rivista di moda d’America.
Inizialmente Andrea è quanto di più lontano da una “fashion victim” si possa
immaginare, ma il contatto diretto con un mondo che le rivela una serie di
risvolti indubbiamente affascinanti la porta a riconsiderare le proprie
posizioni... A tal riguardo sono interessanti le riflessioni che,
soprattutto per bocca di Miranda e di un riuscitissimo personaggio di nome
Nigel (impersonato da Stanley Tucci), vengono esposte rispetto alla moda: il
fenomeno viene descritto (anche giustamente) come qualcosa di più di un
regno di apparenze e superficialità, se ne sfiora la spiegazione
sociologico/filosofica e si pone l’accento sulla capitale importanza del
settore a livello economico.
Nuovamente poi, i discorsi che emergono per l’industria della moda sono
validi e applicabili a qualsiasi contesto lavorativo: in questo film si
pongono interrogativi in maniera meno retorica di quanto sarebbe potuto
accadere, invitando tutto sommato a riflettere su problemi concreti senza
necessariamente, almeno fino alle sequenze finali, indicare una strada
giusta. Ogni scelta ha i suoi pro e i suoi contro, chi ha intrapreso un dato
percorso è consapevole della propria scelta e sarà proprio Miranda a
evidenziare l’ipocrisia nella quale rischia di cadere Andrea quando si
ritiene “costretta” a fare qualcosa… Certo, non sempre sembra che la scelta
sia davvero possibile, ma a ben guardare questo dipende dalla nostra
propensione a dare un valore maggiore allo status sociale piuttosto che alla
nostra felicità e a valutare quanto impegno e tempo abbiamo già investito in
un progetto, rendendoci conto che a volte è troppo per poter tornare
indietro…
A leggere questo sembrerebbe un film amaro, ma in realtà è tutt’altro, non
tanto e solo perché l’happy ending sia un obbligo delle commedie, ma anche
perché la protagonista ha effettivamente ancora la possibilità di scegliere
cosa vuole fare della propria vita… e poi perché il diavolo non è sempre
così cattivo come lo si dipinge!
Parlando un po’ anche del film in senso stretto, questo è, come detto,
un’ottima commedia, ben interpretata da tutti gli attori, con dei buoni
dialoghi, spunti divertenti, una regia (affidata a David Frankel) puntuale e
una colonna sonora “alla moda”.
Alla luce di quanto detto sopra, va da sé che la visione di questo film è
consigliata a tutti, in particolare se si va al cinema con un gruppo
eterogeneo di amici, con il quale discuterne a proiezione terminata!
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