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Periodico dell'Associazione Culturale


RUBRICHE - SILENZIO IN SALA  
Uno su due
 
 
di Roberto Semprebene
 
16 ottobre 2006
 

Eugenio Cappuccio presenta alla prima edizione della Festa del Cinema di Roma il suo secondo lungometraggio, che vede come protagonista un Fabio Volo mai così "rattenuto" e cupo, affiancato da un ottimo Ninetto Davoli e una "accessoria" Anita Caprioli.
La storia che Cappuccio ci presenta è piuttosto semplice e lineare, diciamo che è facile capire quale ne sarà l'evoluzione fin dal momento in cui si entra nel vivo e i passaggi che costituiscono le svolte del film sono largamente prevedibili. Questo non vuol dire che la pellicola sia spiacevole da guardare, anzi, si segue piuttosto piacevolmente dall'inizio alla fine, regala qualche momento di partecipazione emotiva e strappa anche qualche sorriso, nel complesso si può quindi dire che riesca nei propri obiettivi.
Senza svelare troppo della trama, possiamo dire che Fabio Volo interpreta con una certa credibilità (anche se a volte la sua recitazione ha dei momenti di calo) la parte di un giovane avvocato molto sicuro di sé, cui la vita sembra riservare solo successi, tanto sul lavoro come nella vita privata. Questo resta vero fino al giorno in cui sviene per strada e conseguentemente ricoverato per accertamenti. Di qui in poi la sua esistenza verrà sconvolta dall'attesa dell'esito delle analisi: nuovi incontri daranno al nostro protagonista prospettive diverse dalle quali valutarsi e le vecchie relazioni, le amicizie e i rapporti più importanti saranno messi alla prova.
La regia di Cappuccio è molto pulita, tendenzialmente forse un po' statica, con un uso quasi smodato di lunghi primi piani, ma impreziosita da alcune soluzioni interessanti (bella ad esempio la scena in cui Volo viene portato di corsa attraverso l'ospedale su un lettino, girata in modo da procedere in diagonale dal basso a sinistra all'alto a destra) e sostenuta da una buona colonna sonora, dei dialoghi piacevoli e dei personaggi simpatici (al di là di quelli già citati, soprattutto "il professore").
In apertura ho definito il personaggio di Volo "rattenuto". Si tratta di una citazione dal film stesso, un'espressione coniata dalla sorella del protagonista per esprimere il proprio rapporto con il fratello, a metà strada fra il "trattenuto" e il "rattrappito", interessante neologismo che in qualche modo vuole essere anche la chiave di lettura dei rapporti sociali canonici nella nostra realtà.
Insomma, tirando le somme di queste considerazioni, il film di Cappuccio non si presenta così particolare o talmente riuscito da poter ambire ad un successo al Festival dove è stato presentato o a sbancare i botteghini dei cinema in cui verrà proiettato, ma è comunque un prodotto piacevole che fa ben sperare per i prossimi lavori del regista di "Volevo solo dormirle addosso".








 



 

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