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| REPORTAGE |
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| Illusioni e debolezze dell'economia
italiana |
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di Alberto Salis
albesalis@yahoo.it |
| 3 Luglio 2006 |
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Vorrei prendere in esame la situazione che si va delineando, da circa un
decennio a questa parte, nel panorama dell'economia italiana: siamo poco
competitivi, gerontocrati, poco aggressivi nei confronti del mercato ma fin
troppo creativi (leggasi truffe e frodi) nei confronti del nostro prossimo.
Fatta eccezione per alcune aree di business cosiddette "di nicchia" nelle
quali, debbo ammettere, si raggiunge l'eccellenza, la gran parte del tessuto
economico del nostro Paese sta andando lentamente alla deriva. Troppo
pessimismo? Proviamo ad andare con ordine.
La nostra realtà industriale è costituita per circa il 94% da imprese con
meno di 50 dipendenti, fenomeno che alcuni economisti definiscono "nanismo
d'impresa". Mi chiedo se ciò sia un vantaggio o meno in relazione alla
competitività che da ciò scaturisce, e la risposta non sembra davvero essere
positiva se penso che ormai ci si muove in un ottica globale derivante dai
vari e progressivi abbattimenti di frontiere, ingressi di nuovi membri nel
WTO, deregulation, servizi on-line e quant'altro.
Pensiamo poi alla telenovela alla quale i più hanno assistito questa estate,
protagonista il risiko bancario che si è venuto man mano configurando. Il
Governatore della Banca d'Italia, figura di spicco che avrebbe dovuto dare
stabilità ai mercati, fiducia agli investitori e garantire la solidità
dell'intero sistema economico, (che in Italia, ribadiamolo, dipende
strettamente dalle banche), mentre gli Spagnoli o gli Olandesi volevano
letteralmente comprarci alzava le barricate del protezionismo meno
lungimirante, affidando le modalità esecutive di questa politica di
resistenza a dei soggetti a dir poco spregiudicati, che momentaneamente
assurgevano al rango di eroi nazionali per poi cadere inesorabilmente nella
polvere delle intercettazioni telefoniche.
Si è gridato allo scandalo, alla violazione della privacy, ma io avrei
gridato "Il bue che dice cornuto all'asino". Ma che fine hanno fatto tutti i
politici coinvolti nelle intercettazioni? Forse aveva proprio ragione
Salomone ad affermare che la giustizia è come una tela di ragno, "l'insetto
piccolo viene intrappolato mentre quello grande rompe la tela e fugge".
Soffermiamoci poi su altri due settori fondamentali per l'economia di
qualsiasi nazione, figuriamoci per un Paese membro del G8: energia e
comunicazioni. Partendo dalla prima vi confesso che non riesco a spiegarmi
la ragione di tanta ostilità riguardo alla più volte ventilata fusione
ENI/ENEL: perchè alcune "correnti di pensiero" pongono un veto
incondizionato su questa operazione? Sono solo i Verdi? Eppure mi pareva che
non godessero di una tale dirompente forza parlamentare. Forse si teme
un'eccessiva concentrazione di potere? Non sarebbe sicuramente un caso
isolato, e contribuirebbe anzi a svincolare l'Italia, seppure parzialmente,
da quel complesso d'inferiorità che le sue grandi imprese hanno nei
confronti dei competitors europei, tutelandosi inoltre in maniera previdente
contro i rischi di un'acquisizione straniera di questo nostro patrimonio.
Soprattutto serve a scongiurare il rischio che il prossimo inverno la
Russia, la Francia, l'Iran e tutti i Paesi che ci vendono energia ci
trattino come sguatteri di bottega. Meglio ancora sarebbe se la nuova Super
Impresa così costituita destinasse l'intera produzione al mercato interno
italiano evitando di venderne circa l'80% all'estero. Ma si sa il mercato
impera, e tutto non si può avere...
Seconda nota dello spartito: le comunicazioni. Molti già sapranno che il
futuro della comunicazione viaggerà sempre più sul filo del sistema V.O.I.P.
(Voice Over Internet Protocol), primo motivo per il quale le compagnie di
telecomunicazioni si stanno orientando nel fornire sempre più contenuti
multimediali tramite il telefono (fisso e mobile) e sempre meno
conversazione, fornendo in tal modo un pacchetto omnicomprensivo ad una
tariffa cosiddetta "flat". La ragione è molto semplice: comunicare non è mai
stato così semplice ed economico come adesso. In un suo recente show
trasmesso dalla rete svizzera TSI, Beppe Grillo compara i costi di una
telefonata tramite rete fissa con quelli di una telefonata fatta tramite
Skype, un software che sfrutta la tecnologia VOIP: con quest'ultima modalità
si risparmia solo il 97% per una chiamata dall'Italia verso...un cellulare
in Australia! Ma vi sembra possibile? Ed è possibile che rivoluzioni di tale
portata debbano essere pubblicizzate da un comico? Ed è mai possibile che l'apparecchietto
cordless per utilizzare tale tecnologia per telefonare anche a chi non ha un
Pc non sia venduto in Italia? Nel resto d'Europa, negli USA e sul web però
sì, chissà come mai...
Altra anomalia dell'universo TLC italiano: siamo l'unico Paese dove si paga
un costo fisso che varia dai 2 ai 10 euro per acquistare le ricariche
pre-pagate dei telefonini. In una recente trasmissione tv su una rete
nazionale sono stati convocati i vertici di tutte le quattro compagnie di
telefonia mobile, e sono stati messi a confronto con una platea di ragazzi
che hanno chiesto perchè ci fosse un tale costo aggiuntivo per le prepagate
destinate al mercato italiano quando nel resto dell'UE tale voce non
esisteva. Le risposte fornite sono state, per così dire, poco convincenti,
in quanto l'argomentazione più logica è stata: "Beh, ma le tariffe in Italia
sono comunque più basse del resto d'Europa, quindi i costi totali si
compensano no?" Bene! Bravo! Quindi mi state praticamente dicendo che invece
di una voce di ricavo incerta, ovvero una tariffa più alta comunque
proporzionale al traffico telefonico effettuato, vi garantite un ricavo
certo sotto forma di commissione fissa a prescindere che io usi o meno
quella scheda: per la serie "tu intanto paga....poi fanne ciò che vuoi, a me
non riguarda."
Per concludere in maniera leggermente provocatoria, mi sovviene che in
passato c'è stato un grande illusionista di nome Houdini, che ha fatto del
depistaggio la sua più grande arte...è lecito dunque chiedersi: l'Italia è
guidata da illusionisti o è composta da illusionisti? Ci stiamo adagiando
sulle illusioni che noi stessi creiamo, ovvero su quelle che ci vengono
trasmesse dalla stampa e dai media? Io sono fiducioso, ma non tanto nella
politica quanto negli italiani.
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