Sono a pagina 240 del libro “L’opera struggente di un formidabile genio” di
Dave Eggers ed è già da un po’ di tempo che rifletto su quello che Dave
(ormai lo tratto come un amico d’infanzia, d’altronde la pensiamo allo
stesso modo) espone in maniera audace ed idealistico-assolutistica. Dave è
uno che vuole scardinare le regole, o, meglio, imporre le regole di una
società giovane e vigorosa al mondo intero; afferrare il mondo come una di
quelle palle di vetro piene di acqua, agitarlo un po’ e vedere che qualcosa
si muove, che la “neve sta cadendo”. Distruggere e ricostruire ogni giorno è
il suo motto. Ed il libro parte seguendo questo imperativo, con una
prefazione piena di considerazioni e dati anomali, tra cui un grafico
sull'orientamento sessuale dell'autore; una pagina di "Regole e suggerimenti
per l'apprezzamento di questo libro"; citazioni testuali di tutte le
"omissioni" compiute sul testo che segue, e le epigrafi eliminate "perché
l'autore non si sente il tipo che usa delle epigrafi".
Io, lungi dall’essere vicino al finale, mi rendo conto di aver già
metabolizzato il succo della questione (d’altronde noi giovani capiamo in
fretta): stiamo vivendo in una società dominata dai vecchi. E utilizzo la
parola “vecchio”, proprio per distinguerlo dal politically correct
“anziano”, perché l’anziano è un soggetto da tutelare, è il nonno che non ho
mai avuto il tempo di conoscere, è la persona che ha sempre da insegnarci
qualcosa (in special modo quando si parla di prima e seconda guerra mondiale
o che magari può tenersi il nipotino quando mamma e papà si vanno a
divertire). Il vecchio corrisponde al “si stava meglio quando si stava
peggio” e a tutti quelli che proprio perché si stava meglio quando si stava
peggio preferiscono tenere tutto immobile e lasciarlo il più vicino
possibile a quel meglio (o quel peggio che dir si voglia).
Confiniamo il discorso all’Italia? Bene.
Partiamo dalla politica (da notare che nessun ragazzo straniero partirebbe
dalla politica, se non qualche francese nostalgico della rivoluzione ed
appassionato del cinema noir e di The Dreamers di Bertolucci o qualche
musulmano integralista, ma forse quest’ultimo non polemizzerebbe ma si
farebbe esplodere punto e basta. E lo so che è carica di pregiudizio la mia
affermazione; cambierebbe qualcosa se dicessi che è un semplice giudizio,
eliminando il suffisso pre?) e dal fatto che degli ultrasessantenni giocano
a fare i leader di due coalizioni, per lo più composte da cinquantenni, che
sono incerti se eleggere un Presidente della Repubblica e del senato più che
ottantenni etc etc. Solo io continuo a scandalizzarmi per il fatto che si
continua a discutere di quote rosa (pensavo che la rivoluzione industriale
fosse finita da un pezzo), quando le uniche quote che davvero farebbero bene
a questo paese sono le quote giovani? Cosa sarebbe se il parlamento si
dovesse comporre per legge dal 50% di under 30-35?
Accantoniamo la politica? Ok.
Economia. America. Napster, Google, movimenti letterari e trend musicali.
Proponiamo di scansare i Rolling Stones, farci spazio tra i colossi
petroliferi e vedere apparire giovani creativi, tenaci, remunerati (qualcosa
di più di uno stage non retribuito), ufficializzati e fortemente tenuti in
considerazione, chiamati a dire la loro nei quotidiani più diffusi e a cui
vengono affidati, carta bianca, importanti show televisivi (immaginare
Muccino grande e Muccino piccolo pronti a spartirsi la torta
cultural-mediatica italiana mi nausea, ma al momento non possiamo
permetterci di escludere nessuno dalla nostra azione).
Faccio parte di una generazione che preferisce perdere l’udito sparandosi in
cuffia del punk assordante, piuttosto che sentire parlare una velina; sono
uno delle centinaia di migliaia di giovani che decide di indossare
costosissimi occhiali da sole firmati, piuttosto che guardare un coetaneo
sputtanarsi in tv a The Club; non mi rassegno all’idea di essere
rappresentato da calciatori straricchi che se la spassano (fossi in loro
farei probabilmente lo stesso, anzi sicuramente, o forse no o comunque non
in quel modo, ma tanto non so tirare un calcio al pallone se non storto e di
piatto, quindi è inutile pensarci), quando la maggior parte dei trentenni
decide di fare lo stesso, di darsi alla “bella vita” rimanendo a carico dei
genitori, terminando a stento gli studi universitari (anzi chi termina gli
studi è una minoranza), all’età in cui un qualunque ragazzo straniero magari
americano (caratterizzarlo lo renderebbe più vero? chiamiamolo John: John
vive nei sobborghi di San Francisco in un appartamento condiviso con una
coppia di lesbiche, di cui una di colore, dove la pizza della settimana
scorsa socializza sotto al divano sfilacciato del soggiorno con gli
scarafaggi che vengono fuori dalle crepe dei muri) ha cambiato 5 lavori
negli ultimi 8 mesi (ok i lavori sono 2 e negli ultimi 10 mesi, e ad uno non
se n’è andato ma lo hanno licenziato), perché ha deciso che la vita va
vissuta e preferisce lavorare per vivere e non vivere per lavorare (non ha
un chiaro obiettivo e per lui fare surf “is, I mean, you know, it rocks,
man!”, ma ciò non toglie che lo ha capito a 30 anni.)
Siamo meglio di così o mi sbaglio? Non voglio dover dimostrare di essere
giovane depilandomi il torace o indossando jeans che iniziano dove finiscono
i miei boxer; non voglio neanche aver bisogno di farmi rispettare solo
indossando giacca e cravatta o leccando il culo a qualche
professore/politico/avvocato (o tutte e tre le cose).
Ci sono ragazze e ragazzi che si danno da fare, nello studio, nel lavoro,
nel sociale, (nel cazzeggio), ma quale traccia lasciano nella società del
nostro belpaese? e poi, andiamo, non esiste al mondo il fatto che una
minoranza positiva, vitale ed ingegnosa rappresenti una maggioranza che
nella pratica è l’opposto, negativa, morta e piatta e priva di ispirazione
(sempre che questi siano i contrari degli aggettivi di cui sopra).
Noi non lo chiediamo per favore, non vogliamo avere il “diritto” di dire e
fare la nostra, nessuno deve autorizzarci a fare niente, (io non lo voglio
il contentino e penso neanche tu); noi dobbiamo conquistarcelo, (e non parlo
di movimenti
no-global-anarco-insurrezionalisti-comunisti-fascisti-menefreghisti-fancazzisti-sottomessi-intellettualoidi)
ma comprendete che è arrivato il momento di rubare la palla (la metafora
calcistica, benché abusata, è necessaria per la comprensione del testo,
anche se ammetto la totale ignoranza in materia calcistica, così come
menzionato sopra, ma in fondo è un’ignoranza che copre anche la materia
“metafore, testo e tecniche letterarie”).
Parlo di ironia, leggerezza, audacia, volontà, determinati verso l’incerto
(siamo pur sempre giovani con limitate esperienze); niente rivoluzioni, né
lotte, il Che e la figa.
Non so come vada a finire il libro che sto leggendo; la soluzione o
semplicemente lo slancio che stiamo aspettando potrà essere la rivista
fondata nella realtà da Dave (Dave prende in giro se stesso e gli altri, li
critica e si critica, fonda una rivista dove nel primo numero si dice una
cosa e nel quinto si dice l’opposta. In fondo siamo o non siamo giovani
virgulti che aprendo le loro menti al mondo cambiano idea e tentano di
aprire il mondo alle loro menti?!); o la creazione di un’associazione
socio-cultural-politica-varie-ed-eventuali, dove saranno iscritti tutti i
giovani italiani (anzi, iscrizione per modo di dire, non vogliamo essere un
sindacato,, basta dare un apporto di tempo ed idee, legare con tutti i
movimenti e le istituzioni, i media e gli eventi che in qualche modo
cerchino di porre la questione alla gente e che facciano salire qualche
scalino in più al giovane di turno) e dove confederandoci con il resto del
mondo ne vedremo delle belle (di certo saranno giovani e speriamo anche
ammiccanti), potremo cominciare da un fluido passaparola assordante più del
concerto di Woodstock; vogliamo urlare al mondo intero che abbiamo voglia di
sussurrare pacatamente la nostra non completa disapprovazione per questa
società, dei suoi metodi e della sua stagnazione, (praticamente degli spray
antimuffa viventi, ora che lo leggo mi rendo conto che l’immagine non è poi
così poetica). Salveremo il bello e combatteremo il brutto. Renderemo la
vita di tutti (vecchi anziani e bambini) più intensa e piacevole (di certo
all’inizio cambierebbe di più la nostra)… Cambieremo i reiterati, abusati,
nauseanti, sterili slogan da campagna elettorale “largo ai giovani” o
“ricambio generazionale” (non so perché, ma mi vengono in mente parole come
Rotari-bocciofila-raiuno-soffitta-prima repubblica-seconda repubblica-mani
in pasta-tv radio corriere-giornale radio-cinemascope-poste italiane-quarto
di vino-dopo lavoro-cannottiera-papillon), in un
semplice/asciutto/assolutamente convinto e convincente “fateci spazio”.
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