Esistono strade d'Europa che aspettano solo un gruppo di amici abbastanza
pazzi e viaggiatori per macinare migliaia di km in macchina, dormire
dove capita in b&b e
tenda, e vagabondare in cerca di atmosfere perdute per regioni un po'
speciali come la Bretagna e l'Irlanda, lasciandosi guidare dalla
Via....
“La Via prosegue senza fine
Lungi dall’uscio dal quale parte.
Ora la via è fuggita avanti,
Devo inseguirla ad ogni costo
Rincorrendola con piedi alati
Sino all’incrocio con una più larga
Dove si uniscono piste e sentieri
E poi dove andrò? Nessuno lo sa.”
(Il canto della Via, da Il Signore degli Anelli)
Musica consigliata per il viaggio: il blues di Van Morrison per le mattinate
assonnate, il rock dei Rapsody per i 150 km all’ora di quando si è in
ritardo a un concerto, i Myrddin e Gabriele Marconi sempre, e ovviamente la
colonna sonora dei film del Signore degli Anelli...
La Bretagna da Broceliande agli Chouan
Breizh ma bro! “La Bretagna è la mia patria!” nella lingua bretone. È
non può essere diversamente dopo aver vissuto un po’ questa terra verde tra
l’Atlantico e la Manica che è Francia ma al tempo stesso è molto di più e di
diverso…
Dallo scalcinato aeroporto a nord di Parigi in cui la Ryan Air ci aveva
fortunosamente scaricato, un buon modo per arrivare in Bretagna è deviare un
po’ verso sud, e percorrere la Loira da Orleans ad Angers. La Valle dei Re
proprio per difendersi dagli irriducibili bretoni è costellata di
inespugnabili quanto maestosi castelli tardo medievali, come quello di
Amboise: ciclopiche mura addossate alla collina ed un’unica rampa d’accesso
sorvegliata da un’alta torre, proprio come il Trombatorrione al Fosso di
Helm. Ma ci sono anche fiabeschi castelli rinascimentali e barocchi con
parchi e giardini, come quello di Chenonceau. Ma forse l’aspetto più gustoso
della regione sono le Caves, le piccole case vinicole artigianali che
producono gli ottimi vini della Loira, da fare invidia ai Vecchi Vigneti del
Decumano Sud. Molte di loro tengono le botti in grotte scavate nelle colline
di tufo che costeggiano il fiume, per mantenerle a temperatura e umidità
costante. Queste grotte durante l’800 erano abitate dai contadini della
regione, e oggi le più ampie, secche e arieggiate, sono state trasformate in
comode case proprio come quella di Bilbo a Hobbiville! Vi consiglio di
percorrere a stomaco pieno la Loira perché ogni paesino ha diverse Caves e
tutte offrono degustazioni gratuite di vino bianco, rosè e rosso, per cui
alla fine di un tour de force cantina-castello-cantina-castello-cantina
stavamo così bene che abbiamo visto i Gargoiles della cattedrale di Blois
volare verso di noi!
Piegando verso nord tappa obbligata è Mont Saint Michel, al confine della
Bretagna. L’isolotto sulla Côtes d’Armor è circondato da distese di sabbia
con la bassa marea, e dalle onde dell’oceano con l’alta. Vedere salire
l’acqua alla velocità di un cavallo al trotto sugli scalini che diventano
moli è molto suggestivo, ma non solo per questo Mont Saint Michel è chiamato
“La meraviglia dell’Occidente”. Avete presente Minas Tirith? È qui. Un primo
cerchio di mura cinge tutto l’isolotto, percorso da merli e torri. La
stretta via dall’unico cancello prosegue tortuosa verso l’alto, tra case di
pietra addossate alla roccia un livello dopo l’altro, intervallate da
alberi, giardini, scale, speroni rocciosi. Nella parte più alta i monaci
hanno costruito una abbazia fortificata che cinge la sommità della rocca di
celle, cripte, scrittoi, mense, foresterie, cappelle, biblioteche, e scale e
archi e passaggi segreti. E sulla sommità un chiostro con giardino per due
lati a picco sull’oceano, una piccola piazza e una Chiesa gotica dai
possenti contrafforti e dagli slanciati archi rampanti, e guglie appuntite e
il campanile con sulla cima la statua dorata di San Michele, l’Angelo con la
Spada. Salire nell’abbazia è come respirare un po’ della spiritualità che ha
ispirato questo luogo, e al tempo stesso sentire la forza e l’arte della
mano dell’uomo che ha plasmato la rocca: per tutta la Guerra dei Cent’Anni
Mont Saint Michel fu l’unica roccaforte francese nel nord del paese mai
espugnata dagli inglesi. Nella sua storia nessun nemico ha mai varcato il
Cancello del Primo Cerchio, proprio come a Minas Tirith.
Dirigendosi poi verso Rennes si entra nel cuore della Bretagna . Compaiono
così i cartelli stradali in doppia lingua, francese e bretone. Quest’ultimo
altro non è che un dialetto celtico molto simile all’irlandese o allo
scozzese, è molto simile anche alla lingua parlata dagli uomini nella Terra
di Mezzo: ad esempio come il nome della cittadina Dol-de-Bretagne significa
“Collina/Rocca di Bretagna”, così nel Bosco Atro Dol-Guldur e a Gondor
Dol-Amroth indicano una collina/rocca delle due regioni.
L’amore e
l’orgoglio per la propria Tradizione sono stati all’origine della rivolta
Vandeana contro i governi rivoluzionari condotta dagli Chouan, dei
contadini in arme così chiamati perché il loro segnale era il richiamo della
civetta, in bretone Chouan appunto. Gli Chouan non hanno
lottato contro l’ideale Libertè-Egalitè-Fraternitè, anzi nel 1789 la
Bretagna fu una delle prime regioni a schierasi per la Rivoluzione. Gli
Chouan dal 1793 hanno lottato contro il divieto dell’uso della loro
lingua bretone. Hanno lottato contro la distruzione e il saccheggio delle
Chiese dove celebravano la messa. Hanno lottato contro le nuove tasse e la
leva obbligatoria necessarie per sostenere la guerra rivoluzionaria in
Europa. Hanno insomma lottato contro la nuova dittatura dei Giacobini per la
loro Libertà e la loro Tradizione, proprio come nel ‘600 i Bonnet Rouges si
erano ribellati all’assolutismo dei re francesi. Se di giorno sentite il
richiamo della civetta nella foresta o nella landa non vi preoccupate, è lo
spirito di uno Chouan che veglia ancora sulla Bretagna.
Nel centro della Bretagna vi è la foresta di Paimpont (nome francese) o
meglio di Broceliande (nome bretone): è la foresta dove secondo la
tradizione vissero, amarono, e compirono eroismi e magie Artù, Merlino,
Morgana e i Cavalieri della Tavola Rotonda. Nella foresta, al borgo di
Trehorenteuc troverete la Taverna di Morgana, e mai nome fu più adatto: una
testa di drago come insegna, arredata con una confusione di oggetti e poster
e murales in stile fantasy-medievale, al bancone un pazzo tatuato di
Triskell e draghi che vi racconterà le più strampalate leggende di Bretagna
fumando dell’ottima Erba Pipa, avventori rudi come veri Nani che bevono
pinte di Cervoise . Presa una specie di camera nel sottotetto della Taverna,
vale la pena di immergersi nell’atmosfera magica dei luoghi. La chiesa del
borgo è diventata nei secoli una specie di santuario del Santo Graal,
raffigurato nelle vetrate e nei dipinti insieme ai Cavalieri della Tavola
Rotonda e, cosa unica penso per una chiesa, insieme ad antichi simboli
pagani come il cervo bianco o addirittura la Triskell raffigurata proprio
sull’altare. Altrettanto magica e molto più bella è l’abbazia trecentesca di
Paimpont: abbiamo avuto la fortuna di ascoltarvi un concerto di arpa celtica
e antiche ballate, irlandesi come Foggy Dew o Jeordie a cui si è ispirata la
canzone di De Andrè, e scozzesi, bretoni, arturiane, ed è stata
un’esperienza veramente unica.
Ma la vera magia è nella foresta in cui sono immersi questi borghi: la
sorgente che ti appare all’improvviso potrebbe essere la fonte dell’eterna
giovinezza, il lago con il castello diroccato essere quello di Viviana ed
Excalibur, quel tumulo di Menhir la tomba in cui Morgana rinchiuse Merlino.
Il modo migliore di vivere il bosco è avventurarvisi a piedi, o meglio
ancora a cavallo. Nel maneggio di Trehorenteuc qualche anno fa erano ancora
abbastanza pazzi da dare a quattro ragazzi mai saliti neanche su un pony dei
cavalli veri, che si staccano dal gruppo se giri le briglie e partono al
trotto se li sproni sui fianchi, e abbiamo cavalcato per l’intero pomeriggio
nella foresta. E quando il tramonto ci ha sorpreso ancora lontani dal
maneggio siamo partiti al galoppo per tornare prima che facesse troppo buio,
volando tra bosco e radure come Gandalf a cavallo di Ombromanto. Durante
l’estate il Centre dell’Imaginarie Arthurien organizza rievocazioni
medievali, concerti, spettacoli di artisti di strada, combattimenti all’arma
bianca, e mille altre cose. A noi è capitata la suggestiva esperienza di
ascoltare, di notte e nelle magnifiche radure del bosco, bravi attori
raccontare le leggende bretoni di fantasmi, sortilegi demoniaci, e
soprattutto “Les Korrigans” che nel folclore bretone sono i folletti e le
fate abitanti del bosco. Quella notte non mi sarei stupito di vedere al
margine del sentiero un folletto che mi offriva una pentola d’oro in cambio
della mia anima .
Correndo verso il golfo di Morbihan sull’Atlantico, a Josselin merita una
visita il castello dei Duchi di Rohan, sì proprio di Rohan, dinastia
fondatrice anche del bellissimo castello di Sucinio. Sul golfo ci aspettava
un’ultima sorpresa: i Megaliti di Carnac. Decine di antiche ed enormi Pietre
di Potere allineate secondo misteriosi disegni, rimaste a sfidare il tempo e
gli uomini. La prima volta che li vedemmo c’eravamo solo noi e il vento, e
ci siamo arrampicati sui dolmen per meglio lanciare incantesimi. La seconda
volta erano tutti recintati e inaccessibili, pieni di turisti bergamaschi,
ed erano spuntate “La creperie del menhir” e “Il Camping del tumulo”. Che
tristezza. Ma se avete la pazienza di vagabondare nei dintorni troverete
ancora qualche dolmen non recintato, vicino al quale fare un falò nella
notte (impresa molto difficile vista la pioggerella continua) e sperare che
le fiamme risveglino lo spettro che abita il tumulo…
Non si vive la Bretagna se non si partecipa a uno dei suoi festival, come il
Festival Interceltique che a Lorient costituisce uno dei più grandi raduni
europei dell’universo celtico, o il Festival de Cornouaille a Quimper. Una
caratteristica di questi festival sono i Fest-Noz. Eredi di antiche
festività pagane, sono balli tipo quadriglie che si svolgono solo al calare
del sole, e coinvolgono tutta la comunità quasi a simboleggiarne l’unione:
al ritmo ora lento ora indiavolato di flauti e arpe si formano gruppi sempre
composti da tot maschi-tot femmine e si balla tutti in cerchio, oppure a
coppie sempre cambianti ci si scambia saluti, schiaffi, baci. Il bello è che
partecipano tutti, a partire dai giovani, e quindi c’è la corsa a piazzarsi
vicino a una bella/o ragazza/o per conoscerla/o…e funziona! Al Festival de
Cornuaille nel 2005 è stata abbinata l’Europeade: il meeting dei gruppi che
in tutta Europa mantengono vivo il folclore popolare con canti, balli,
rievocazioni in costume, musica tradizionale. Era davvero bello vedere
cornamuse Scozzesi, balli Galiziani, cori Abruzzesi, costumi Lituani,
fisarmoniche Bavaresi, tutti mescolati a sfilare nelle strade della città e
a improvvisare esibizioni nelle piazzette. Era la vera Unione Europea,
quella della condivisione senza rinuncia della propria identità culturale,
quella dell’orgogliosa appartenenza alla propria Nazione o alla propria
“Piccola Patria” regionale. E poi la sera tutti nella grande Piazza della
Cattedrale a mangiare bere e ballare quasi gratis, ed era ancora più bello
conoscere ragazzi e soprattutto ragazze ballando al suono di cento strumenti
diversi e brindando a sidro e idromele ! Breizh ma bro!
P.S. Tre ultimi consigli sulla Bretagna. Andateci presto, perché la
modernità incalza e nuove creperie apriranno tra i megaliti di Carnac.
Giratela tutta, perché ogni angolo vale la pena di essere vissuto. E non
tornateci mai più, perché questa terra sarà sempre meno suggestiva e
selvaggia, mentre il suo ricordo colorato dalla fantasia rimarrà per sempre
magico.
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