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Periodico dell'Associazione Culturale


RUBRICHE - QUARTO POTERE  
2006/2007 UN ANNO DI TV – Capitolo I
 
 
di Silvio Nobili
s.nobili@liberamenteonline.org
7 Giugno 2007
 

Chiusi i periodi di garanzia per l’annata 2006/2007, ovvero quei periodi in cui i pubblicitari misurano l’ascolto delle reti, e andati ormai in pensione la maggior parte dei programmi e degli esperimenti per il prossimo anno, è possibile stilare un bilancio per la stagione televisiva appena terminata. Un sostanziale pareggio tra biscione e mamma Rai, e il potere di un outsider come Sky uscito un po’ ridimensionato. Ma procediamo per gradi.

L’altalena degli ascolti.
Gli incassi pubblicitari di Mediaset sono tornati a lievitare, seppur di misura rispetto all’anno precedente. Per una Canale 5 che soffre di una scarsa identità, e quindi di ascolti bassi durante tutta la giornata, una Rete 4 e Italia1 che consolidano e sbaragliano la concorrenza. Raiuno e Raitre mantengono i propri telespettatori (più anziani) incollati allo schermo, mentre Raidue arranca considerevolmente. Il tutto con un canone aumentato, ma con degli introiti pubblicitari diminuiti. Sta di fatto che Fabrizio del Noce, direttore di Raiuno, raggiunge il traguardo del settimo periodo di garanzia consecutivo vinto su Canale 5, mentre Antonio Marano, direttore di Raidue, è sul punto di dover mollare la direzione.
Per la tv a pagamento, Sky è uscita ridimensionata dopo la pubblicazione degli ascolti medi delle reti satellitari. Che tutte insieme rappresentano il 10% del totale, ma che prese singolarmente ottengono da 1 (si, proprio 1) a massimo 150 mila ascoltatori medi per canale.

Sul fronte dei contenuti le novità sono state tante e varie. In linea di massima, il piccolo schermo tricolore ha visto sorgere fenomeni come serie tv cult, splendere fiction italiane consolidate, apparire esperimenti di sit com e varietà, tramontare l’era dei reality di prima e seconda generazione, ovvero fatti da gente qualunque e da vip rinchiusi in ville, case, ranch e tendoni.

Circo, far west, contadini e sposini con le valige pronte.
Qualcuno se ne sarebbe dovuto accorgere prima. Quando il primo dei reality show, ovvero il Grande fratello, alla sua sesta edizione lo scorso anno aveva ottenuto un buon risultato ma aveva lasciato vari punti di share per strada e aveva perso contro una serie come Don Matteo. Oppure quando i Campioni di Italia1 non sono tornati in campo. O quando Maria de Filippi è durata una decina di giorni con Unan1mous. Sta di fatto che il circo di famosi di Barbara D’Urso, molto ben confezionato e con una buona idea alla base, non è riuscito a fare incetta di ascolto. Anzi. Chiuso in anticipo, ha dovuto addirittura scontrarsi con l’isola dei famosi 4, cavallo di razza e uno degli ultimi baluardi di ascolto per la povera Raidue (sorte sempre più o meno infausta sarebbe toccata sempre alla d’Urso con la versione riveduta e corretta de la Fattoria, ovvero 1 2 3 Stalla, che ha vivacchiato fino alla sua chiusura). Prima di Reality Circus, il fallimentare tentativo di Alba Parietti di portare avanti un soporifero e mal scritto Wild west, anch’esso chiuso con anticipo. L’unica vera novità dell’anno è da ascrivere al leggero e scanzonato La pupa e il secchione, su Italia 1 specchio fedele di un’Italia dell’apparire e un po’ ignorante.

Flop al top.
Sarà che i numero zero si fanno in diretta, sarà che non c’è tempo per rodare un prodotto, sarà che le idee cominciano a scarseggiare, ma questo è l’anno che ha visto forse il maggior numero di flop a livello trasversale per genere, orario, canale. C’è stato: l’enorme fiasco di Amadeus con il quiz preserale Formula segreta e quello di Bonolis Fattore C, sostituiti con il Milionario di Scotti; le due ore di Raccontando di Maurizio Costanzo la domenica sera; i vari reality show chiusi anticipatamente; le serie italiane rimaste interminate (soprattutto di Canale 5 come Nati ieri); i recenti varietà di Raiuno Colpo di genio e Apocalypse show, quello di Raidue Votantonio. Unica rete priva di flop e ampiamente sopra i suoi obiettivi di ascolto è Italia 1, che riesce a raggranellare ottime percentuali di share anche con vecchi cartoon, film per teen ager, repliche infinite di vecchie serie tv e anche spostando, ammucchiando e mutilando telefilm ormai cult. Unico neo per quest’anno è stata la serie The Oc, che chiusa alla quarta stagione negli Stati uniti, in Italia, alla terza stagione, non raggiunge più dell’8% di share.
 

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