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Periodico dell'Associazione Culturale


RUBRICHE - QUARTO POTERE  
2006/2007 UN ANNO DI TV – Capitolo II
 
 
di Silvio Nobili
s.nobili@liberamenteonline.org
28 Giugno 2007
 

Telefilm, la lezione americana.
Da quando Mediaset si chiamava Fininvest e Telemilano 58 era la prima Canale 5, i telefilm americani sono stati l’innovazione apportata nella tv italiana. Soap opera, sit-com e drama hanno in principio distinto le reti commerciali da quelle statali (Come non ricordare Dallas, Visitors, Happy days e Twin picks). E sembra che oggi la storia abbia qualcosa da insegnarci. Italia 1 è diventata il terzo canale nazionale, dopo le due ammiraglie Raiuno e Canale 5 (ma a volte prima di quest’ultima) grazie ad azzeccatissimi telefilm d’oltreoceano.
Fenomeno cult indiscusso, Dr House, serie medica giunta alla sua seconda stagione in Italia (la terza negli Usa),è riuscita a catturare un pubblico eterogeneo, attirando l’attenzione dei media sull’intero fenomeno delle serie tv. E’ riuscita a mantenere del tutto invariata la sua percenutale di ascolto (che ha toccato punte del 18%, obiettivo di rete 11/12%) anche durante il Festival di Sanremo, dando poi manforte all’intera rete, che con Grey’s Anatomy, Nip/Tuck, Csi, Ugly Betty, Prison break e moltissimi altri è il faro che illumina menti e cuori dei telespettatori italiani, soprattutto under 40, la letteratura dell’era moderna, come la definisce Aldo Grasso.

Stessa ricetta per Sky e Raidue, ma con risultati opposti. Mentre la prima, che ha acceso nuovi canali dedicati esclusivamente a serie americane, molte in esclusiva, e che seguono di pari passo la trasmissione statunitense, ha ottenuto e ottiene ottimi livelli di ascolto relativi, la seconda viene penalizzata ad ogni loro messa in onda. Come mai vi chiederete? Permettetemi la digressione. Per Raiuno ci sono gli anziani e soprattutto donne, per Raitre uomini adulti. Lo spettatore di Raidue è a metà tra la massaia di Voghera e lo studente teen. La seconda rete pubblica si compone di talk show pomeridiani e Piazze grandi per le casalinghe e serie cult (come Lost, Streghe, Criminal minds, 4400, ER e tra poco Jericho) per i giovani, soprattutto uomini, creando una confusione sulla vera identità della rete e raggiungendo così ascolti a volte irrisori per gli obiettivi di rete, ma a volte irrisori anche se paragonata a Rete4.
Sul fronte sit com sono da apprezzare i tentativi di innovare delle due reti giovani e del satellite. Da quest’ultimo nasce Boris, la prima serie prodotta da Sky che fa un po’ il verso alle soap nostrane; da Italia 1 arrivano Ale e Franz con prove di attoraggio in tempo reale di Buona la prima; e da Raidue Piloti e la serie che parla dei fatti avvenuti il giorno precedente su un treno pendolari, Andata e ritorno.

Dalle soap opera arrivano successi e delusioni. Successi da Canale 5, che sembra rubare lavoro alla sorella Rete4 e lancia una maratona di soap dalla mattina al tardo pomeriggio con Vivere, Beautiful, Centovetrine, Tempesta d’amore e Cuori tra le nuvole. Una mossa che ha visto il direttore Massimo Donelli vittorioso in termini di audience, ma che la dice lunga sulle strategie della prima rete commerciale italiana, che rischia di perdere la bussola e farla perdere ai suoi telespettatori uomini e più giovani. All’inseguimento c’è invece Raiuno, che ha visto la chiusura anticipata della soap opera italiana Sottocasa e che stenta con la sostituta Incantesimo, serie di successo di prima serata, trasformata in soap da 20 minuti a puntata.

Il borsino dei conduttori.
Mi sento di poter finalmente, anche se non totalmente, riabilitare Maurizio Costanzo croce (per molti) e delizia (per pochi) spettatori, critici, addetti e chi più ne ha più ne metta. Vuoi perché non lo vediamo più tutte le mattine e tutti i pomeriggi e tutte le domeniche; vuoi perché ha avuto un traino come il Grande fratello, ma l’evergreen Maurizio Costanzo show, tornato il giovedì notte nei palinsesti di Canale 5, ha avuto un ottimo ascolto, tanto da meritare il raddoppio il sabato in seconda serata.

Sorte beffarda anche per Simona Ventura, che reduce dei successi di Quelli che il calcio e l’Isola dei famosi è pronta a lasciare la conduzione per mettersi dietro le quinte. Non prima di aver condotto un varietà sulla rete ammiraglia Rai, quale Colpo di genio, che ha rappresentato un vero colpo alle sue velleità artistiche, facendole ricordare che il suo pubblico giovane e trasgressivo non è intercambiabile con quello anziano è un po’ assonnato di Raiuno.

Altro riscatto per Enrico Papi. Messo in maniera forzosa da parte il suo Sarabanda (Antonio Ricci voleva meno concorrenza per la sua Striscia) ha saputo aspettare e portare al successo la leggerezza della Pupa e il secchione. Unico neo facilmente e doverosamente asportabile è Federica Panicucci, coconduttrice del programma, che dopo il flop della puntata zero di Comedy central della scorsa estate, non sembra ispirare simpatie neanche nel giocoso reality.

Su anche le quotazioni di Gerry Scotti, salvatore del preserale dell’intera settimana di Canale 5 e trionfatore del sabato sera con la Corrida, e con ottimi risultati anche su R101 (radio della Mondatori), che, grazie allo Scotti direttore, vede salire giorno dopo giorno i suoi aficionados.

 

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