Dal
5 al 7 maggio si è svolto all'Apollo spaziocinema di Milano il Telefilm
Festival anno IV, l'evento televisivo più importante della città, come amano
definirlo gli organizzatori Tv Sorrisi e Canzoni e l'associazione culturale
ideatrice ed organizzatrice dell'evento, l'Accademia dei Telefilm.
"Quando Freud incontra Warhol" è il sottotitolo dell'evento, ovvero i
telefilm sono "pop-ular" e rappresentano una vera seduta di analisi. 15.000
presenze dichiarate (sold out), una massa di visitatori occasionali, fan
accaniti e inviati per la stampa, più numerosi volontari provenienti da
tutta Italia per aiutare nell'organizzazione e gestione degli eventi, tutti
ugualmente pronti ad assumere forti dosi di serial, series, fiction, serie
tv o telefilm che dir si voglia.
Cos'è stato nella pratica questo festival? Si tratta di un evento aperto al
pubblico, dove le serie tv, quelle che hanno fatto storia diventando
classici e quelle che vediamo o vedremo prossimamente sul piccolo schermo,
rappresentano un genere sempre più in ascesa, la vera tv di qualità, la tv
cha lanciato eroi ed anti-eroi, modelli e modi dire, ma soprattutto tendenze
nel costume e nella cultura, attirando l'attenzione di critici, sociologi,
produttori e pubblicitari. Viste seduti in una sala cinematografica e
proiettate sul grande schermo, le serie televisive ci appaiono altamente
concorrenziali ai prodotti cinematografici, per effetti speciali, trame,
sceneggiature, bravura degli attori.
TF: la Sala
Come ogni anno, il TF diventa una vetrina internazionale sulle nuove
tendenze e proposte, tra cui
hanno spiccato l'anteprima europea Everybody hates Chris, sit-com sull'adolescnza
autobiografica anni '80 della star Chris Rock; Big Love, serie che racconta
la vita di un uomo poligamo che convive con tre donne…sotto lo stesso tetto;
Weeds, la storia di una madre rimasta vedova, che diventa spacciatrice di
marijuana; il cult paranormale Supernatural ed il thriller Bones, con
protagonista l'Angel David Boreanaz; la libraia Pamela Anderson con Stacked;
Prison Break, la serie che vede un ragazzo farsi incriminare e sbattere in
prigione per raggiungere e salvare il fratello condannato a morte; Invasion,
ennesima serie sugli extraterrestri; What about Brian, il telefilm (non di
successo) filmato da J.J. Abrams (Lost, Felicity e Mission Impossibile III,
ma nessuno è infallibile), con protagonista Raoul Bova.
Inoltre anteprime inedite delle puntate di The OC, Smalville, Lost,
Desperate Housewives, Dr House, Grey's Anatomy, Angel, Six feet under,
Medium CSI, One tree hill, I simpson, ER, Stargate e tanti tanti tanti
altri. Dopo questa scorpacciata, dobbiamo ammettere che non è stato facile
stare dietro tutte queste proiezioni, dovendo farmi letterlamente in quattro
a causa delle proiezioni contemporanee in quattro sale e cercando di seguire
anche i dibattiti e le conferenze annesse e connesse.
TF: i Premi
Agli organizzatori del TF non bastava di certo aver creato l'Accademia, il
dizionario dei telefilm ed aver portato 15.000 persone a celebrare l'evento.
Sono stati assegnati, infatti, anche dei premi a seguito del sondaggio,
realizzato tra i lettori di Tv Sorrisi e Canzoni, che ha portato
all'incoronazione di The OC tra i telefilm stranieri e Gente di mare tra le
produzioni nostrane.
1. The OC Gente di mare
2. Lost RIS 2
3. CSI: scena del crimine Distretto di polizia 5
4. Una mamma per amica Camera Cafè
5. Streghe Don Matteo 5
6. Angel Carabinieri 5
7. Dr. House La squadra 7
TF: The OC
Guardando
la classifica di cui sopra e gli ascolti di Italia 1 non sorprende la
presenza celebrativa dei due attori del cast di The OC: Benjamin McKenszie
(Ryan) e sua madre adottiva Kelly Rowan (Kirsten). I due hanno presenziato
due proiezioni, una per i fan e l'altra per i giornalisti. In quest'ultima
si sono prestati alle domande, al più morbide, della categoria, dove si
scopre che:
Benjamin McKenzie è laureato in economia internazionale e serviva ai tavoli
prima di diventare attore; gli piacciono old actors quali Redford, Newman,
Al Pacino (con cui ha realizzato un film di prossima uscita); del cinema
italiano conosce solo Benigni; ha una voce bassa e profonda come il
doppiatore italiano di Russel Crowe; ad una domanda sul fatto che avesse
frequentato lo stesso college delle figlie di Bush e cosa pensasse del
governo americano (la giornalista è stata fischiata da tutti), ha risposto
diplomaticamente di essere contento di essere in Italia; ha consigliato ai
ragazzacci tipo Ryan di continuare a studiare e non perdersi in baruffe; ha
una espressione sola (ma d'altronde questo già lo sapevamo guardando la
serie).
Kelly
Rowan: scrive e produce per la tv, ha passato le ultime tre estati in
Italia, si concede pochi sorrisi, del cinema italiano conosce Fellini, ama
Meryl Streep, Kate Blanchett, Shirley Mc Lane, Jeff Bridges.
Entrambi sono contenti che The OC venga paragonato a Beverly Hills 90210, ma
sostengono che The OC si prenda meno sul serio; che la serie, a metà tra
soap opera e teen drama, mira ad intrattenere, ma anche a creare reazioni
nella gente, proponendo modelli di forte equilibrio e solidità come la
coppia di genitori Sandy e Kirsten Cohen.
Riguardo alla proiezione dei primi due episodi della terza serie, ho notato
che più che un teen drama, viene vista come una comedy: il pubblico,
composto in maggioranza da ragazzi, ha per lo più riso e preso in giro il
modo di parlare e di agire dei personaggi, anticipando i dialoghi e le loro
reazioni (e prendendoci il più delle volte).
TF: fan e curiosità
Oltre
alle presenze, tengo a sottolineare la partecipazione attiva del pubblico
fatto di giovani, con una minoranza di meno giovani, dai gusti davvero
trasversali, coinvolti nei dibattiti ufficiali e in quelli che si creavano
nelle file di attesa, davanti alle toilette, nel bar del cinema, per le
strade limitrofe al cinema nel centro di Milano. Simpatica la presenza di
una grande lavagna dove lasciare il proprio segno e le proprie impressioni
sull'evento, sulle serie, sulla vita, dove mi hanno colpito frasi ironiche
come "Dr- House ministro della salute e Veronica Mars ministro della
giustiza" e "Viva la mia tesi sui telefilm" e frasi da daydreem believer,
tanto per richiamare una celebre canzone, colonna sonora di un telefilm,
come "La vita non è un telefilm, ma noi possiamo renderla tale".
Curioso, inoltre, scoprire che i soci dei fan club dei telefilm si
incontrano anche per parlare di cinema, libri, arte; che tra i fondatori dei
fan club c'è un maresciallo della guardia di finanza (Battlestar Galactica),
un radiologo (Happy days), un veterinario (The OC), un ingegnere (Buffy);
trovare la conferma del fatto che le produzioni nostrane sono davvero invise
e impossibili da paragonare alle serie d'oltreoceano; che la stragrande
maggioranza dei giovani accreditati stampa porta una divisa composta da
abiti da centro sociale e barba incolta; che Raidue sta preparando lo
spin-off del film di successo Notte prima degli esami, per trasformarlo in
serie tv.
Il tema guida è, dunque, il fatto che i telefilm inducono sempre più a
metterci in gioco e in discussione, a sottrarci alle nostre certezze, a
smarcarci dall'ovvietà. Abbandonati a noi stessi, allontanatici dai finali
rassicuranti di un tempo, le serie, così come i film, non sono più la
risposta ai nostri dubbi, ma un susseguirsi di fotogrammi, l'aggrapparsi a
personaggi che crescono con noi (e noi con loro) giorno dopo giorno, puntata
dopo puntata.
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