|
|
| ATTUALITA' - MONDO |
|
| I Liberali in Europa, un esempio per
l’Italia |
| |
| |
di Angelo Maria D'Addesio
daddesio@tiscali.it |
| 5 Luglio 2006 |
| |
Quando si sveglia un rigurgito liberale, dai Liberali per l’Italia, dai
Riformatori Liberali, dalla Rosa nel Pugno, in molti cercano di accasarsi,
di aggrapparsi alla flebile speranza che sia la mossa giusta, che sia la
volta buona e che forse si può iniziare un processo nuovo, avviare un
movimento interessante e quindi anche costituire una forza politica
significativa. Improvvisamente il processo diventa laboratorio di idee, il
movimento si riunisce nella sala per il convegno e la prospettiva di una
forza politica diventa il presente sul carro del vincitore, ovvero la
richiesta di ospitalità a chi ha pronunciato la parola liberale almeno per
una volta e abbia più del 6% dei voti. Forse si pone un esame di coscienza,
anche in “chiave europea”.
In Europa le forze liberali sono forti, o comunque dove sono flebili hanno
un volto politico autonomo e ben definito. Paradossalmente sono più forti
proprio laddove l’esperienza liberale è stata più povera, costretta nella
nicchia degli autoritarismi o delle canoniche idee centriste o socialiste.
In Gran Bretagna i Liberali sono molto forti, alle ultime amministrative si
sono rivelati il secondo partito, nelle elezioni politiche hanno avuto un
seguito del 19%, e stanno diventando non più espressione di protesta ma
partito propositivo, laddove il duello “whigs” e “tories” è plurisecolare ed
il liberismo è stato discusso unicamente in chiave economica. In Germania,
dove il momento migliore dei liberali è stato il governo con Willy Brandt
che era un socialdemocratico, la FDP è vicina al 10%, ha un segretario
apertamente omosessuale, Westervelde, le cui idee suscitano grande interesse
in ambito europeo, ed è un partito anch’esso di “alternativa”. Non parliamo
poi della Russia e dei paesi dell’ex Urss, dove i liberali hanno costituito
un movimento solo dall’avvento di Putin, cioè da pochissimo, eppure scendono
in piazza in centinaia, fanno notizia, aprono iniziative e circoli e stanno
cambiando le cose con personaggi nuovi e senza alleanze di convenienza.
Proseguiamo nell’analisi del paradosso e ci accorgeremo che nei paesi che
vociferano di liberalismo, di idee aperte in tema di bioetica, di ricerca
scientifica, di diritti umani, non solo non esiste una reale forza liberale,
ma non esiste neppure una coscienza liberale. Vedi la Francia, dove i vecchi
liberali francesi sono finiti nel più conservatore, protezionista e
politichese dei partiti, l’UMP.
In Italia RnP e Riformatori Liberali sono diventati embrioni di sinistra e
di destra, gli altri sono divisi ed organizzano blog di protesta, belle
riviste, grandi convegni, ma sul punto di stipulare un patto di sangue
liberale, si guardano attorno ed iniziano ad avere paura: bipolarismo di
fatto, sindrome da vecchia DC, paura della vergogna dello 0,05% e molto
altro. Non si offenda nessuno, ma in Italia “liberale” suscita un non so che
di antico, non nell’idea per carità, che è elaborabile in numerose varianti
moderne, ma negli uomini. Quando noto in chiave estera che il leader dei
liberali russi Dobrokhotov ha 21 anni e che Sabine Herold, leader di una
nuova formazione liberale che ha già il 4% circa dei consensi in Francia, ha
poco più di 26 anni, mentre qui ci si deve ancora accodare a Pannella o a
Della Vedova (che è giovane, ma da troppo tempo alla ricerca di qualcosa che
non ha mai realizzato), viene da pensare che in Italia non ci sarà mai una
coscienza liberale, che i giovani preferiscono chattare e stare
democristianamente vicino al leader forte.
Perfino in Spagna riescono ad essere liberali, senza chiamarsi così e in un
paese dove il conservatorismo statale e cattolico sembrava essere
inespugnabile. Preoccupiamoci anche nel pensare che in Polonia o in
Repubblica Ceca i liberali sono perfino clericali ed anti-europeisti, o che
in Sud America sono vicini alle classi abbienti, eppure esistono.
Ho sentito durante le elezioni politiche gente che si professava liberale
pronunciarsi per il voto nullo, oppure affermare il proprio schifo per la
destra e la sinistra attuale. Devo pensare che in Italia essere liberale
significa essere anarchico? O accontentarmi di vedere qualche tavolino
radicale o numerosi blog che fanno tavola rotonda?
|
|
 |
|
|