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| ATTUALITA' - MONDO |
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| Italia in Europa: Nazionale di Serie
A o di Serie B? |
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di Alberto Salis
albesalis@yahoo.it |
| 26 Luglio 2006 |
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Molto spesso a livello internazionale, ma soprattutto europeo, si registra
la tendenza di alcuni mezzi d’informazione alla delegittimazione
aprioristica dello stile di vita italiano, troppo frequentemente inteso come
pseudo-truffaldino. Basti pensare agli ultimi colpi di coda della polemica
relativa alla finale dei mondiali di calcio che ancora viaggiano sui più
disparati sentieri mass mediatici, dopo la fatidica testata di Zidane a
Materazzi, quel 9 luglio 2006...Eppure probabilmente a molti sarà noto che
le relazioni economiche fra l’Italia e, ad esempio, la Francia, sono sempre
state estremamente intense, fino a diventare, negli ultimi 50 anni, una vera
e propria colonna vertebrale che si articola in molteplici sinergie
aziendali sociali e politiche. E’ poi interessante andare a vedere che tali
collaborazioni (spesso a titolo oneroso esclusivamente per noi) affollano di
più settori estremamente strategici per il Bel Paese quali il bancario,
l’assicurativo e dulcis in fundo, quello energetico.
La partita giocata la scorsa estate fra il BBVA e l’UNIPOL infatti ha
rappresentato in pieno il detto “ fra i due litiganti il terzo gode”,
vedendo BNP Paribas aggiudicarsi in ultima battuta la totalità delle azioni
della BNL. Tutto tranquillo dunque, ad eccezione di un particolare: nessuno
ha pensato che la BNL deteneva e tuttora detiene la tesoreria dei Servizi
Segreti Italiani ( SISMI, SISDE ).
Andando oltre notiamo che il precedente Governo, con un decreto emanato
dall’ex. Ministro delle Attività Produttive Claudio Scajola, aveva in gergo
“congelato al 2%” i diritti di voto della Edf (Electricitè de France) in
Montedison, nonostante l’effettiva partecipazione detenuta dalla prima
ammontasse al 20% del totale e dunque assicurasse un forte controllo
potenzialmente esercitabile dai soci francesi sulla “governance” della
Società energetica italiana. Sulla prospettiva della ventilata Opa promossa
dall’Enel nei confronti di Suez (azienda energetica sotto il controllo
francese), soprattutto in considerazione della rilevata ostilità dei
“cugini”dinanzi all’operazione, si è ben pensato di emendare il precedente
decreto Scajola, facendo sì che la partecipazione al voto della Edf
riflettesse effettivamente la reale quota azionaria da questa posseduta (
circa 20% ), usando dunque, tale strategia, come “moneta di scambio” per
addolcire la pillola al Governo transalpino ed allentare così il “veto”
imposto in tal senso .
Ciò purtroppo non ha arrecato i benefici sperati e dimostrazione ne è il
fatto che l’Opa promossa dal nostro “incumbent” (i.e. ex monopolista) ha
subito una battuta d’arresto definitiva ed a quanto pare inderogabile:
praticamente “cornuti e mazziati” per dirla rifacendosi ad un detto
napoletano.
Ma andiamo avanti e vediamo dove porta questo sentiero. Negli ultimi anni,
infatti, in Italia è cresciuto notevolmente il peso delle banche popolari,
istituti fortemente ancorati al loro territorio di riferimento e finora
tutelati da una normativa di settore alquanto peculiare che di fatto ne ha
reso praticamente impossibile la “scalata” da parte di soggetti esterni o
“non desiderati”.
Nonostante ciò le aziende francesi sono fra le maggiormente rappresentate
all’interno della compagine azionaria delle nostre banche popolari e dalle
ultime stime si rileva che una percentuale fra il 60% e l’80% delle stesse
vede all’interno del proprio libro soci la presenza transalpina. Anche qui è
solo questione di tempo perché cambi la normativa e si può stare
ragionevolmente certi che chi aveva già un piede dentro potrà in seguito
introdurvi l’altro per cominciare a percorrere un sentiero già da tempo ben
delineato.
La Germania del resto ha, a sua volta, preso di mira il settore del credito
inteso in un’accezione più generale, sia per ciò che concerne la clientela
“retail” sia per quella “corporate”, con una particolare attenzione verso il
credito al consumo ( i.e. Prestitempo ) e le cosiddette carte di credito
“revolving” ( pagamenti a credito estinguibili in rate mensili ). La
Deutsche Bank, istituto di grande notorietà, ormai ampiamente conosciuta ai
più, ha ormai assunto al rango di uno fra i principali players e competitors
del mercato italiano, rendendosi, talvolta, protagonista di episodi
discutibili ad esempio nell’ambito del “risiko bancario” oggetto delle
cronache della scorsa estate, anche in relazione ai rapporti di alcuni suoi
vertici con altrettanti nostri esponenti politici di spicco.
Ciò che dunque verrebbe spontaneo chiedersi, in relazione ad una così debole
applicazione del tanto sbandierato ( per ora solo al livello delle
Istituzioni Europee ) principio di reciprocità, è: ma l’Italia in tutto ciò,
che ruolo gioca? E quale ruolo dovrebbe invece giocare? Verrebbe inoltre da
chiedersi se esiste un altrettanto pregnante controllo da parte di un
azionista italiano su un’importante istituzione finanziaria francese, come
invece accade con Vincent Bollorè e Mediobanca, o fra il Credit Agricole e
Banca Intesa e via dicendo.
È chiara, pertanto, almeno per sommi capi, l’assenza di un senso interiore
di Europa unita, tale da avvicinare almeno parzialmente i nostri Governi
all’interno dell’UE, creando altresì delle logiche di mercato profittevoli
per tutte le nazioni che giocano una partita, in qualsiasi campo/settore
questa venga giocata. I mondiali di calcio costituiscono la punta di un
iceberg al 90% sommerso nell’ipocrisia di coloro che hanno uno specifico
interesse nel dare un quadro idilliaco dei rapporti bilaterali
transnazionali mentre la realtà è una lotta senza esclusione di colpi.
L’Italia sembra essere vista come il Paese maestro nell’arte dell’effimero,
ove il gusto per il bel vivere e la buona cucina oscurano, a detta di
costoro, la serietà e la professionalità delle centinaia di migliaia di
operatori e cittadini che la abitano. L’Italia vista quindi come un paradiso
terrestre presumibilmente abitato da gente che non lo merita, perché
esprimere un concetto con belle parole di amicizia non ha più di tanto
rilevanza se i fatti non seguono i discorsi. Bisogna perciò dissentire da
tutti coloro che ben parlano nonostante mal pensino, avendo altresì piena
coscienza che nonostante ciò, in Europa, ma anche all’interno delle singole
nazioni, esistono fortunatamente altrettante opinioni ed idee, difformi
rispetto a quanto sin qui commentato: al momento non sembra però che queste
ultime rappresentino il “leit motiv” preponderante e, ove esternate, non
sempre raccolgono il plauso dei presenti. Anzi.
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