Il supertecnico Padoa-Schioppa rimane intransigente sulla linea del rigore
ed annuncia una manovra da 7 miliardi di euro, con misure “strutturali”. I
conti difatti, secondo il Ministro, non tornano ed urge correre ai ripari.
Peccato che si parli degli stessi conti approvati dalla Commissione europea
e sui quali lo stesso commissario Almunia continua ancora a riporre fiducia.
Nel frattempo sul sito del Governo si annuncia che con un DL sarà prorogato
dal 31 luglio al 15 dicembre il termine delle procedure di riscossione e
recupero dei carichi contributivi previdenziali di agricoltori e imprese
agricole, notizia che secondo alcuni esperti potrebbe avere un effetto tutt’altro
che rassicurante sulle agenzie di rating internazionali. Da una parte si
suona quindi la tromba della ritrovata sicurezza e della stabilità, mentre
dall’altra fatti ritenuti ingenuamente insignificanti rischiano di causare
effetti pressoché disastrosi. L’Italia, è vero, non gode di una floridità
finanziaria, tuttavia l’accanimento di molte componenti della maggioranza
contro le misure intraprese dallo scorso Governo sembrano dettate
esclusivamente da una logica politica e demagogica.
Le recenti dichiarazioni dei leaders contribuiscono ad incupire uno scenario
già grottesco. Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ha infatti
definito come un “crimine sociale” l’ipotesi di allungare l’età
pensionabile. Francesco Rutelli, vicepresidente del Consiglio ha spiegato
“che non ci sono cure da cavallo all’orizzonte”. Inoltre il ministro delle
Infrastrutture, Antonio Di Pietro, ha ribadito che i cantieri costituiscono
“la priorità delle priorità”, spiegando che servono 10 miliardi di Euro per
Anas e Ferrovie.
La nuova manovra-bis, che dovrebbe quindi servire a far breccia nella
coscienza degli italiani evidenziando gli scempi e l’idiozia dello scorso
esecutivo, rischia ora di divenire uno scomodo fardello per i suoi stessi
sostenitori, alle prese con il difficile compito di conciliare gli slogan
della campagna elettorale con le prime reali azioni da compiere. La
contraddizione appare ancora più evidente se i sindacati si dimostrano
palesemente sul piede di guerra. Le dichiarazioni del segretario della UIL,
Luigi Angeletti, circa una probabile futura disdetta del protocollo
del 23 luglio 1993, pietra miliare dei rapporti industriali e delle
politiche di concertazione salariale, evidenziano l’insoddisfazione sul
comportamento del Governo all’indomani delle elezioni.
Se queste sono solo le intenzioni dell’attuale esecutivo, cosa deve
aspettarsi ancora l’Italia per il futuro? |