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E
così l'abbiamo vista gioire tra le mani del nostro capitano; riflettersi nei
flash brucianti di quell'immensa cornice storica che è l'Olympiastadion di
Berlino; bagnarsi con le lacrime e sudore dei 23 alfieri azzurri. Ieri sera
ha dormito con lo scugnizzo di Napoli ma da stanotte il suo trono sarà una
nazione intera bardata di biancorossoverde. Sembra anche che il suo magico
influsso potrebbe alzare del 2% il PIL nazionale, come una novella lampada
di Aladino cui ognuno di noi potrebbe chiedere qualcosa, sacrificandosi
gioiosamente sull'altare del tifo. Altro che devolution e missione in
Afghanistan, sarà forse lei a dare la scossa ad un intero Sistema Paese?
L'Italia è CAMPIONE DEL MONDO, la prima tra le europee capace d'insidiare in
futuro i pentacampeones d'oltroceano; l'unica a rivitalizzare la vecchia
Porta di Brandeburgo, rendendola nuovamente un passaggio verso il sogno.
L'hanno attraversata milioni di tifosi, e miliardi di sguardi l'hanno vista
colorata della nostra identità per una notte intera; l'abbiamo vista anche
noi ed ora facciamo parte della storia.
La Francia, solita nemesi annunciata, stavolta ha toppato nel modo più
beffardo che il destino avrebbe mai potuto prospettare: ai rigori, come ai
quarti di France '98, con un errore decisivo di David Trezeguet, il
giustiziere della sciagurata finale di Rotterdam, colpendo la traversa come
il povero Di Biagio a Saint Denis. Tutto in una notte, il conto è saldato ed
i cugini hanno bevuto dall'amaro calice della sconfitta, tutto sommato,
ingiusta. Francia che forse avrebbe meritato leggermente almeno nella
finale, ma l'Italia è stata più forte di tutto e di tutti stralegittimando
il dominio sul calcio continentale. Le due squadre si sono avvicinate
all'appuntamento con la storia seguendo un percorso abbastanza simile; i più
favoriti dal calendario sono stati gli italiani, i quali soffrono tanto,
troppo, contro l'Australia di Guus Hiddink, vincendo con quella specie di
golden goal che è un calcio di rigore all'ultimo secondo (toh, anche i conti
con qualcosa che sa di Corea tornano). Maramaldeggiano gli azzurri con
l'Ucraina che, per fortuna,
ha
avuto la meglio sulla Svizzera negli ottavi solo dopo i calci di rigore;
risultato: un pericoloso avversario in meno ed una precaria condizione
fisica dei nostri rivali nei quarti. Troneggiano infine contro la padrona di
casa Germania, del duo speedy Gonzalez, Klose-Podolski, dell'ironico Ballack,
del furetto Lahm, ma anche della lentezza chiamata difesa. Francia alla
Bearzot quella vistasi nella seconda fase del mondiale teutonico; da
sfavorita, almeno dopo il difficile passaggio del girone eliminatorio, fa
fuori la Spagna (solito tanto fumo e poco arrosto), annichilisce, o meglio
approfitta dell'autoannichilimento del Brasile delle stelle. E infine vive
di rendita contro un indolente Portogallo.
Arrivano quindi in finale due squadre che hanno fatto del cinismo e dei
lampi di genio il loro pedigree; tanti muscoli e fatica in Vieira, Makelele,
Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Materazzi, Gattuso, Toni e rapidi lampi di
genio in Zidane (tanti), Totti (pochissimi), Henry (pochi) e Pirlo
(molti). Partita maschia subito condizionata dall'incerta prestazione
dell'arbitro Elizondo (che alla fine si riprenderà …), e ricca di colpi di
scena. Fisicamente dovevamo essere avvantaggiati dal giorno in più di riposo
e dall'età avanzata dei galletti, ed invece nella seconda parte del secondo
tempo e nei supplementari fino all'espulsione di Zidane, sulle gambe eravamo
noi. Abbiamo preso una traversa, ma Henry, Zidane e Ribery hanno più volte
sfiorato la beffa ai nostri danni. Alla fine nel bene e nel male decidono la
grinta dei nostri, la fortuna di vedere Vieira e Henry uscire per infortunio
e stanchezza, e quella strana miscela di tormento ed estasi che è Zinedine
Zidane, il più grande fuoriclasse dai tempi di Maradona, ma sfuggente alla
logica come un balletto di Charles Baudelaire su un lindo foglio di carta.
Risultato: loro ai rigori con Abidal, Trezeguet, Sagnol, Wiltord, noi con
Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero, Grosso che ci portano alla gioia più
grande.
E
le altre? Bel Mondiale della Germania, inaspettatamente terza nonostante una
squadra di livello appena medio. La coppia Klose-Podolski, pur non in
possesso di un elevato tasso tecnico è risultata più che efficace
soprattutto negli automatismi; Ballack si è acceso ad intermittenza, mentre
Lahm ha rappresentato uno dei pochi valori aggiunti di questo mondiale. Il
pregio più grande dei teutonici è stato l'aver eliminato ai quarti la
pericolosa Argentina, che dopo la fase a gironi sembrava dovesse far
sfracelli. In verità Crespo e compagni hanno cominciato a perdere colpi già
dalla sfida agli ottavi contro l'ordinato Messico, subendo poi la giusta
punizione per la loro pigrizia dai fantomatici undici metri; il neo più
grande? Esser stati raggiunti a 10' dalla fine dai padroni di casa. Si
aspettavano Lionel Messi e Carlos Tevez, ma dalla rassegna iridata, complice
anche una cattiva gestione della rosa da parte di Pekerman, emergono i
vecchi Saviola e Crespo, oltre che il novello Maxi Rodriguez.
Si stenda un velo pietoso sulla solita Inghilterra, la quale almeno sulla
carta avrebbe dovuto raggiungere la semifinale e che invece, dopo aver
sofferto con l'Ecuador, si arrende sempre ai rigori ad un modesto
Portogallo. Proprio i lusitani sono giunti quarti con appena due goal fatti
e quattro subiti nelle ultime quattro partite. La solita classe dei
brasiliani d'Europa, ma anche la classica mancanza di concretezza, con
l'uomo in più nel mediano Maniche, centrocampista di sostanza e di goal, uno
dei pochi elementi degni di nota di questo mondiale.
Arriviamo dunque alla grande delusa: il Brasile. Giungeva ai quarti finale
con ben 7 goal fatti ed uno
solo subito (4-1 al Giappone e 3-0 al Ghana); Ronaldo in ripresa, Kakà sulla
breccia eppure il mondo ha constatato l'irrisorietà con cui la Francia ha
negato ai verdeoro la possibilità di almeno un tiro in porta, e la
spocchiosità dei tanti campioni bloccati in se stessi e irrisi da sua Maestà
Zidane. Lutto e delusione a Rio de Janeiro, Parreira silurato (evidentemente
non ha capito nulla dei quel gran crogiuolo di campioni a sua disposizione)
e tanto tanto rimpianto per Luis Felipe Scolari. A proposito: perché non si
è puntato un po' di più sul positivo Robinho?
In definitiva abbiamo assistito ad un buon Mondiale dal punto di vista
agonistico e atletico, dove il bel gioco e i tecnicismi si sono scorti solo
in brevi lampi. Dopotutto cosa si vuol pretendere da giocatori che arrivano
alla massima rassegna iridata con ben 60 gare disputate tra campionati e
coppe.
Il dream roster di Germania 2006:
MODULO 4-4-1-1
PORTIERI: BUFFON (ITALIA), Lehmann (Germania), Ricardo (Portogallo)
DIFENSORI: ZAMBROTTA (ITALIA), CANNAVARO (ITALIA), RICARDO CARVALHO (PORTOGALLO),
GROSSO (ITALIA), Miguel (Portogallo), Materazzi (Italia), Marquez (Messico),
Lahm (Germania)
CENTROCAMPISTI: VIEIRA (FRANCIA), PIRLO (ITALIA), GATTUSO (ITALIA), MAXI
RODRIGUEZ (ARGENTINA), Maniche (Portogallo), Makelele (Francia), Ze Roberto
(Brasile).
CENTROCAMPISTI OFFENSIVI: ZIDANE (FRANCIA), Ribery (Francia).
ATTACCANTI: KLOSE (GERMANIA), Henry (Francia), Podolski (Germania), Crespo
(Argentina)
Una piccola curiosità: la finale ha visto scendere in campo ben 8 juventini,
più altri tre che nel recente passato hanno vestito la casacca bianconera,
senza contare che il C.T. campione del mondo si è fatto le ossa a Torino …
considerando il processo farsa che nelle stesse ore si stava svolgendo
all'Olimpico, qualche dubbio sulla NON LIMPIDITA' dei successi bianconeri,
targati triade, dovrebbe come minimo sfiorare, altrimenti non ci resta che
individuare ancora in Moggi l'ennesimo padrino di una vittoria pilotata …
Moggi più potente di Blatter? Su via questa è un'altra storia.
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