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Periodico dell'Associazione Culturale


RUBRICHE - MONDO SPORT  
E se fosse tutta colpa degli Agnelli next generation?
 
 
a cura di Antonio Pio Cristino
ap.cristino@liberamenteonline.org
6  Settembre 2006
 

"… e se fosse tutta colpa degli Agnelli next generation?"; mai chiosa fu così dolorosamente profetica …In tal modo ho concluso il mio terzo articolo sulla presunta Calciopoli, lasciandomi lo spazio necessario per vedere confutato, o meglio, ridicolizzato tale sospetto. Mai risveglio fu più duro: 109 anni di storia affossati dagli stessi artefici che ne hanno fatto la grandezza …

Alla fine del secolo scorso, e per molti anni ancora, discutendo con juventini e non, tra scudetti, finali di Champions e coppette varie, sostenevo una tesi apparentemente assurda: "gli Agnelli devono cedere la Juventus, perché ormai il loro apporto è inutile, se non nocivo alla futura grandezza della "loro squadra". La crisi FIAT, l'eccessiva attenzione per la Ferrari di Schumi, il sostanziale menefreghismo dimostrato verso la superba (…e non mi stancherò mai di dirlo, almeno fino al comparire delle prove, "le vere prove", non le supposizioni-certezza, vergate in rosa e scritte in romanesco) gestione tecnico-dirigenziale in calce alla Triade, furono tutte spie di un calcio che cambia e che non piace più. In 12 anni gli Agnelli e gli agnellini non hanno versato un obolo alla causa juventina (Lapo, dopo le prime esternazioni d'amore pro-Cassano, scomparve dalle scene, e non solo per motivazioni "particolari", al momento di concretizzare), anzi prelevando da essa circa 100 milioni di euro, agli inizi del millennio, per frenare la caduta disastrosa del loro impero industrial-finanziario. Auspicavo un mafioso Abramhovic, un terrorista Gheddafi, uno sporco capitalista alla Murdoch, persino un "caciarone", stile Gaucci o Zamparini, per sostituire la famiglia alle redini della Signora. Mi contestavano: "e lo stile?". Rispondevo: "con lo stile ci fai l'equazione con la competenza calcistica di Massimo Moratti, e …", tirate voi le conseguenze.

La pochezza manageriale e umana degli eredi della famiglia è oggi dinanzi agli occhi di tutti. Sentore vi era già nelle prime rappresaglie su "simpatia sì, simpatia no", che quello stinco di santo di Lapo Elkann aveva ingaggiato con la Triade, sulla nota quaestio "Rinnovo del contratto"; si è manifestata alla grande con la celerissima cacciata dei traditori, all'indomani delle intercettazioni "tantissimo fumo mediatico"-"pochissimissimo arrosto giuridico". Il livore degli agnellini e company e la loro scarsa capacità si mostrò all'epoca, scacciando gli artefici di 12 anni di successi (soprattutto economici per loro), affidandosi a chiacchiere senza tentare di vedere cosa c'era al di là del naso campanilistico dei Palombo o dei Luna. Moggi e Giraudo a casa? 1-0 per i forcaioli. Si giunge ora al processo, dove il principe del foro Zaccone dà il meglio di sé. Mentre i vari Cantamessa crocifiggevano ed insultavano i precari d'Italia nella persona di Meani (ma i veri e grandi avvocati si vedono da questo, dalla sostanza raggiunta e non dallo stile effimero), il difensore juventino, in giurdichese stretto, riesce nell'impresa di autopunirsi, sollevando gli sberleffi di mezza Italia, e i biasimi increduli dell'altra. 2-0 per i forcaioli.

Solo dopo la sentenza d'appello che praticamente accusava la Juventus di aver compiuto un illecito in un campionato a parte (Juventus A vs Juventus B vs Juventus C vs Juventus D vs Juventus E vs Juventus F vs Juventus G), con arbitri i soli Girando e Bottega. Solo dopo la reiterata invenzione di reati da Paperopoli, solo dopo il trattamento "leggermente" diseguale rispetto a quello riservato alle altre implicate, solo dopo che Sandulli (il giudice della Corte Federale), il giorno dopo la sentenza, sulle pagine del romanista affermava candidamente che "Calciopoli non esiste, e il campionato 2004/05 è stato regolare se non per qualche dubbio sulla partita Parma-Lecce pro Fiorentina"), solo dopo l'assurdo esito del processo Reggina mantenuta in A (sulla sentenza vi era la dicitura "…chiaro tentativo d'illecito", non "… reiterato violazione della lealtà sportiva"; ART. 6 violato in pieno e retrocessione automatica in serie B), il giorno prima della farsa seduta di conciliazione tra Juve e FIGC. Dunque solo allora, quando si era sul 10-0 per i forcaioli, e quando anche i giornali cominciavano a pensare di averla fatta grossa, quando il sogno "calcio pulito" si è dimostrato ancora una volta tale, e quando si è visto Galliani, inibito per 6 mesi, condurre ancora la campagna acquisti del Milan, premiato con la Champions…dunque solo allora Coboldi Gigli si è leggermente alterato, si è svegliato dal torpore e ha tentato di reagire: RICORSO AL TAR E, SE NON BASTA, RICORSO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA.

Il palazzo trema, e Guido Rossi comincia a scorgere nemici ovunque (anche nei media fino ad allora forcaioli), e minaccia, con l'aiuto dell'assurdo diktat FIFA (impresentabile dinanzi a qualsiasi tribunale dell'universo) pesanti sanzioni per la violazione della clausola compromissoria. Clausola fisiologicamente incostituzionale, al modo dell'intero impianto della legge 280, come è qui testimoniato dalle parole del costituzionalista, made in mamma-LUISS, Antonio Baldassarre:

Baldassarre: "La clausola compromissoria è incostituzionale"
«La vicenda del ricorso al Tar della Juventus fa comprendere che le regole del calcio vanno totalmente riscritte». Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale e docente di diritto costituzionale all'Università Luiss di Roma, formula la sua "ricetta" per i mali del pallone nostrano. «Occorrono regole certe - ha spiegato Baldassarre a La Padania - che assicurano l'indipendenza dei giudici sportivi e l'indipendenza del settore arbitrale. Non mi sembra che allo stato attuale ci sia la piena coscienza di questo profondo rinnovamento». Baldassarre critica anche il commissario Figc, Guido Rossi, strenuo difensore della clausola compromissoria, che invece è incostituzionale.

La Juventus può chiedere il risarcimento del danno al Tar del Lazio? Non occorre un giudizio civile per il riconoscimento della sua pretesa?
«E' pienamente legittimata a farlo dalla normativa sulla giustizia amministrativa. Bisogna però distinguere due aspetti del procedimento».

Quali sono?
«Innanzitutto il ricorso tende soltanto a sospendere i provvedimenti della giustizia sportiva, non ad eliminarli. L'accoglimento della richiesta tende a ottenere lo status quo ante: ciò vuol dire che la Juventus deve essere riammessa in serie A dalla Figc. Tale decisione del Tar avrebbe un effetto provvisorio sino alla sua pronuncia nel merito: solo allora le sanzioni sarebbero eliminate».

I tempi del giudizio di merito non sarebbero però brevi?
«Occorrerrebbero alcuni mesi prima di una sentenza definitiva di primo grado. A ciò bisogna aggiungere un altro congruo periodo di tempo per il giudizio di appello dinanzi al Consiglio di Stato. Di conseguenza, nell'ipotesi di sentenza favorevole alla società bianconera, la Federazione dovrebbe far disputare alla Juventus provvisoriamente il campionato di A in attesa dell'appello».

L'eventuale richiesta di risarcimento del danno non sarebbe però oggetto della richiesta di sospensiva che dovrebbe essere discussa il prossimo 1° settembre?
«Ciò sarebbe esclusivamente affidato al giudizio di merito. I giudici potrebbero riconoscere fondata la pretesa della Juve solo nel caso in cui intravedano che le sanzioni siano state sproporzionate in relazione agli illeciti commessi. Ovviamente bisogna vedere se la società lo abbia richiesto: dalle ultime dichiarazioni mi sembra che ci sia stato un ripensamento».

L'eventuale scenario da lei prospettato in caso di accogliemento del ricorso di urgenza avrebbe come conseguenza immediata il caos totale nel mondo del calcio: anche Fiorentina e Lazio potrebbero adire il Tar?
«E' fuor di dubbio che in questo caso, entrambe le società proporrebbero immediatamente il ricorso al giudice amministrativo per ottenere prima la sospensione delle loro penalizzazioni e la loro successiva cancellazione nel giudizio di merito. Ciò è possibile perché il procedimento disciplinare è stato unico per Juve, Fiorentina e Lazio».

Finora la Juventus ha solo attaccato la Figc: ma non avrebbe dovuto anche esperire azioni legali contro l'ex ad Antonio Giraudo e il dg Luciano Moggi, indagati per falso in bilancio, per il riconoscimento degli eventuali danni?
«La società è sempre in tempo per poter approntare l'azione civile di responsabilità contro i suoi ex amministratori. Ma se l'avesse fatta sin da quando è scoppiato lo scandalo sarebbe stato meglio, per tutelare l'interesse dei propri azionisti. Questi ultimi possono votarla in una futura riunione dell'assemblea societaria».

Dopo gli ultimi avvenimenti giudiziari, non sarebbe meglio eliminare la "clausola compromissoria" prevista dalle norme federali?
«La clausola compromissoria, che prevede il divieto per le società calcistiche di ricorrere agli organi della giustizia ordinaria per le questioni sportive, è chiaramente incostituzionale. Infatti, la nostra Costituzione prevede che per la tutela dei diritti soggettivi e degli interessi legittimi si può sempre ricorre al giudice statale: fa parte dei principi fondamentali, dunque nessuno può impedire alla Juventus e agli altri club di ricorrervi. Neppure la Fifa può farlo: sarebbe contraria anche ai principi del diritto dell'Ue».

La "spallata" della clausola compromissoria è stata anche dovuta alla trasformazione a fine di lucro delle società di calcio con una legge del '96 del primo Governo Prodi?
«Certamente. La clausola aveva un suo valore quando il calcio rimaneva in un ambito prettamente dilettantistico. Nell'era delle società per azioni a scopo di lucro è completamente superata e deve essere eliminata. Mi stupisce che un giurista come Guido Rossi l'abbia difesa a spada tratta: essa è incostituzionale».

(fonte: LA PADANIA)

E per chi ancora avesse dei dubbi si riporta quanto segue.
L'art. 2392 del Codice Civile recita testuali parole:

" Gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico e dalle loro specifiche competenze. Essi sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall'inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di funzioni in concreto attribuite ad uno o più amministratori.
In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell'articolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.
La responsabilità per gli atti o le omissioni degli amministratori non si estende a quello tra essi che, essendo immune da colpa, abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio, dandone immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale
."
Applicando un'interpretazione estensiva: il ricorso al TAR non è solo un diritto ma anche un dovere verso la società da parte degli amministratori, i quali rispondono, solidalmente, della cattiva gestione della stessa.

Si acuiscono i contrasti tra vecchio e nuovo, mentre la politica romettista delle Melandri e dei D'Alema cerca soluzioni per impedire il giusto caos punitivo sulle loro avventate azioni; si contatta Dupont, l'avvocato del caso Bosman, che afferma le assolute ragioni della Juve, si cita un altro importante costituzionalista di nostra mamma Luiss, il prof. Manzella:

«Dalle cose che ho letto, mi sembra che la pena data alla Juventus sia abnorme e sproporzionata, perché le condotte contestate e le prove raccolte, a mio avviso, possono provare la violazione dell'articolo uno del codice di giustizia sportiva, quello sulla lealtà, non quello dell'articolo sei, l'illecito». Col tono pacato di chi non ha una fede pallonara da difendere, il professor Andrea Manzella, docente di diritto Costituzionale alla Luiss di Roma, senatore Ds, non deve salire su nessuna barricata, ma ha saggezza e codici per farsi un'idea delle disavventure di Calciopoli.
Mezza Italia dice che, in B a meno 17, alla Juve è anche andata di lusso, e lei parla di «abnormità».
«I giudici, ovviamente, hanno avuto il proprio convincimento, io le dico la mia impressione: penso siano stati provati comportamenti di slealtà, pure reiterati, ma sempre di slealtà».
Secondo la Corte federale, tante azioni sleali fanno un illecito.
«Concetto discutibile. Quando mai la quantità si fa qualità? Ho letto di un ambiente inquinato, ma l'illecito sportivo va provato. Certo, ci sono le intercettazioni, ma dove sono tutti gli arbitri condannati? Ci vuole il "truccaggio", la manomissione delle partite e bisogna dimostrarlo. Per questo giudico la pena molto pesante».
Magari lei è uno dei 12 milioni di tifosi bianconeri annidati lungo la penisola.
«Guardi, sono nato a Palermo e la prima partita che vidi, al tempo della guerra, fu a Bari. Così provo affetto per i galletti di Matarrese. Ma in serie A sono vergine».
Che ne dice del Milan in Champions League?
«Non saprei. Piuttosto ho trovato strana un'altra cosa».
Prego.
«Avrei aspettato ad appuntare lo scudetto sul petto di un'altra squadra. La Costituzione dice che nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva. E non mi pare che per la Juventus ci sia già stata. Mi sembra sia stato dato all'Inter un po' frettolosamente».
Forse bisognerà aspettare il Tar. Giusto andarci?
«Faccio una premessa. Sono favorevole al principio dell'autonomia dell'ordinamento sportivo e allora comprendo come le istituzioni sportive nazionali e internazionali difendano la clausola compromissoria. Potrei dire che la Juve ha fatto bene, perché due anni fa è stata tolta la possibilità di adire l'arbitrato nei casi di penalizzazione. E, in questo caso, sarebbe venuto a mancare un grado di giudizio. Però, Figc e Coni lo permettono, nella sostanza: lo vieta l'articolo 27 dello statuto della Figc, non quello del Coni. Dunque la società può accedervi».
Allora è stato un errore.
«Penso solo sia pericoloso».
L'ingente danno quantificato, e rischiato, dal club non sconfina nell'ordinamento statale?
«La legge 280 del 2003, quella che fermò la pioggia di ricorsi al Tar, è sostanzialmente una buona normativa. E allora invito a riflettere: qualsiasi squalifica, a un campo o a un giocatore, comporta un danno pecuniario. O no? Secondo me, l'entità del danno dovrebbe essere uno dei motivi di un ricorso, non la ragione principale. Quella, nel merito, dovrebbe essere la sproporzione e l'abnormità della sanzione in relazione ai comportamenti accertati».
Insomma non è stata raggiunta la prova dell'illecito?
«Mi viene in mente, quando ho cercato di spiegare Calciopoli a un cronista dell'Observer, che mi chiedeva: No money, no girl. Niente soldi, niente ragazze. Dov'è la corruzione? mi chiedeva. Allora gli ho parlato del costume italiano, delle raccomandazioni. In un processo, però, bisogna superare il ponte delle prove»
.

(fonte: La Stampa).

Si chiedono lumi all'avv. Ignazio Scuderi, il primo artefice della lotta dei TAR, durante il celeberrimo processo FIGC-Catania nell'Estate 2003; processo conclusosi con la vittoria della società di Gaucci, e la resa della FIGC, costretta ad allargare la serie B a 24 squadre. Il suo pensiero è più che chiaro:

ROMA. Quando si parla di Tar torna alla mente il caso Catania. Estate 2003, etnei riammessi d'ufficio in B dal Tribunale amministrativo e campionato cadetto a 24 squadre
Avvocato Ignazio Scuderi, lei vinse la sua battaglia come difensore del Catania mentre la Figc perse e nacque così la legge «stoppa-Tar», che la Juventus si prepara a travalicare. Sposerebbe la causa bianconera?
«Senza esitazione. Se fossi uno dei legali della società juventina non avrei alcun dubbio a rivolgermi al Tar del Lazio. Lo farei accompagnato dalla convinzione di ottenere quello che oggi chiedono gli avvocati della Juventus».
Perché tanta sicurezza?
«In primo luogo perché nessuno può impedirmi di rivolgermi al giudice dello Stato. E poi, perché fra il caso Catania e Calciopoli non mancano le analogie».
La Juventus oggi come il Catania tre anni fa. E' così, dunque?
«Allora presentammo ricorso al Tar motivando la nostra richiesta alla luce dell'esistenza di un problema di competenze: la Corte Federale aveva capovolto una sentenza della Caf in una materia, quella disciplinare, su cui non poteva decidere. Per la Juventus la situazione è la stessa, visto che il processo di primo grado doveva essere svolto davanti alla Disciplinare di Milano e non alla Caf. E non parlatemi dei paletti fissati con la legge 280 del 2003. Quel provvedimento in casi del genere si può travalicare».
Ma fra i grandi imputati di Calciopoli c'erano anche dirigenti federali, motivo per cui il primo grado si è svolto a Roma per il principio dell'attrazione.
«L'attrazione è di natura eccezionale e quindi non suscettibile di un'interpretazione estensiva. Andavano fatti due processi, quello alla Juve presso la Disciplinare. Il Tar non entra nel merito, ma qua il punto è la giurisdizione: la decisione di giudicare ammissibile il ricorso presentato da Moggi e Giraudo è un punto non indifferente a favore della Juventus. E questo la Figc lo sa».
Come ha interpretato le minacce del gran capo della Fifa, Joseph Blatter?
«Se Blatter arrivasse a sanzioni tipo la radiazione dall'Europa per i club o la nostra Federazione, qualsiasi giudice comunitario o nazionale accoglierebbe l'immediato ricorso delle società o della stessa Figc. E sempre per il principio costituzionale che permette a chiunque di rivolgersi al giudice dello Stato».
Che finale si aspetta da questa interminabile storia?
«Prevedo una serie A allargata, comprendente anche la Juventus. Il Tar darà la sospensiva e sarà tutto da rifare».

(fonte: LA STAMPA)

Insomma, vi erano tutte le condizioni per fermare il calcio per un anno, portare a termine processi, finalmente degni di questo nome, fare effettivamente luce sulla gestione di FIGC e LEGA, finalmente affidate a persone al di là di ogni sospetto (no ex consiglieri interisti, che in passato facevano parte dell'entourage dello Geronzi ROMAttiano e GEAno). Si sarebbe potuto forse (tuttavia rimango per la tesi dell'impossibilità, come ho cercato di spiegare in alcuni articoli precedenti) ricercare il calcio pulito, a prezzo di lacrime e sangue (come tutte le rivoluzioni). La Juventus avrebbe avuto il merito di cambiare e di cambiarsi ed invece ha calato le braghe, approfittando del mutismo dei propri supporters (tifosi da salotto, da sky), che non mandano gli inviati di SKY in prognosi riservata, non spezzano l'Italia in due, bloccando le stazioni e non minacciano, novelli Brenno, di mettere a ferro e fuoco la Caput Mundi, ma si radunano in 20 davanti alla sede in occasione dell'evento più importante della loro storia, suscitando le ilarità dei loro stessi rappresentanti (leggasi dichiarazioni di Cobolli Gigli, all'uscita del CDA).

RAGAZZI ECCO A VOI IL CALCIO PULITO … GODETEVELO; IO TORNERO' A TIFARE JUVE, QUANDO TORNERA' A VINCERE SCUDETTI E CHAMPIONS (POSSIBILMENTE SENZA QUESTA dirigenza, che la giudica, parole dei vertici degli affari Agnelli, un peso).
DOPOTUTTO INNAMORATO SI', MA FESSO NO …

 

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