|
Alt! Fermi tutti, qui
bisogna fare un po' di chiarezza! Bisogna chiedersi se il calcio è marcio, o
è la Juventus che lo rende tale? Se Moggi è il grande Vejo o qualcuno ha
fatto si che lo diventasse?
Partiamo da un'inappuntabile premessa: ad oggi la Juventus di Luciano Moggi
e Antonio Giraudo è colpevole, ed è quindi giusto che paghi in egual misura
le sue colpe; anche se ciò forse vorrà dire l'estinzione di un patrimonio
calcistico costruito in 109 anni di storia (da più parti si ventila il
fallimento in caso di retrocessione), da juventino mi duole ammetterlo: è
giusto che si paghi.
Tuttavia accanto a questa che ad oggi sembra una verità inconfutabile, mi
sovvengono ulteriori considerazioni che credo sia lecito approfondire. Parto
da due premesse: perché ad intercettazione sono state sottoposte solo le
conversazioni di un dirigente della Juventus? Inoltre chi ha dato a Moggi,
un semplice tranviere ricordiamolo, un tale potere, e per quale motivo? Il
potere che ha acquisito nel mondo del calcio è sproporzionato rispetto alla
sua storia e alla sua formazione. Non parliamo più delle piccole magagne
granata o napoletane (le hanno fatte tutti in questo mondo), ma di un vero e
proprio complesso di potere dai limiti non tracciabili. Sgombriamo il campo
dagli equivoci; ad oggi tutti credono che non sia solo la Juve ad aver
falsato il sistema, come ieri tutti erano uniti nel coro dei "ogni giocatore
si dopa"; eppure, oggi come allora, le indagini si sono concentrate solo
sulla triade bianconera. Inoltre la Juve è politicamente debolissima: non ha
potentati economici alle spalle (veri potentati e non i rimasugli
dell'impero Agnelli, come li ha definiti Mario Sconcerti, uno dei maggiori
propugnatori della cosiddetta "riforma morale", non più di un paio d'anni
fa), non ha TV come le altre due "grandi" Milan e Inter (Mediaset e La7),
non ha agganci politici forti, non può muovere quella vasta pletora di
addetti ai lavori (stampa TV e Radio locali, giornalisti schierati) come
succede a Roma, ed infine ha un panorama tifosi consistente solo di numero,
ma mediocre per ciò che concerne l'effettiva pressione capace di esercitare.
Rispondo immediatamente a chi mi potrebbe contestare la reale consistenza
del potere Agnelli: se fosse indubbiamente tale, perchè per esercitarsi ha
dovuto ricorrere a manager esterni il panorama torinese? Inoltre perché a
fine anni '80 - primi anni '90, quando la FIAT era tutt'altro che in crisi e
col delfino Montezemolo direttamente alla guida della società, questo potere
è apparso ai più impalpabile? Insomma perché una FIAT, in crisi economica e
di credibilità, dovrebbe avere oggi quel potere a garanzia della triade che
in precedenza, in un contesto più favorevole e senza dover ricorrere ad
elementi esterni il mondo Agnelli, non ha esercitato?
Partendo dal presupposto che il potere è un dato concreto frutto di logiche
e forza acquisita, e non un attributo derivante dal semplice nome o blasone,
mi chiedo: chi ha dato una tale possibilità d'influenzare ad un semplice
tranviere, senza colossi alle spalle? Perché i veri colossi hanno concesso a
Moggi e alla "piccola Juventus" una tale opportunità? Mediante quale
marchingegno Moggi aveva acquisito una simile capacità d'influenzare (o
meglio spaventare) gli arbitri?
Le sue sanzioni e le sue sentenze da chi venivano eseguite? Perché erano
prese così sul serio?
Chi ha dato una così grande forza alla GEA, tanto da darle la possibilità di
scardinare, in così breve tempo, le rendite acquisite dal vasto panorama dei
procuratori indipendenti?
Tante, forse troppe domande per una vicenda che ha al momento un solo
colpevole. Il "Sistema Moggi" è qualcosa di più; proviene dai meandri del
tempo calcistico, dal caso Rosetta, dalle oscure trame di Italo Allodi, in
definitiva da una classe dirigente che affonda le sue radici nell'immediato
dopoguerra e oltre ancora. Smettiamo di fare le verginelle scandalizzate
dall'orco Moggi, perché il calcio non è più uno sport da molto più di dodici
anni fa. Giuliano Ferrara, uno che non ne capisce di pelotas, ha
pubblicamente affermato in faccia allo scandalizzato Paolo Liguori che il
"soccer non è un sogno, ma una pulsione a vincere di chi si identifica
fanaticamente nei suoi colori". Nessuno dei soloni dù Fuetbol ha osato
controbattere. Ed è proprio per questo che la Juventus è così facile
d'attaccare, infatti tra tutti gli zeloti il popolo bianconero è forse il
meno praticante. Ho sempre avuto la convinzione che la tifoseria juventina
fosse come l'elettorato di centrodestra: "una maggioranza silenziosa, facile
da colpire poiché sostanzialmente menefreghista", e giorno dopo giorno me ne
convinco sempre di più. I cosiddetti 15.000.000 di tifosi vengono trattati a
pesci in faccia su tutte le piazze e in tutti i salotti televisivi, quando
nessuno si sarebbe azzardato a fare ciò coi tifosi della Lazio, che due anni
fa assediavano i tribunali di Roma facendo firmare al "Berlusca - rivoglio i
due scudetti" una legge truffa salva-Lotito. Nessuno avrebbe osato tanto
contro la Roma e i romanisti, che avrebbero preferito dar vita ad una guerra
civile piuttosto che ammettere lo stato di profonda violazione contabile in
cui germinavano. Nei forum bianconeri si ha in bocca lo sterile ritornello
del "siamo 15.000.000", ma politicamente non contano/iamo, perchè non
hanno/abbiamo niente, soprattutto quella passione che contraddistingue altri
lidi. Continuo a pensare che non è sulla colpevolezza o meno della Juventus
(ciò è ormai acquisito) che noi dovremmo dibattere, ma sul perché la nostra
dignità di tifosi (ed anche di uomini con un minimo di intelligenza), viene
calpestata in modo così sfacciato. |