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Rischio a due è la dimostrazione che un
grande attore non è sufficiente per ottenere un grande film.
Il grande attore in questione è Al Pacino, supportato dalla comunque valida
René Russo e l’astro nascente(?) dall’impronunciabile cognome Matthew
Mcconaughey.
E’ proprio quest’ultimo ad avere il ruolo del protagonista, l’ex giocatore
di football Brandon Lang, riciclatosi nel ruolo di infallibile
pronosticatore di risultati di partite dopo aver dovuto abbandonare i campi
in seguito ad un brutto incidente. Questo suo talento viene notato da Walter
Abrams (interpretato da Al Pacino), a capo di una società che si occupa di
consigliare gli scommettitori nelle loro puntate. La storia ci descriverà
allora l’evoluzione della carriera di Lang e del suo rapporto con Abrams, i
suoi alti e bassi, i clamorosi successi e le catastrofiche cantonate, fino
all’immancabile resa dei conti finale.
Il rapporto fra i due diventerà giorno per giorno più saldo e profondo,
Abrams organizzerà l’azienda intorno al suo pupillo, ma nel mentre plasmerà
anche il ragazzo secondo i suoi desideri, corrompendone “l’anima pura da
bravo ragazzo che ama lo sport” e trasformandolo in una persona forse
vincente, ma cinica e arrogante. Il personaggio più interessante è
inevitabilmente quello interpretato da Pacino, caratterizzato soprattutto
dal suo essere un giocatore d’azzardo incallito, che sembra sentirsi vivo
solo assaporando le emozioni che gli vengono nel sentirsi ancora vivo dopo
avere perso le scommesse più rischiose ed importanti. Di questo problema
l’uomo è consapevole, ma ritenendo che sia un “difetto di fabbricazione” ci
convive ed anzi ne sfrutta la conoscenza per meglio indirizzare la propria
società verso il target più appetibile…!
Il grosso problema di questo film è che stenta ad attirare davvero
l’attenzione: i personaggi sarebbero anche abbastanza ben delineati, ma
sanno un po’ troppo di già visto, lo stesso Pacino, pur svolgendo un ottimo
lavoro, non sembra aggiungere niente di cui ricordarsi al suo stratosferico
curriculum, mentre Mcconaughey è tutto sommato piuttosto scialbo e, a parte
un gran fisico che probabilmente affascinerà le pulzelle e farà montare una
certa invidia nei maschietti che già pensano all’estate, non aggiunge niente
alla storia. Quanto a René Russo, il suo personaggio è forse il più
affascinante, ma ha un ruolo decisamente marginale.
Intendiamoci, non si tratta di un brutto film, ma non ha niente di
straordinario, dura troppo e non mantiene un ritmo tale da catalizzare
l’attenzione per tuta la sua durata.
C’è poi un aspetto che mi ha lasciato un po’ perplesso: il film inizia con
la voce di Lang fuori campo che racconta la sua storia, e fin qui tutto ok.
Solo che poi ci si “scorda” di questo aspetto e il narratore fuori campo si
perde per non riapparire mai più… Boh!
Per il resto la pellicola si lascia guardare e, pur sapendo con largo
anticipo come andrà a finire, può suscitare la curiosità dello spettatore,
più che altro rispetto ad alcune evoluzioni dei rapporti fra i personaggi.
Insomma, nelle sale in questo periodo c’è di meglio da vedere e avere nomi
di richiamo in cartellone non basta, come detto, a fare di un film un grande
film.
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