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Eccoci
qua, poche ore dopo l'inizio dell'evento più importante dell'anno: la 18°
edizione della FIFA WORLD CUP, Germania 2006. Una competizione che si
giocherà sul filo dell'equilibrio, se si escludono gli extraterrestri, i
quali però … ne parleremo in seguito statene sicuri. Per l'Italia si tratta
di un bivio: o si rialza la testa e si dimostra che alla fine più che le
procure sono i piedi puliti, nel senso di talentuosi, a decidere da sempre i
destini della pelota nazionale, o si precipita in un abisso di presunte
riforme post-moraliste, che individueranno capri espiatori, ma in sostanza
lasceranno ferito l'intero movimento. Mi riferisco soprattutto agli adepti
locali a bande bianconere, che i più vorrebbero già reclusi nel carcere
dell'ignominia (con una tale divisa sarebbero già avvantaggiati), e che
quindi hanno tanto, un'intera carriera condotta ai massimi livelli, da
dimostrare.
Possiamo dividere le contendenti al massimo trofeo esistente (è inutile
negare un valore economico e sportivo che va nettamente al di là di quello
assunto da qualsiasi medaglia olimpica estiva o invernale) in quattro
gruppi:
- quelli che se non arrivano almeno in semifinale sarà una tragedia
nazionale, con morti suicidi, borse che colano a picco, crisi di governo
politico, sfiducia nella vita, arresti, scontri; in definitiva "nà
Cambogia".
- quelli che supero il turno e poi vedremo se dedicare una statua o meno a
chi mi ha portato fin qui
- quelli che possono essere una sorpresa e, talmente sicuri di esserlo, si
sono già posti traguardi eccessivamente ambiziosi
- quelli che ci faccio qui.
Capofila degli extraterrestri sono i Sudamericani, con in Pole Position il
Brasile, Pentacampeao, di
Parreira; una squadra mostruosa, un concentrato di artisti che sembra
l'Italia del Rinascimento. Una Disneyland calcistica dal fatturato pari
all'intero PIL del Togo. Il C.T. brasiliano può schierare ben due squadre in
grado di vincere i mondiali: Dida, Cafu (tornato finalmente in forma alla
vigilia dei Mondiali), Lucio, Cris, Roberto Carlos; Emerson, Gilberto Silva;
Kakà, Ronaldinho; Adriano, Ronaldo e tra gli altri Rogerio Ceni, Luisao,
Juan, Cicinho, Gilberto, Juninho Pernambucano, Zè Roberto, Ricardinho,
Mineiro (che ha sostituito l'infortunato Edmilson), Robinho, Fred. Mostruoso
a leggersi, eppure … non imbattibile. E' forse il miglior Brasile della
storia, addirittura superiore al Timao '82, o al Vavà, Didì, Pele, Garrincha
futbol dei primi anni '60, ma ha un punto debole: è una squadra insuperabile
quando ha il pallone tra i piedi, ma se bene attaccata e privata
dell'iniziativa, corre il rischio di andare in panne. Certo più facile a
dirsi che a farsi, poiché gli avversari dovranno giocare al massimo delle
loro possibilità, mostrando doti tattiche ed una possente tenuta atletica,
ma l'obbligo è provare a dare a Lula e compagni un nuovo dispiacere targato
lutto nazionale (come dopo Uruguay '50).
A ruota del Brasile segue l'Argentina del C.T. Pekerman e della stella
Lionel Messi; ci sono passati molti attraverso la categoria del "Nuovo
Maradona" (Riquelme, Saviola, Aimar, Gallardo … fino al carneade Pablo
Vitti); ora è il turno del diciannovenne in forza al Barcellona, con la
sensazione comunque che tra i citati risulta il più meritevole. Averlo visto
giocare giustifica adeguate ambizioni e speranze, che già da questo Mondiale
il piccoletto è chiamato a giustificare. La formazione argentina è più
solida, anche se meno talentuosa di quella verdeoro, anche perché Pekerman
ha fatto fuori due pedine che, in caso di fallimento, potrebbero costargli
il posto: gli interisti Veron e Samuel. Emblematico il caso di quest'ultimo,
tra i mmigliori difensori del campionato italiano, al quale è stato
preferito il suo compagno di squadra, l'oggetto del mistero Burdisso, con la
scusa che può ricoprire ben due ruoli in difesa (centrale e terzino).
Tuttavia anche senza i due interisti, l'Argentina può schierare una
formazione che mette i brividi: Pato Abbondanzieri; Sorin, Ayala, Coloccini,
Heinze; Cambiasso, Riquelme (il grande rivale di Veron), Mascherano, Messi
(salterà comunque l'esordio perché infortunato); Tevez, Crespo; se Pekerman,
dopo le sue contestate scelte, non arriva almeno in semifinale, verrà
impalato sulla pubblica piazza di Buenos Aires come un bieco dispensatore di
Bond.
Passiamo alle europee; la più attrezzata sembra l'Italia: Buffon; Zambrotta,
Nesta, Cannavaro,
Zaccardo (Oddo), forse il miglior reparto difensivo dell'intero pianeta;
Pirlo, Gattuso, Camoranesi, grinta e tecnica a iosa con validi ricambi come
baby De Rossi e il fenomenale Perrotta di quest'anno; Totti, il miglior
trequartista d'Europa (Del Piero); Toni, capocannoniere del campionato più
difficile del mondo e Gilardino, in prospettiva forse il miglior attaccante
europeo. Le convocazioni di Marcello Lippi non hanno destato scalpore
(nonostante la pubblica piazza ludibriosa del post intercettazioni non si
sia lasciata sfuggire l'occasione di contestare un mister non solo ex
juventino ma anche GEA), se si eccettua la non convocazione di Panucci per
Zaccardo.
Ancora
una volta sarà comunque la condizione atletica del team (chissà perché nelle
ultime due competizioni gli azzurri arrivano agli appuntamenti che contano
col fiato corto, e i vari infortuni di Nesta, Zambrotta e Gattuso starebbero
a dimostrarlo), e soprattutto la tenuta mentale, dopo il grande gioco al
massacro che è Calciopoli, a decidere del destino azzurro. L'esperienza mi
suggerisce che quando si scende in campo i pensieri, le parole ed i Moggi
vanno in soffitta, e sono le gambe a decidere dei risultati, per tale motivo
biasimo chi già da ora sta mettendo le mani avanti adducendo possibili torti
arbitrali o energie nervose in pericoloso calo; ventitreuomini strapagati
devono dimostrare che sono idolatrati per reali motivi, e tra questi
qualcosa in più dovranno dare i vari Buffon, Zambrotta, Cannavaro,
Camoranesi e Del Piero: sono i rappresentanti della squadra più amata e,
oggi come mai odiata, d'Italia, e dovranno palesare di non essere un bluff
da Procura.
Tra Francia ed Inghilterra preferisco i sudditi della Regina; mi sembrano
più compatti ed in possesso di requisiti tecnico-tattici di livello: Paul
Robinson (forse il punto debole della squadra); Neville, Ferdinand (Terry),
Campbell, Ashley Cole; Beckham, Lampard, Gerrard (infortunato, salterà
l'esordio), Hargreaves, (ragazzi, questo è il miglior centrocampo d'Europa);
Rooney (comunque eventualmente disponibile dagli ottavi, o Crouch), Owen. La
bianca Albione manda in campo una delle migliori formazioni di tutta la sua
storia, ma i rischi sono altri: i tanti infortuni e la scarsa propensione a
vincere che i maestri del calcio hanno mostrato in più di 100 anni di
storia.
La Francia è un punto interrogativo; i blues sono ancora alle prese con una
difficile transizione generazionale, iniziatasi dopo la fallimentare
spedizione in Corea e Giappone e non ancora conclusa. Domenech si è trovato
costretto a richiamare in squadra i grandi vecchi, Zizou Zidane su tutti,
dopo le inaspettate difficoltà nel girone di qualificazione; una scelta che
se da un lato ha reso, dall'altro ha tarpato le ali a molti giovani ed
interessanti galletti. La sensazione è che con Barthez (35 anni); Gallas (29
anni), Thuram (34 anni), Silvestre (l'ex interista, 29 anni), Sagnol (29
anni); Makelele (33 anni), Vieira (se è come quello visto quest'anno alla
Juve … 30 anni), Dhorasoo (33 anni); Zidane (salvatore della Patria, 34 anni
e all'ultimo mondiale); Henry e Trezeguet (il migliore attacco al momento
nel vecchio continente, anche dopo l'infortunio di Cissè, sostituito da
Gouvu), la Francia si candida a sparare le ultime cartucce prima della
necessaria rifondazione. Un po' più indietro nel primo gruppo vedrei
Germania, Spagna e Olanda. I tedeschi sono i padroni di casa ed è un obbligo
considerarli tra i protagonisti della massima competizione, anche perché
quando non lo si fa (vedi Corea-Japan 2002), ti smentiscono e arrivano in
finale. Comunque non sembrano poter ambire a qualcosa d'importante alla luce
dei modesti contenuti tecnici e della concorrenza, senza contare
l'infortunio che bloccherà l'esordio dell'uomo di maggior spicco a
disposizione di Klinsmann: Michael Ballack. Formazione: Kahn, ancora lui;
Friedrich, Huth (riserva del Chelsea), Metzelder, Lahm; Schweinsteiger,
Ballack (Borowski), Frings, Schneider; Klose, Podolski. L'Olanda possedeva
un buon roster di partenza, ben plasmato da cigno Van Basten, tuttavia
fatale è stata l'amichevole con l'Australia che ha mandato in infermeria Van
Bronckhorst, Sneijder e Van Der Vaart; gli Oranges sono così decimati e
devono affidarsi alla buona vena del solito Van Nistelrooy, sperando che i
tanti acciaccati recuperino (formazione: Van Der Saar; Ooijer, Van
Bronckhorst (Kromkamp), Heitinga; Cocu, Van Der Vaart (Landzaat), Sneijder (Maduro),
Van Bommel; Robben, Van Nistelrooy, Van Persie). Interessante notare il
blocco di una nuova grande d'Olanda, l'Az Alkmaar (presente con 5 uomini),
che negli ultimi anni sta insidiando il tripolo Feyenoord, Psv e Ajax.
Ed eccoci alla Spagna; la sua fase di avvicinamento al modiale è stata
all'insegna del basso profilo, in netto contrasto coi proclami precedenti
Corea-Japan 2002. I diavoli rossi si presentano in Germania con due pedine
segnate da lunghi infortuni, Raul e Xavi, ed un cocktail di giovani promesse
come Fabregas, Sergio Ramos, Reyes, Torres, e giocatori più o meno esperti,
tra i quali Puyol, Salgado e Joaquin. L'impressione comunque è che tra le 7
componenti il gruppo delle favorite, gli iberici siano superiori solo alla
Germania (formazione: Casillas (Reina); Salgado, Puyol, Sergio Ramos (Pablo),
Marchena (al posto dell'infortunato Del Horno); Xabi Alonso (Fabregas), Xavi,
Luis Garcia, Joaquin; Raul; Fernando Torres)
Nel gruppo delle papabili di colpaccio inserirei Portogallo, Messico,
Repubblica Ceca, Svezia ed Ucraina. I lusitani si possono affidare ai resti
della generazione d'oro (Figo, Pauleta, Nuno Gomes, Costinha, Nuno Valente),
ad un gruppo di buoni interpreti du futbol soprattutto in difesa come
Ricardo Carvalho, Paulo Ferriera, Fernando Meira, Simao Sabrosa e alcuni
giovani interessanti quali Helder Postiga, Hugo Viana, Ricardo Costa, Tiago
Mendes ma su tutti Cristiano Ronaldo. Dopo l'addio di Vitor Baia l'incongita
è divenuta il portiere (Ricardo dello Sporting sembra in vantaggio),
tuttavia la sensazione è che, perse le occasioni precedenti, difficilmente i
portoghesi potranno acciuffare questa. Il Messico è sorprendentemente in
alto nel Ranking Fifa, ma del gruppo mi sembra la meno attrezzata; alcuni
buoni giocatori (Franco del Villarreal, l'eterno Borgetti e soprattutto
Marquez) ma nulla più; comunque il calcio messicano sta crescendo e vedremo
se alla fine darà i suoi frutti.
I diretti avversari dell'Italia, nel gruppo E, sono i cechi, una squadra
compatta, anche se con l'handicap dell'età. Per gli uomini di Karel Bruckner
vale lo stesso discorso fatto per la Francia: si è dovuti ricorrere agli
eterni Pavel Nedved, Karel Poborsky, Vratislav Lokvenc, Tomas Galasek, Jan
Koller, per dar man forte ad una modesta truppa di giovani tra i quali
spiccano Cech (tra i migliori portieri al mondo), Grygera, Jankulòvski
(reduce da una brutta stagione al Milan) e Tomas Rosicky. Bisogna prestare
attenzione al bomber depresso Stajner, ma in sintesi se gli azzurri sapranno
il fatto loro, la Cechia non sarà un problema.
La Svezia merita un discorso a parte; ha sempre fatto bene ai mondiali,
anche con roster meno talentuosi di quello odierno, bisogna quindi fare
maggior attenzione che in passato agli uomini di Lagerback. Il C.T. svedese
può schierare un undici di primo livello con il portiere Isakkson (ex Juve;
infortunato, salterà l'esordio a favore di Shaaban); Nilsson (Panthinaikos),
Mellberg (storico difensore dell'Aston Villa), Lucic (ex Bologna e Atalanta),
Edman (ex Hansa Rostock ora al Rennes); Kallstrom (giovane talento del
Rennes), Ljungberg (Arsenal) e soprattutto il duo offensivo Larsson (fresco
vincitore della Champions), Ibrahimovic (potenza e genio, anche se pochi
goal). Effettivamente i gialloblu non sono da sottovalutare …
Menzione d'obbligo merita l'Ucraina, prima squadra europea a qualificarsi,
ed in possesso di una rosa e di un gioco interessantissimo; una difesa dagli
ottimi livelli (Shovkovskiy, Nesmachniy, Rusol, Vaschuk, l'ottima coppia
centrale under 21 Yatshenko/Chigrynskiy), un centrocampo di sostanza (Tymoshchuk
e Rotan su tutti, oltre all'eterno Gusin) ed un attacco di livello mondiale
con Shevchenko, Rebrov e il talentuoso novello Milevskiy. Attenzione dunque
poiché il buon valore misto all'eccitato clima che si respira all'interno
del team potrebbero risultare un mix vincente.
Veniamo dunque al gruppo delle possibili sorprese, che in molti casi si
sentono già tali. Il vessillo lo innalza il Giappone. Da sempre identificata
come Nazionale emergente, i nipponici hanno clamorosamente fallito il
mondiale casalingo. Ancora una volta vengono tracciate di possibile
sorpresa, tuttavia a mio parere le soddisfazioni in stile Holly e Benji sono
ancora ben lungi dall'arrivare per Nakata e soci. Anche l'Australia (Viduka,
Bresciano, Kewell, Cahill su tutti) possiede un buon team, ma la lunga
assenza dai palcoscenici che contano ed un gruppo con Brasile, Croazia e
Giappone, sembrano ostacoli duri da superare. La Corea del Sud di Park Ji
Sung dovrà confermare il quarto posto di 4 anni fa, ma senza politica e
arbitri a favore questa volta sarà molto difficile. Un buon team lo può
schierare la Costa D'Avorio di Drogba, che insieme al Ghana di Essien si
candida a tenere alto l'onore dell'Africa prossima candidata ad ospitare una
fase finale dei mondiali. Il Paraguay ha recuperato Roque Santa Cruz, anche
se ha perso Cardozo; è tuttavia una squadra da prendere con le molle,
ricordando che nelle ultime due edizione, chi l'ha sconfitta agli ottavi ha
poi vinto il trofeo. Gli Stati Uniti poi sono al loro 5 mondiale consecutivo
ma non sembrano all'altezza delle migliori. Il soccer sta crescendo ma
troppo lentamente per poter ambire già da ora ai massimi traguardi, e se in
più ci si mettono gli infortuni … per Beasley e soci diventa tutto più
diffcile. Tra le europee la Croazia di Prso, Olic, Tudor, Kovac, Simic e il
talento Klasnic sembra superiore alla Serbia di Kezman, nello speciale derby
balcanico, mentre la Svizzera di Frei e la Polonia di Krzynowek (col pesante
handicap dei portieri tutt'altro che affidabili; chissà perché non è stato
convocato Dudek) si candidano ad arrivare almeno agli ottavi.
Chiudiamo poi con le cenerentole che saranno già contente se segneranno
qualche goal o racimoleranno dei punti; tra queste la più attrezzata sembra
l'Iran di Mahdavikia, Rezaei, Hashemian, Ali Daei e Karimi. Come per la
Jugoslavia di Italia '90 o l'Iraq delle olimpiadi 2004, anche intorno
all'Iran si addensano le nubi delle influenze politiche più che sportive.
L'Angola di Mantorras più un discreto numero di dilettanti, l'Arabia Saudita
dell'eterno Al Jaber, la Costa Rica dell'ex Manchester City Wanchope e del
bresciano Martinez (comunque indisponibile per l'esordio), il Togo del solo
Adebayor e la folkloristica Trinidad & Tobago del duo Yorke/Latapy (73 anni
in due), si candidano al ruolo di mere comparse. Mentre l'Ecuador di De La
Cruz e la Tunisia di Trabelsi sembrano avere qualche chance in più.
Ho provato a giocare coi pronostici ed alla fine è venuto fuori un
interessante scenario che vedrebbe il Brasile trionfare in finale
sull'Argentina; al terzo posto gli azzurri e al quarto l'Olanda. Vedremo se
avrò avuto ragione.
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