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Periodico dell'Associazione Culturale


RUBRICHE - MONDO SPORT  
Partono i mondiali
 
 
a cura di Antonio Pio Cristino
ap.cristino@liberamenteonline.org
10 Giugno  2006
 

Eccoci qua, poche ore dopo l'inizio dell'evento più importante dell'anno: la 18° edizione della FIFA WORLD CUP, Germania 2006. Una competizione che si giocherà sul filo dell'equilibrio, se si escludono gli extraterrestri, i quali però … ne parleremo in seguito statene sicuri. Per l'Italia si tratta di un bivio: o si rialza la testa e si dimostra che alla fine più che le procure sono i piedi puliti, nel senso di talentuosi, a decidere da sempre i destini della pelota nazionale, o si precipita in un abisso di presunte riforme post-moraliste, che individueranno capri espiatori, ma in sostanza lasceranno ferito l'intero movimento. Mi riferisco soprattutto agli adepti locali a bande bianconere, che i più vorrebbero già reclusi nel carcere dell'ignominia (con una tale divisa sarebbero già avvantaggiati), e che quindi hanno tanto, un'intera carriera condotta ai massimi livelli, da dimostrare.

Possiamo dividere le contendenti al massimo trofeo esistente (è inutile negare un valore economico e sportivo che va nettamente al di là di quello assunto da qualsiasi medaglia olimpica estiva o invernale) in quattro gruppi:
- quelli che se non arrivano almeno in semifinale sarà una tragedia nazionale, con morti suicidi, borse che colano a picco, crisi di governo politico, sfiducia nella vita, arresti, scontri; in definitiva "nà Cambogia".
- quelli che supero il turno e poi vedremo se dedicare una statua o meno a chi mi ha portato fin qui
- quelli che possono essere una sorpresa e, talmente sicuri di esserlo, si sono già posti traguardi eccessivamente ambiziosi
- quelli che ci faccio qui.

Capofila degli extraterrestri sono i Sudamericani, con in Pole Position il Brasile, Pentacampeao, di Parreira; una squadra mostruosa, un concentrato di artisti che sembra l'Italia del Rinascimento. Una Disneyland calcistica dal fatturato pari all'intero PIL del Togo. Il C.T. brasiliano può schierare ben due squadre in grado di vincere i mondiali: Dida, Cafu (tornato finalmente in forma alla vigilia dei Mondiali), Lucio, Cris, Roberto Carlos; Emerson, Gilberto Silva; Kakà, Ronaldinho; Adriano, Ronaldo e tra gli altri Rogerio Ceni, Luisao, Juan, Cicinho, Gilberto, Juninho Pernambucano, Zè Roberto, Ricardinho, Mineiro (che ha sostituito l'infortunato Edmilson), Robinho, Fred. Mostruoso a leggersi, eppure … non imbattibile. E' forse il miglior Brasile della storia, addirittura superiore al Timao '82, o al Vavà, Didì, Pele, Garrincha futbol dei primi anni '60, ma ha un punto debole: è una squadra insuperabile quando ha il pallone tra i piedi, ma se bene attaccata e privata dell'iniziativa, corre il rischio di andare in panne. Certo più facile a dirsi che a farsi, poiché gli avversari dovranno giocare al massimo delle loro possibilità, mostrando doti tattiche ed una possente tenuta atletica, ma l'obbligo è provare a dare a Lula e compagni un nuovo dispiacere targato lutto nazionale (come dopo Uruguay '50).

A ruota del Brasile segue l'Argentina del C.T. Pekerman e della stella Lionel Messi; ci sono passati molti attraverso la categoria del "Nuovo Maradona" (Riquelme, Saviola, Aimar, Gallardo … fino al carneade Pablo Vitti); ora è il turno del diciannovenne in forza al Barcellona, con la sensazione comunque che tra i citati risulta il più meritevole. Averlo visto giocare giustifica adeguate ambizioni e speranze, che già da questo Mondiale il piccoletto è chiamato a giustificare. La formazione argentina è più solida, anche se meno talentuosa di quella verdeoro, anche perché Pekerman ha fatto fuori due pedine che, in caso di fallimento, potrebbero costargli il posto: gli interisti Veron e Samuel. Emblematico il caso di quest'ultimo, tra i mmigliori difensori del campionato italiano, al quale è stato preferito il suo compagno di squadra, l'oggetto del mistero Burdisso, con la scusa che può ricoprire ben due ruoli in difesa (centrale e terzino). Tuttavia anche senza i due interisti, l'Argentina può schierare una formazione che mette i brividi: Pato Abbondanzieri; Sorin, Ayala, Coloccini, Heinze; Cambiasso, Riquelme (il grande rivale di Veron), Mascherano, Messi (salterà comunque l'esordio perché infortunato); Tevez, Crespo; se Pekerman, dopo le sue contestate scelte, non arriva almeno in semifinale, verrà impalato sulla pubblica piazza di Buenos Aires come un bieco dispensatore di Bond.

Passiamo alle europee; la più attrezzata sembra l'Italia: Buffon; Zambrotta, Nesta, Cannavaro, Zaccardo (Oddo), forse il miglior reparto difensivo dell'intero pianeta; Pirlo, Gattuso, Camoranesi, grinta e tecnica a iosa con validi ricambi come baby De Rossi e il fenomenale Perrotta di quest'anno; Totti, il miglior trequartista d'Europa (Del Piero); Toni, capocannoniere del campionato più difficile del mondo e Gilardino, in prospettiva forse il miglior attaccante europeo. Le convocazioni di Marcello Lippi non hanno destato scalpore (nonostante la pubblica piazza ludibriosa del post intercettazioni non si sia lasciata sfuggire l'occasione di contestare un mister non solo ex juventino ma anche GEA), se si eccettua la non convocazione di Panucci per Zaccardo. Ancora una volta sarà comunque la condizione atletica del team (chissà perché nelle ultime due competizioni gli azzurri arrivano agli appuntamenti che contano col fiato corto, e i vari infortuni di Nesta, Zambrotta e Gattuso starebbero a dimostrarlo), e soprattutto la tenuta mentale, dopo il grande gioco al massacro che è Calciopoli, a decidere del destino azzurro. L'esperienza mi suggerisce che quando si scende in campo i pensieri, le parole ed i Moggi vanno in soffitta, e sono le gambe a decidere dei risultati, per tale motivo biasimo chi già da ora sta mettendo le mani avanti adducendo possibili torti arbitrali o energie nervose in pericoloso calo; ventitreuomini strapagati devono dimostrare che sono idolatrati per reali motivi, e tra questi qualcosa in più dovranno dare i vari Buffon, Zambrotta, Cannavaro, Camoranesi e Del Piero: sono i rappresentanti della squadra più amata e, oggi come mai odiata, d'Italia, e dovranno palesare di non essere un bluff da Procura.

Tra Francia ed Inghilterra preferisco i sudditi della Regina; mi sembrano più compatti ed in possesso di requisiti tecnico-tattici di livello: Paul Robinson (forse il punto debole della squadra); Neville, Ferdinand (Terry), Campbell, Ashley Cole; Beckham, Lampard, Gerrard (infortunato, salterà l'esordio), Hargreaves, (ragazzi, questo è il miglior centrocampo d'Europa); Rooney (comunque eventualmente disponibile dagli ottavi, o Crouch), Owen. La bianca Albione manda in campo una delle migliori formazioni di tutta la sua storia, ma i rischi sono altri: i tanti infortuni e la scarsa propensione a vincere che i maestri del calcio hanno mostrato in più di 100 anni di storia.
La Francia è un punto interrogativo; i blues sono ancora alle prese con una difficile transizione generazionale, iniziatasi dopo la fallimentare spedizione in Corea e Giappone e non ancora conclusa. Domenech si è trovato costretto a richiamare in squadra i grandi vecchi, Zizou Zidane su tutti, dopo le inaspettate difficoltà nel girone di qualificazione; una scelta che se da un lato ha reso, dall'altro ha tarpato le ali a molti giovani ed interessanti galletti. La sensazione è che con Barthez (35 anni); Gallas (29 anni), Thuram (34 anni), Silvestre (l'ex interista, 29 anni), Sagnol (29 anni); Makelele (33 anni), Vieira (se è come quello visto quest'anno alla Juve … 30 anni), Dhorasoo (33 anni); Zidane (salvatore della Patria, 34 anni e all'ultimo mondiale); Henry e Trezeguet (il migliore attacco al momento nel vecchio continente, anche dopo l'infortunio di Cissè, sostituito da Gouvu), la Francia si candida a sparare le ultime cartucce prima della necessaria rifondazione. Un po' più indietro nel primo gruppo vedrei Germania, Spagna e Olanda. I tedeschi sono i padroni di casa ed è un obbligo considerarli tra i protagonisti della massima competizione, anche perché quando non lo si fa (vedi Corea-Japan 2002), ti smentiscono e arrivano in finale. Comunque non sembrano poter ambire a qualcosa d'importante alla luce dei modesti contenuti tecnici e della concorrenza, senza contare l'infortunio che bloccherà l'esordio dell'uomo di maggior spicco a disposizione di Klinsmann: Michael Ballack. Formazione: Kahn, ancora lui; Friedrich, Huth (riserva del Chelsea), Metzelder, Lahm; Schweinsteiger, Ballack (Borowski), Frings, Schneider; Klose, Podolski. L'Olanda possedeva un buon roster di partenza, ben plasmato da cigno Van Basten, tuttavia fatale è stata l'amichevole con l'Australia che ha mandato in infermeria Van Bronckhorst, Sneijder e Van Der Vaart; gli Oranges sono così decimati e devono affidarsi alla buona vena del solito Van Nistelrooy, sperando che i tanti acciaccati recuperino (formazione: Van Der Saar; Ooijer, Van Bronckhorst (Kromkamp), Heitinga; Cocu, Van Der Vaart (Landzaat), Sneijder (Maduro), Van Bommel; Robben, Van Nistelrooy, Van Persie). Interessante notare il blocco di una nuova grande d'Olanda, l'Az Alkmaar (presente con 5 uomini), che negli ultimi anni sta insidiando il tripolo Feyenoord, Psv e Ajax.

Ed eccoci alla Spagna; la sua fase di avvicinamento al modiale è stata all'insegna del basso profilo, in netto contrasto coi proclami precedenti Corea-Japan 2002. I diavoli rossi si presentano in Germania con due pedine segnate da lunghi infortuni, Raul e Xavi, ed un cocktail di giovani promesse come Fabregas, Sergio Ramos, Reyes, Torres, e giocatori più o meno esperti, tra i quali Puyol, Salgado e Joaquin. L'impressione comunque è che tra le 7 componenti il gruppo delle favorite, gli iberici siano superiori solo alla Germania (formazione: Casillas (Reina); Salgado, Puyol, Sergio Ramos (Pablo), Marchena (al posto dell'infortunato Del Horno); Xabi Alonso (Fabregas), Xavi, Luis Garcia, Joaquin; Raul; Fernando Torres)

Nel gruppo delle papabili di colpaccio inserirei Portogallo, Messico, Repubblica Ceca, Svezia ed Ucraina. I lusitani si possono affidare ai resti della generazione d'oro (Figo, Pauleta, Nuno Gomes, Costinha, Nuno Valente), ad un gruppo di buoni interpreti du futbol soprattutto in difesa come Ricardo Carvalho, Paulo Ferriera, Fernando Meira, Simao Sabrosa e alcuni giovani interessanti quali Helder Postiga, Hugo Viana, Ricardo Costa, Tiago Mendes ma su tutti Cristiano Ronaldo. Dopo l'addio di Vitor Baia l'incongita è divenuta il portiere (Ricardo dello Sporting sembra in vantaggio), tuttavia la sensazione è che, perse le occasioni precedenti, difficilmente i portoghesi potranno acciuffare questa. Il Messico è sorprendentemente in alto nel Ranking Fifa, ma del gruppo mi sembra la meno attrezzata; alcuni buoni giocatori (Franco del Villarreal, l'eterno Borgetti e soprattutto Marquez) ma nulla più; comunque il calcio messicano sta crescendo e vedremo se alla fine darà i suoi frutti.

I diretti avversari dell'Italia, nel gruppo E, sono i cechi, una squadra compatta, anche se con l'handicap dell'età. Per gli uomini di Karel Bruckner vale lo stesso discorso fatto per la Francia: si è dovuti ricorrere agli eterni Pavel Nedved, Karel Poborsky, Vratislav Lokvenc, Tomas Galasek, Jan Koller, per dar man forte ad una modesta truppa di giovani tra i quali spiccano Cech (tra i migliori portieri al mondo), Grygera, Jankulòvski (reduce da una brutta stagione al Milan) e Tomas Rosicky. Bisogna prestare attenzione al bomber depresso Stajner, ma in sintesi se gli azzurri sapranno il fatto loro, la Cechia non sarà un problema.

La Svezia merita un discorso a parte; ha sempre fatto bene ai mondiali, anche con roster meno talentuosi di quello odierno, bisogna quindi fare maggior attenzione che in passato agli uomini di Lagerback. Il C.T. svedese può schierare un undici di primo livello con il portiere Isakkson (ex Juve; infortunato, salterà l'esordio a favore di Shaaban); Nilsson (Panthinaikos), Mellberg (storico difensore dell'Aston Villa), Lucic (ex Bologna e Atalanta), Edman (ex Hansa Rostock ora al Rennes); Kallstrom (giovane talento del Rennes), Ljungberg (Arsenal) e soprattutto il duo offensivo Larsson (fresco vincitore della Champions), Ibrahimovic (potenza e genio, anche se pochi goal). Effettivamente i gialloblu non sono da sottovalutare …

Menzione d'obbligo merita l'Ucraina, prima squadra europea a qualificarsi, ed in possesso di una rosa e di un gioco interessantissimo; una difesa dagli ottimi livelli (Shovkovskiy, Nesmachniy, Rusol, Vaschuk, l'ottima coppia centrale under 21 Yatshenko/Chigrynskiy), un centrocampo di sostanza (Tymoshchuk e Rotan su tutti, oltre all'eterno Gusin) ed un attacco di livello mondiale con Shevchenko, Rebrov e il talentuoso novello Milevskiy. Attenzione dunque poiché il buon valore misto all'eccitato clima che si respira all'interno del team potrebbero risultare un mix vincente.

Veniamo dunque al gruppo delle possibili sorprese, che in molti casi si sentono già tali. Il vessillo lo innalza il Giappone. Da sempre identificata come Nazionale emergente, i nipponici hanno clamorosamente fallito il mondiale casalingo. Ancora una volta vengono tracciate di possibile sorpresa, tuttavia a mio parere le soddisfazioni in stile Holly e Benji sono ancora ben lungi dall'arrivare per Nakata e soci. Anche l'Australia (Viduka, Bresciano, Kewell, Cahill su tutti) possiede un buon team, ma la lunga assenza dai palcoscenici che contano ed un gruppo con Brasile, Croazia e Giappone, sembrano ostacoli duri da superare. La Corea del Sud di Park Ji Sung dovrà confermare il quarto posto di 4 anni fa, ma senza politica e arbitri a favore questa volta sarà molto difficile. Un buon team lo può schierare la Costa D'Avorio di Drogba, che insieme al Ghana di Essien si candida a tenere alto l'onore dell'Africa prossima candidata ad ospitare una fase finale dei mondiali. Il Paraguay ha recuperato Roque Santa Cruz, anche se ha perso Cardozo; è tuttavia una squadra da prendere con le molle, ricordando che nelle ultime due edizione, chi l'ha sconfitta agli ottavi ha poi vinto il trofeo. Gli Stati Uniti poi sono al loro 5 mondiale consecutivo ma non sembrano all'altezza delle migliori. Il soccer sta crescendo ma troppo lentamente per poter ambire già da ora ai massimi traguardi, e se in più ci si mettono gli infortuni … per Beasley e soci diventa tutto più diffcile. Tra le europee la Croazia di Prso, Olic, Tudor, Kovac, Simic e il talento Klasnic sembra superiore alla Serbia di Kezman, nello speciale derby balcanico, mentre la Svizzera di Frei e la Polonia di Krzynowek (col pesante handicap dei portieri tutt'altro che affidabili; chissà perché non è stato convocato Dudek) si candidano ad arrivare almeno agli ottavi.

Chiudiamo poi con le cenerentole che saranno già contente se segneranno qualche goal o racimoleranno dei punti; tra queste la più attrezzata sembra l'Iran di Mahdavikia, Rezaei, Hashemian, Ali Daei e Karimi. Come per la Jugoslavia di Italia '90 o l'Iraq delle olimpiadi 2004, anche intorno all'Iran si addensano le nubi delle influenze politiche più che sportive. L'Angola di Mantorras più un discreto numero di dilettanti, l'Arabia Saudita dell'eterno Al Jaber, la Costa Rica dell'ex Manchester City Wanchope e del bresciano Martinez (comunque indisponibile per l'esordio), il Togo del solo Adebayor e la folkloristica Trinidad & Tobago del duo Yorke/Latapy (73 anni in due), si candidano al ruolo di mere comparse. Mentre l'Ecuador di De La Cruz e la Tunisia di Trabelsi sembrano avere qualche chance in più.

Ho provato a giocare coi pronostici ed alla fine è venuto fuori un interessante scenario che vedrebbe il Brasile trionfare in finale sull'Argentina; al terzo posto gli azzurri e al quarto l'Olanda. Vedremo se avrò avuto ragione.
 

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