|
|
| ATTUALITA' - MONDO |
|
|
Il velo in Turchia,
tra libertà e imposizione religiosa |
| |
| |
di Felice Simonelli
f.simonelli@liberamenteonline.org |
| 15 febbraio 2008 |
| |
La scorsa settimana ad Ankara, il Parlamento turco ha emendato
definitivamente la Costituzione permettendo alle studentesse l'uso del
turban, il velo islamico, all'interno delle università. 411 voti contro 103
hanno eliminato una proibizione che vigeva in Turchia dal 1982. Gli
emendamenti sono stati proposti dal governo e in particolare dal partito di
ispirazione islamica moderata del premier Erdogan. Le motivazioni principali
sembrano essere la volontà di non privare del diritto all'istruzione le
donne che scelgono di indossare il velo e il principio di uguaglianza
nell'erogazione dei servizi pubblici, in nome della libertà di espressione e
di culto.
La decisione, tuttavia, secondo autorevoli personalità contrasta con la
netta distinzione che deve passare tra Stato e religione, uno dei principi
cardini della Costituzione turca, a garanzia della laicità dei luoghi
pubblici. Perplessità sorgono soprattutto per l'evidente asimmetria che tale
scelta introduce: permane infatti il divieto di indossare qualsiasi simbolo
religioso per chi professa culti diversi dall'Islam. La riforma entrerà in
vigore dopo la promulgazione del presidente della Repubblica, Abdullah Gul,
il quale non dovrebbe fare alcuna opposizione, considerato anche che sua
moglie indossa abitualmente il velo e proprio la proibizione in questione le
aveva impedito di accedere all'istruzione universitaria.
L'opinione pubblica però sembra spaccata e, al centro di Ankara, decine di
migliaia di persone, fra cui molti giovani e donne, hanno dato vita ad una
pacifica manifestazione di protesta, con bandiere turche e slogan laici. Se
è vero che per gli integralisti islamici il velo non è un diritto, ma un
obbligo divino imposto alle donne, allora preoccupa una riforma che potrebbe
ridare vigore a una schiavitù, camuffata da libertà. Se è vero che
l'imposizione del velo è uno dei tratti salienti della reislamizzazione e la
diffusione del turban è una buona proxy del livello di crescita del
radicalismo islamico, allora l'UE non potrà non tener conto di questa
riforma nel valutare le richieste di ingresso della Turchia in Europa.
|
|
 |
|
|