LiberaMente come Home Page    -    Il banner di LiberaMente    -    Aggiungi ai preferiti
Periodico dell'Associazione Culturale


ATTUALITA' - MONDO  

E adesso che si fa?

La crisi politica e le possibili vie di uscita
 
di Ivan Cardia
i.cardia@liberamenteonline.org
26 Gennaio 2008
 

Il governo Prodi è caduto. Sono stati due anni difficili, per noi elettori e per loro eletti. Per loro, perché avendo vinto con uno scarto veramente minimo, avendo una maggioranza che definire risicata suona eufemistico, frutto di un voto quasi paritario, ma anche di una legge elettorale quanto meno scellerata, si sono trovati a dover governare un Paese assolutamente ingovernabile come l’Italia, peraltro in piena crisi sotto qualsiasi punto di vista, economico, culturale, morale.
Per noi, perché si poteva fare di meglio, perché avere un Ministro dell’Economia che definisce “bellissime” le tasse non concilia molto il sonno, perchè abbiamo dovuto assistere al triste spettacolo di un Parlamento cui veniva continuamente sottoposto il voto di fiducia, perché abbiamo dovuto sopportare il governo più di sinistra della storia della Repubblica, che però non è riuscito a far contenti neanche i suoi elettori, facendo una politica né di destra né di sinistra, tendendo ora di qua e ora di là, nel tentativo di far contenti un po’ tutti, obbligati com’erano a dover trattare con partiti eletti con i voti di qualche cerchia d’amici.

Ora non si tratta di festeggiare, perché è stolto chi festeggia guardando alla ferita altrui e dimenticando la propria, perché non sappiamo dove trovarla la voglia di festeggiare dopo aver visto lo spettacolo indegno offerto dal Parlamento al momento di sfiduciare il governo Prodi, perché non si può essere contenti, in una crisi di questo tipo. Certo le critiche al governo non mancano, farle a posteriori è sicuramente molto facile, era evidente sin dall’inizio che non avrebbe retto, offrendo un panorama di uomini politici di pensiero così lontano, da Di Pietro a Mastella, da Rutelli a D’Alema, dalla Bonino a Diliberto, uniti tutti in sostanza nel nome di un antiberlusconismo e di un attaccamento al potere che non possono non portare ad una linea incerta, a comportamenti incoerenti, a dichiarazioni di principi che poi non si traducono in fatti.
Il centrosinistra faceva mostra di una sorta di serietà, di un’immagine da duri e puri, che a Berlusconi certo mancava, ma poi il caso Mastella, su cui non possiamo pronunciarci da un punto di vista giudiziario, ma un giudizio morale concedetecelo, ha chiaramente mostrato come sotto la facciata si nascondevano i soliti politicanti. Il centrosinistra aveva battuto su alcuni argomenti caldi, lotta al precariato, legge sul conflitto d’interessi, PACS (o DICO che dir si voglia, perdonateci il pasticcio linguistico), riforma della legge elettorale. Punti nodali del programma dell’Unione, che, tralasciando giudizi di valore, sono rimasti sostanzialmente privi di attuazione, tradendo le aspettative dei propri elettori e arrivando, come al solito, al risultato di rafforzare il centrodestra.

Ora siamo arrivati al punto in cui qualcosa bisogna fare, Prodi ha portato in Parlamento una disfatta annunciata, forse per una sua interpretazione del concetto di coerenza (è l’unico Presidente del Consiglio ad essere stato formalmente sfiduciato nel pieno dei poteri, per giunta questa è già la seconda volta), forse per risolvere qualche bega interna al PD, in ogni caso andando contro il monito del Presidente della Repubblica, mettendo ancora più ostacoli sulla strada che porta ad un governo istituzionale. Napolitano ha (giustamente) fatto capire che era in questo senso che bisognava puntare, che è verso un governo tecnico che punterà, Prodi non ha capito l’antifona e sostanzialmente l’ha messo in seria difficoltà. Andare al voto con questa legge, come chiedono Berlusconi e Fini, è qualcosa che il Capo dello Stato cercherà di evitare in tutti i modi, per evitare che si ripresentino i problemi di governabilità visti in questi due anni, perché il Paese ha bisogno di stabilità, non di fare i conti sulla salute dei senatori a vita o sugli impegni di ogni singolo Onorevole.

La strada non è però facile: un governo di larghe intese è cosa assolutamente improponibile, a nostro avviso non è comunque quello di cui il Paese necessita, un nuovo mandato a Prodi è ipotesi altrettanto improbabile, sarebbe forse possibile solo con un passaggio di Casini a sinistra, ma sembra francamente un po’ troppo. Andare al voto convince poco, peraltro vorrebbe dire limitare per almeno tre mesi l’operato del Governo e tra crisi economica e altre varie crisi di cui purtroppo siamo pieni, non sembra il massimo. La soluzione per cui spinge Napolitano, un governo tecnico che si occupi delle riforme urgenti e necessarie e che faccia esprimere il parere popolare su come eleggere i propri rappresentanti (ricordiamo che è in dirittura d’arrivo un referendum di forte senso maggioritario) è probabilmente la strada che si seguirà, forse anche la migliore, il problema è intendersi sugli uomini, il centrosinistra propone Marini Presidente del Consiglio, con Pisanu Presidente del Senato, quasi una garanzia costituzionale, Berlusconi risponde che si può fare il governo istituzionale solo con Gianni Letta presidente. Quest’ultima candidatura è quella su cui si potrebbe concentrare un qualche consenso, essendo Letta stimato tanto a destra quanto a sinistra (ad essere un po’ maligni si potrebbe ricordare che un altro Letta, Enrico, è molto vicino a Prodi e molto in auge nel centrosinistra), ma i problemi permangono: bisognerebbe intendersi, oltre che sugli uomini, anche sulle riforme da fare. Anche qui, la soluzione potrebbe essere la revisione della c.d. Bozza Bianco in chiave maggioritaria.

In sostanza, l’augurio che ci facciamo nel breve tempo, è quello di un governo tecnico, che traghetti in qualche modo il Paese verso un sistema più stabile. Però il progetto deve guardare più in là: a prescindere dal sistema elettorale, non si può definire stabile un Paese caratterizzato da un’alternanza così malata nell’opera di un Governo: non appena si passa da centrodestra a centrosinistra (e viceversa) il pensiero principale è quello di smontare quanto fatto nella passata legislazione, non di cercare di coordinare le proprie proposte con quanto fatto dagli avversari politici. Questa è l’unica dialettica che può migliorare un Paese, le altre sono schermaglie, spesso di basso livello. E allora non lamentiamoci se abbiamo un Ministro della Giustizia indagato, non lamentiamoci se il Parlamento applaude detto Ministro, non lamentiamoci se nel mezzo di una votazione si deve assistere a sceneggiate napoletane come quella di giovedì, dove c’era chi sveniva, chi sputava, chi urlava, chi dava della “checca” ad un proprio collega. Se non vogliamo guardare avanti, dobbiamo essere felici di questa classe politica, perché è lo specchio più veritiero dell’Italietta che è chiamata a rappresentare.
 

Stampa questo articolo  

 

 
  Privacy  -  Disclaimer  -  WebSiteInfo