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La Summer School della
Fondazione Magna Carta ha aperto i suoi lavori il 1° settembre a Villa
Tuscolana, sui castelli romani, con la ”lectio Magistralis” del senatore
Marcello Dell’Utri. Gaetano Quagliariello, presidente di Magna Carta, ha
accolto i 50 giovani partecipanti al ciclo di seminari affrontando il tema
del rapporto tra cultura e politica nel centrodestra italiano. Se è vero che
esso soffre un notevole ritardo nell’articolazione di una realtà culturale
ricca e propositiva è tuttavia inutile e superata, ha affermato il senatore
di Forza Italia, la rituale polemica sugli intellettuali di centrodestra.
Non è vero che a destra vi sia il deserto dei tartari della cultura e non è
vero che vi siano solo cortigiani del “Principe”. Finito con la Prima
Repubblica il tempo degli intellettuali organici ai partiti, oggi nell’area
liberale cercano di farsi strada con molta difficoltà diverse realtà
culturali che non nascondono la loro scelta di campo ma neanche rinunciano
ad una loro autonomia.
Da tale considerazione ha preso spunto il lungo e vivace intervento del
senatore Dell’Utri, che parlando anche a braccio ha toccato molti temi
importanti per il centrodestra. In primo luogo riaffermando che non vero che
la cultura è di sinistra, e non è vero che la destra sia incolta o peggio
avversa alla cultura, basti pensare a filosofi come Croce, storici come De
Felice, giornalisti come Montanelli, autori come Pirandello. Il fatto che la
cultura sia di sinistra è, secondo il presidente dei Circoli del
Buongoverno, una percezione dovuta alla decennale opera del Pci, che
seguendo l’nsegnamento gramsciano ha occupato “casamatta dopo casamatta” il
tessuto culturale del Paese, ed è quindi oggi in grado di influenzare la
politica e l’opinione pubblica. L’area liberale si sta attrezzando in
ritardo e con risorse insufficienti per questa battaglia culturale, avendo
fatto ben poco nei cinque anni di governo del centrodestra, ma secondo il
senatore la situazione, pur insoddisfacente, è certamente migliore rispetto
a quella del 1994 ed si vedono segnali positivi negli ultimi anni. La
discesa in campo di Berlusconi ha creato quello spazio politico grazie al
quale oggi è possibile costruire iniziative che mescolino cultura e politica
in una prospettiva liberale, diversa da quella della “chiesa comunista”
volta solo all’indottrinamento. Lo scopo è invece fornire gli strumenti
culturali per un’attività politica che sia “servizio civico” per il Paese, e
scuole di formazione politica come quella annuale del Circolo del
Buongoverno, quelle di Forza Italia, e quella “apripista” di Magna Carta
sono alcuni degli esempi della strada da seguire che i partiti dovrebbero
incoraggiare e sostenere.
Dopo il suo applaudito intervento, il senatore Dell’Utri si è prestato alle
domande del pubblico, e sollecitato a proposito dell’ipotesi del Partito
della Libertà ha ribadito la convinzione che FI sia un partito “solido,
radicato ed in crescita”, con problemi interni come tutti i partiti ma in
grado di sopravvivere all’esperienza politica di Berlusconi, che resta
comunque, “facendo le corna”, la principale calamita di voti per FI e per la
Casa delle Libertà. Per il senatore all’orizzonte ci deve essere il partito
unico del centrodestra, di cui FI sarà però il pilastro. Nella cena seguita
alla lectio magistralis, Dell’Utri ha fatto il giro dei tavoli regalando ai
giovani, e firmando personalmente, delle pregiate ristampe di tre classici
della letteratura italiana, quali i Canti di Leopardi, il Principe di
Machiavelli e la Divina Commedia, perchè nulla aiuta la cultura quanto la
lettura di un buon libro.
Articolo pubblicato sull'inserto Il Circolo del
settimanale Il Domenicale del 15/9/2007
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