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Periodico dell'Associazione Culturale


MONDO  
"Solidi. Radicati. In crescita"
I liberali non devono sentirsi secondi a nessuno.
Partecipazione e cultura le parole d'ordine.
 
di Alessandro Marrone
a.marrone@liberamenteonline.org
15 Settembre 2007
 

La Summer School della Fondazione Magna Carta ha aperto i suoi lavori il 1° settembre a Villa Tuscolana, sui castelli romani, con la ”lectio Magistralis” del senatore Marcello Dell’Utri. Gaetano Quagliariello, presidente di Magna Carta, ha accolto i 50 giovani partecipanti al ciclo di seminari affrontando il tema del rapporto tra cultura e politica nel centrodestra italiano. Se è vero che esso soffre un notevole ritardo nell’articolazione di una realtà culturale ricca e propositiva è tuttavia inutile e superata, ha affermato il senatore di Forza Italia, la rituale polemica sugli intellettuali di centrodestra. Non è vero che a destra vi sia il deserto dei tartari della cultura e non è vero che vi siano solo cortigiani del “Principe”. Finito con la Prima Repubblica il tempo degli intellettuali organici ai partiti, oggi nell’area liberale cercano di farsi strada con molta difficoltà diverse realtà culturali che non nascondono la loro scelta di campo ma neanche rinunciano ad una loro autonomia.

Da tale considerazione ha preso spunto il lungo e vivace intervento del senatore Dell’Utri, che parlando anche a braccio ha toccato molti temi importanti per il centrodestra. In primo luogo riaffermando che non vero che la cultura è di sinistra, e non è vero che la destra sia incolta o peggio avversa alla cultura, basti pensare a filosofi come Croce, storici come De Felice, giornalisti come Montanelli, autori come Pirandello. Il fatto che la cultura sia di sinistra è, secondo il presidente dei Circoli del Buongoverno, una percezione dovuta alla decennale opera del Pci, che seguendo l’nsegnamento gramsciano ha occupato “casamatta dopo casamatta” il tessuto culturale del Paese, ed è quindi oggi in grado di influenzare la politica e l’opinione pubblica. L’area liberale si sta attrezzando in ritardo e con risorse insufficienti per questa battaglia culturale, avendo fatto ben poco nei cinque anni di governo del centrodestra, ma secondo il senatore la situazione, pur insoddisfacente, è certamente migliore rispetto a quella del 1994 ed si vedono segnali positivi negli ultimi anni. La discesa in campo di Berlusconi ha creato quello spazio politico grazie al quale oggi è possibile costruire iniziative che mescolino cultura e politica in una prospettiva liberale, diversa da quella della “chiesa comunista” volta solo all’indottrinamento. Lo scopo è invece fornire gli strumenti culturali per un’attività politica che sia “servizio civico” per il Paese, e scuole di formazione politica come quella annuale del Circolo del Buongoverno, quelle di Forza Italia, e quella “apripista” di Magna Carta sono alcuni degli esempi della strada da seguire che i partiti dovrebbero incoraggiare e sostenere.
 
Dopo il suo applaudito intervento, il senatore Dell’Utri si è prestato alle domande del pubblico, e sollecitato a proposito dell’ipotesi del Partito della Libertà ha ribadito la convinzione che FI sia un partito “solido, radicato ed in crescita”, con problemi interni come tutti i partiti ma in grado di sopravvivere all’esperienza politica di Berlusconi, che resta comunque, “facendo le corna”, la principale calamita di voti per FI e per la Casa delle Libertà. Per il senatore all’orizzonte ci deve essere il partito unico del centrodestra, di cui FI sarà però il pilastro. Nella cena seguita alla lectio magistralis, Dell’Utri ha fatto il giro dei tavoli regalando ai giovani, e firmando personalmente, delle pregiate ristampe di tre classici della letteratura italiana, quali i Canti di Leopardi, il Principe di Machiavelli e la Divina Commedia, perchè nulla aiuta la cultura quanto la lettura di un buon libro.


Articolo pubblicato sull'inserto Il Circolo del settimanale Il Domenicale del 15/9/2007
 

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