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Periodico dell'Associazione Culturale


MAGAZINE - OTTOBRE 2007  
Una scuola malata? La cura è del dott. Fioroni
 
 
di Eva Selvaggiuolo
e.selvaggiuolo@liberamenteonline.org
LiberaMente Anno VI Numero I Ottobre 2007
 
Con l’arrivo delle tre “I” della Moratti nel 2003 si credeva terminato il tempo in cui la scuola italiana rimaneva fortemente affezionata agli ultimi posti delle classifiche europee e internazionali sul tema Istruzione. Così Inglese, Informatica e Impresa facevano finalmente comparsa nelle aule italiane, lasciando sperare che i metri di svantaggio dai nostri compagni di scuola europei, potessero ridursi. E chissà se così sarebbe stato se non avessimo assistito in questi giorni, ad un colpo di scena deludente: prima ancora dello “start” l’Italia rinuncia alla gara. Le sue condizioni di salute, anche dal punto di vista scolastico, non lasciano ben sperare ed ecco che il dott. Fioroni prescrive una originale cura al passo con i tempi: sana Grammatica, Matematica e Geografia a grandi dosi. Se questa è la soluzione per la “modernizzazione del Paese”, con la sua creatività il nuovo ministro è andato molto lontano! Negli istituti del Sud Italia, fatti solo di banchi e di sedie, non c’è stato finora mai posto per i computers, né tanto meno per laboratori linguistici. Gli insegnamenti si sono sempre basati sulle materie fondamentali e con quale risultato? Scuola, istruzione post-secondaria e università arrancano, sfornano studenti che non riescono a reggere il confronto con i compagni stranieri e i laureati spesso restano disoccupati. Bastava una semplice domanda agli studenti per capire se fossero davvero le lacune in Matematica e Grammatica a frenarli nella carriera oppure il loro “broken english”, un inglese scorretto e distorto, il loro forte disorientamento una volta affacciati sul mondo del lavoro e la poca dimestichezza con il PC. Se l’unica preoccupazione del Ministro è “evitare che i nostri ragazzi pensino che Pistoia stia in America e non sappiano dove stia Sidney” allora… non resta che rassegnarci e restare ben incollati agli ultimi posti delle classifiche mondiali e europee, per non rischiare, almeno, di perdere anche l’ultimo posto a disposizione.
 
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