I cento giorni, la notte prima degli esami, i compiti in classe, i
bigliettini, l’autogestione e i diari strapieni chiusi con l’elastico: tutti
bei ricordi che anche noi veterani avevamo lasciato al passato, sopraffatti
dalla paura di non trovare un adeguato rimpiazzo. La compagna di banco,
eterna confidente, sembra un’idea così lontana. Eppure, in Luiss, di banchi
ce ne sono a volontà
e proprio nei primi giorni cominceranno a gremirsi di ragazzi spauriti che
pensano di non aver nulla a che fare l’uno con l’altro. Tra quei volti, che
ben presto diventeranno quotidianità,
cominceranno a farsi strada facce meno assurde, argomenti meno banali e
confidenze tutt’altro che insincere. E così tra un caffè al bar e un gelato
in terrazza, vi accorgerete di quanto sia naturale cogliere il malumore su
un viso che non vi sarà più estraneo, di quanto ci si trovi solidali nel
commentare un orario soffocante e di quanto sia piacevole confidarsi e
sfogarsi con persone vissute ogni giorno nell’ambiente universitario. C’è
chi è sempre stato scettico sulla possibilità di stringere concrete amicizie
in un ambiente rinomato per la sua competitività, ma l’esperienza ci
dimostra il contrario: da inesperte matricole ad amiche per la pelle.
Lezioni ed esami sono stati lo sfondo di un’amicizia che è andata oltre le
spiegazioni di professori incomprensibili:
uno scenario che ha dato spazio al susseguirsi di esperienze in comune o
comunque condivise tra un pianto e una risata, ad una nottata in bianco ad
analizzare i problemi esistenziali
o solamente a preparare economia monetaria fino allo sfinimento. Un ambiente
che sembrava freddo e distaccato, che sembrava non poter concepire
l’amicizia che speravamo di incontrare, ha fatto da cardine, da corollario,
a tutte quelle vicende che hanno riempito i nostri giorni fungendo
da collante per due vite che prima erano separate. Benché andando avanti
abbiamo preso indirizzi diversi, ogni pausa è stata utile per commentare gli
ultimi pettegolezzi o semplicemente
per spiegare la nuova formula di matematica finanziaria. E la fossa, come la
terrazza, non hanno fatto altro che accogliere con discrezione, e chiasso
allo stesso tempo, le nostre chiacchiere sugli argomenti più disparati. E
sapete cosa ci da la certezza che tutto ciò avverrà anche quest’anno? Anche
se le persone cambiano, e con loro anche le sedi, lo sfondo rimane
invariato: una serie di problemi universitari caratterizzeranno la giornata
di ciascuno facendo sembrare migliori confidenti coloro che condividono la
stessa sorte. Le aule, l’acquario, il bar continueranno ad annodare i
destini di giovani studenti provenienti da tutta Italia e paesi erasmus. Di
certo, non sono quattro sedie a creare feeling, ma una panchina sparsa qua e
là aiuta a far sembrare tutto meno complicato. Quando si dice la frase “io
amo quel posto”, non ci si riferisce di certo al cemento e calcestruzzo, ma
a tutti i ricordi legati a quell’indimenticabile momento della propria vita.
E, così, si finisce ad amare la Luiss, oltre che le persone che la
frequentano. E non importa
se con qualcuno abbiamo avuto un litigio, se un esame è andato male, se il
professore non è venuto al ricevimento o se un amico ci abbandona per l’erasmus,
la Luiss, i suoi muri, la gente che cammina su quelle mattonelle, ci
resteranno nel cuore a vita perché sono stati il background delle nostre
esperienze. E, anche se in alcuni momenti la vita ci sembra inutile, siamo
tutti lì con un fine comune: quello di imparare e di laurearci; ed è questo
che molte volte ci da la forza di andare avanti, nonostante i problemi che
la vita, quotidianamente, propone. Insomma, come diceva Vladimir Majakowskij,
“…la terra con cui hai diviso il freddo, mai più potrai fare a meno di
amarla…”. |