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Periodico dell'Associazione Culturale


MAGAZINE - OTTOBRE 2007  
It’s the economy, stupid!
Crisi dei mutui: lezioni pratiche su come fare soldi facili e minare l’economia mondiale
 
di Carlo Cauti
c.cauti@liberamenteonline.org
LiberaMente Anno VI Numero I Ottobre 2007
 
Economisti americani: razza in estinzione, almeno di quelli seri. Questa calda estate ci ha permesso di godere dei catastrofici risultati dell’assoluta incompetenza e vergognosa mancanza
di responsabilità di chi si vanta di fare l’economia in USA. Analizziamo il problema: i mutui sono sempre stati considerati un investimento sicuro, rendono poco, ma rendono sempre, perché quando si fa un mutuo, oltre a passare sotto un’analisi invasiva delle proprie finanze da parte della banca, si ipoteca la propria casa: se non si paga, la banca ne diventa proprietario. A quel punto ci si pensa due volte prima di mollare la fregatura. E se la fregatura te la molla la banca? Per le gloriose istituzioni bancarie statunitensi il margine di guadagno era troppo basso e, per “dinamizzare il mercato” (come amano dire quella massa di avvoltoi che si fanno chiamare manager) hanno iniziato a concedere mutui a tassi di interesse molto alti e/o variabili
a soggetti, dal punto di vista finanziario, poco raccomandabili, in gergo, mutui subprime. Stando alla guideline del Dipartimento del Tesoro Americano, “i debitori subprime hanno tipicamente
una storia creditizia che include delinquenze, o addirittura problemi più gravi, come avvisi di garanzia, pignoramenti, e bancarotta; tipicamente anche una bassa o nulla capacità di rimborso”. In pratica, consapevoli di fare credito a gente che non paga, hanno semplicemente
prestato soldi a tassi di interesse più alti della media! Come se non bastasse
hanno iniziato a concedere crediti non solo per finanziare l’acquisto di abitazioni, ma anche per “foraggiare” il consumo senza freni di qualsivoglia bene (auto di lusso, elettronica di ultima generazione o peggio feste e viaggi). Nella loro immensa saggezza, questi cervelloni finanziari hanno addirittura inventato un nuovo tipo di carta di credito: la carta subprime, creata ad hoc per chi, ormai si è capito, poi non pagherà. Da investimenti quasi blindati sono riusciti
a trasformare i mutui in vere e proprie roulette russe del mercato. Geniale!
Da tesi di laurea a Yale! Contemporaneamente, sapendo di giocare con il fuoco, le stesse banche hanno “impacchettato” tali mutui sotto forma di titoli che rifilavano agli investitori con la promessa di interessi attivi molto alti: molto appetibili, ma molto rischiosi. La maggioranza degli acquirenti di tali titoli non era a conoscenza, per loro mancanza di informazione (irresponsabili!) o per omissione volontaria da parte di coloro che li consigliavano (banditi!), che in realtà stavano finanziando dei mutui che, se rimborsati, facevano guadagnare sia loro che la banca, ma che, se andavano male, facevano perdere solo loro, i risparmiatori. Ed è finita proprio così: è bastato che la Federal Reserve aumentasse lievemente i tassi di interesse, per rendere immediatamente insolventi i debitori. Gli immobili ipotecati sono stati messi in vendita, ma, poiché il mercato immobiliare americano nel frattempo ha subito una flessione (la bolla speculativa immobiliare si è sgonfiata) gli operatori finanziari non hanno recuperato i soldi prestati: si sono dunque
dovuti rifare sui risparmiatori, che hanno visto fallire il loro investimento. Data l’entità della faccenda (il 50% del PIL americano negli ultimi anni è derivato dal settore edilizio), le conseguenze si sono poi propagate in tutti i settori finanziari e successivamente in tutto il globo. Ad oggi sono già fallite una ventina di banche in giro per il mondo. Il tutto è avvenuto con la benedizione delle istituzioni, che in questo modo hanno registrato la costante crescita dei consumi, e dunque dell’economia, anche in un momento di notevole perdita di competitività. Per non parlare dei mercati, che si sono lanciati in vertiginosi giochetti speculativi; dei proprietari di immobili, che con una domanda così drogata hanno visto lievitare il valore dei loro beni; e delle impeccabili e azzimate agenzie di rating (i vari Moody’s e Standard Poor’s , economisti luissini aprite gli occhi!), riccamente pagate per dare il loro beneplacito a queste operazioni.
Ma è giusto ricordare che anche le altre economie hanno inzuppato il pane in questa torbida brodaglia, visto che i consumi americani hanno sostenuto le esportazioni di più o meno tutti i Paesi industrializzati. Insomma chi più ne ha più ne metta. Ora nessuno sa come uscire
dal pantano: o i governi pagano al posto di chi non lo ha fatto, oppure si rischia
un altro ’29. Intanto da quest’estate il Congresso ha permesso anche alle famiglie, e non solo alle imprese, di dichiarare fallimento. La domanda quindi non è più “di chi è la colpa”. Tutti colpevoli, quindi tutti innocenti. Allora che falliscano le banche! Che si dannino i risparmiatori! Che si suicidino gli operatori! L’unica cosa su cui interrogarsi è: dopo la lezione dei bond argentini, della Parmalat, della Cirio, di Ricucci … chi avrà ancora il coraggio di difendere il “povero investitore fregato”? Beppe Grillo, pre-pensionati.
 
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