Era una notte buia e tempestosa. Il vento ululava tra i rami e una luna
rossa e enorme squarciava la terra lanciando lunghe e spettrali ombre di
grigi alberi rinsecchiti sui destini degli uomini, quando, all’improvviso, “Biiiip-Biiiip-Biiiip”.
Nasceva così -o quasi- il 7 Settembre 1987 il primo telefonino GSM a seguito
della fondazione del consorzio internazionale
“Global System for Mobile comunications”, nel quale confluivano 15 delle
maggiori aziente elettroniche e informatiche del tempo, alcune ormai non più
esistenti. Il GSM è tecnicamente lo standard di interconnessione telefonica
mobile digitale che da allora ha praticamente monopolizzato l’Europa, l’Asia
e l’Africa, e con qualche lentezza in più si è diffuso anche negli Stati
Uniti. Resiste ancora, stoico e nippocentrico, il Giappone, con i suoi
aggeggi misteriosi e dai nomi impronunciabili. Ci piacerebbe qui festeggiare
uno strumento che è diventato compagno di vita e di lavoro di qualche
miliardo di persone, rendendoci tutti più vicini, accorciando le distanze e
soprattutto, nel bene o nel male, rendendoci sempre reperibili, specie nei
momenti meno opportuni o desiderabili.
Non è secondario o casuale che la diffusione di massa della telefonia mobile
sia avvenuta di pari passo con la galoppante velocizzazione e
globalizzazione del pianeta. Un mondo che corre ha giocoforza bisogno di un
sistema di comunicazione immediato e facilmente disponibile.
Lampante il caso degli SMS, nati in origine come scherzo tecnico, come
sistema di emergenza per le comunicazioni degli operatori stessi o al più
per l’erogazione di servizi informativi -lo ricordate il Motorola 8200 che
riceveva soltanto e non inviava SMS?-, e che poi sono esplosi per la loro
praticità e velocità anche nel mercato di massa. Ora sono divenuti la
maggior fonte di introiti per gli operatori -senza dimenticare che a fronte
di una spesa per il cliente di 10-15 centesimi, il costo tecnico
dell’operazione equivale a poche frazioni di centesimo.
E allora ripercorriamo insieme una carrellata rapida dei compagni di vita
che ci hanno affiancato in questi venti anni, a partire dai primi ormai
epici Star Tac Motorola, il cui primo modello grigio con schermo tipo
calcolatrice a luce rossa ha quotazioni da antiquariato su eBay, per
continuare con i primi Nokia e Ericsson di massa. Poi il boom degli anni
‘90, con i Nokia 5100 e 3310 che hanno traviato la mia generazione, che ci
hanno svezzati a “pane e sms”, che ci hanno tenuto compagnia ai tempi del
Liceo, ore ed ore passate cercando
di battere il record di classe di Snake mentre la prof di Greco blaterava,
non si è mai ben capito cosa. E infine il 2000, la consacrazione in tutto il
mondo, e il boom asiatico: miliardi di cinesi tutti ansiosi di gridare
dentro una cornetta sospesa per aria, possibilmente di dimensioni
lillipuziane, coloratissima, con mille luci e suonerie polifoniche,
fotovideocamerina e frizzi e lazzi vari.
Noi europei ci siamo riempiti le tasche di simil-computer Symbian, che forse
vorrebbero fare tante cose, ma poi quando si tratta di telefonare ti fanno
rimpiangere quel vecchio muletto scassato,
magari regalato alla nonna o lasciato in pensione in un recondito cassetto
di casa.
E ora? Cosa resterà di questi anni ‘00 come lascito per il futuro? E’ presto
detto, l’ìPhone sicuramente. Benchè abbia ancora delle limitazioni,
l’oggetto del desiderio creato da Apple, che ha già fatto impazzire mezza
America, arriverà anche in Europa a spazzare
via il mercato a Novembre, mettendo finalmente Internet, quello vero badate
bene, direttamente nelle mani e sotto le dita dei fortunati possessori. Alla
fine ce l’abbiamo fatta ad arrivarci. Ci sono voluti sì 20 anni, ma la Rete
è a portata di ...tocco per tutti. |