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Periodico dell'Associazione Culturale


MAGAZINE - OTTOBRE 2006  
I nuovi vertici Luiss: il Rettore Massimo Egidi
La sua esperienza al servizio della Luiss
 
di Giuseppe Guglielmino
guglielmino@ilcircologiovani.it
LiberaMente Anno V Numero II Ottobre 2006
 
Lei dal 1° ottobre è il nuovo Rettore, il C.D.A Le ha affidato il mandato per l’innovazione e l’internazionalizzazione delle attività di didattica e ricerca dell’università. Visti gli ottimi risultati ottenuti durante la sua esperienza trentina, cosa intende fare alla Luiss? La Luiss ha già una capacità di attrazione degli studenti e di formazione professionale molto elevata. Si può fare qualcosa in più: considerando che lo scenario economico e sociale globale è totalmente cambiato in questi anni, vogliamo formare delle figure professionali che si possano facilmente adattare alla nuova situazione. Oggi formare un professionista vuol dire metterlo in condizioni di operare in campo internazionale; la novità sta nel fatto che bisogna pensare all’Europa come il nostro mercato di riferimento, perché offre maggiori opportunità di quello nazionale. E’
nostra intenzione rafforzare le possibilità di stages all’estero. Internazionalizzazione vuol dire questo. E’ importante che voi giovani siate disponibili a muovervi e a sperimentare opportunità diverse. Un esempio è quello cinese: gli studenti cinesi si spostano facilmente in un paese europeo, lontano dalla loro cultura, interessati a comprenderla e ad operare in un contesto assai differente dal proprio. Questo era impensabile 20 anni fa. Forse anche per noi è arrivato il momento di affrontare nuove sfide.

Che situazione ha trovato? La situazione è positiva. Mi ha colpito la qualità degli studenti e l’ottima preparazione dei miei colleghi. La selezione iniziale, unita al vostro interesse (nel senso che non scegliete la Luiss per sbaglio o per comodità), fanno sì che il livello di apprendimento sia elevato: il numero di studenti per classe agevola un rapporto privilegiato con i professori. Ho, inoltre, riscontrato una buona motivazione e una sana competizione. Il prossimo passo è rafforzare uno spirito di appartenenza. A dicembre si terrà la prima “reunion” dei laureati Luiss per creare un network consolidato che favorisca lo scambio di idee e esperienze. Servirà anche ad aggiornare la didattica a fronte delle nuove professioni. Se un mio allievo è Bill Gates conta.

A proposito di Bill Gates come lo ha convinto ad investire a Trento? Non sono assolutamente colpevole! Semplicemente la Microsoft, quattro anni fa, ha deciso di aprire un centro di ricerca e sviluppo anche in Europa. La società ha una politica mondiale per la ricerca e investe ogni anno quasi la metà del budget che, per farci un’idea, è assimilabile, se non superiore, a quello della finanziaria di uno Stato industrializzato. L’origine dell’iniziativa è molto semplice: abbiamo reclutato dei professori di livello internazionale che lavoravano alla Microsoft in Inghilterra. Questo ci ha sicuramente privilegiato per l’apertura di un centro di ricerca a Trento. La difficoltà consiste, ora, nel mantenere questo rapporto e conseguire dei risultati. Le occasioni ci sono, bisogna saperle creare e cogliere. Questa è la chiave dell’internazionalizzazione.

Pensa di stravolgere la didattica con professori internazionali? No, non è necessario, ma bisogna introdurre delle aree innovative. Avere dei professori che abbiano forti relazioni con grandi imprese o istituzioni internazionali ci può aiutare allo scopo; senza dimenticare l’importanza di quei professori con grandi capacità scientifiche. Spesso, poi, le due cose vanno di pari passo.

Nel piano di riorganizzazione è anche prevista una maggiore connessione col mondo del lavoro? In particolare per le lauree specialistiche? Non c’e’ dubbio anche se, formalmente, è un ruolo che non ci compete. Penso che sia un nostro dovere implicito precostituirvi delle opportunità a differenza di quanto avviene in altre università. Roma offre molte occasioni: le altre vanno ricercate in Italia e in Europa.

Lei, Oliva e Celli siete diventati nell’immaginario collettivo luissino l’attacco a 3 punte per portare questa università verso il prossimo futuro, avete già una tattica di squadra? Andiamo molto d’accordo. Ognuno ha le sue responsabilità e condividiamo il piano d’opera generale. Io mi occupo di sviluppo e didattica, Oliva della responsabilità civile e fi nanziaria e Celli di quella organizzativa e amministrativa, in più ha delle capacità derivanti dalla sua esperienza e dalla sua storia che giovano ai collegamenti con le grandi imprese e all’ottenimento di fondi per i nuovi progetti, come Radio Luiss ad esempio.

Come considera le attività extradidattiche? La Radio è una bella idea. Tutti i laboratori e le attività extradidattiche sono importantissimi perché completano la vostra formazione. Sono propedeutici al rispetto degli altri e alla collaborazione. Anche in questo settore l’offerta della Luiss è variegata, grazie alla vostra curiosità e alla supervisione della responsabile delle attività culturali, la dott.ssa Villagrasa.

Lei pensa che potrà godere della necessaria continuità, che è mancata negli ultimi anni, per portare avanti i progetti che ha in mente? Ancora non lo so. Il progetto che voglio realizzare ha bisogno di tempo. Mi auguro di restare almeno tre anni ma l’ultima decisione spetta al Consiglio di Amministrazione. L’importante è cominciare a lavorare bene subito.

Il suo corso è “Economia dell’incertezza”? Di che si tratta?
Si tratta dell’economia comportamentale, una disciplina che ci permette di capire la discrepanza tra le previsioni della teoria e i comportamenti reali. Ha un’applicazione molto importante perché consente di comprendere meglio alcuni meccanismi delle aste e la dinamica dei titoli in borsa.

Da poco gli studenti hanno trovato una maggiore considerazione da parte della dirigenza. Potranno contare anche sul loro Rettore? Certamente si. Quest’estate mi trovavo a Lipari in vacanza, sono stato fermato da uno studente di Trento che, felice di vedermi, si è fermato a parlare. Quindi vi aspetto...
 

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