Lei dal 1° ottobre è il nuovo Rettore, il C.D.A Le ha affidato il mandato
per l’innovazione e l’internazionalizzazione delle attività di didattica e
ricerca dell’università. Visti gli ottimi risultati ottenuti durante la sua
esperienza trentina, cosa intende fare alla Luiss? La Luiss ha già una
capacità di attrazione degli studenti e di formazione professionale molto
elevata. Si può fare qualcosa in più: considerando che lo scenario economico
e sociale globale è totalmente cambiato in questi anni, vogliamo formare
delle figure professionali che si possano facilmente adattare alla nuova
situazione. Oggi formare un professionista vuol dire metterlo in condizioni
di operare in campo internazionale; la novità sta nel fatto che bisogna
pensare all’Europa come il nostro mercato di riferimento, perché offre
maggiori opportunità di quello nazionale. E’
nostra intenzione rafforzare le possibilità di stages all’estero.
Internazionalizzazione vuol dire questo. E’ importante che voi giovani siate
disponibili a muovervi e a sperimentare opportunità diverse. Un esempio è
quello cinese: gli studenti cinesi si spostano facilmente in un paese
europeo, lontano dalla loro cultura, interessati a comprenderla e ad operare
in un contesto assai differente dal proprio. Questo era impensabile 20 anni
fa. Forse anche per noi è arrivato il momento di affrontare nuove sfide.
Che situazione ha trovato? La situazione è positiva. Mi ha colpito
la qualità degli studenti e l’ottima preparazione dei miei colleghi. La
selezione iniziale, unita al vostro interesse (nel senso che non scegliete
la Luiss per sbaglio o per comodità), fanno sì che il livello di
apprendimento sia elevato: il numero di studenti per classe agevola un
rapporto privilegiato con i professori. Ho, inoltre, riscontrato una buona
motivazione e una sana competizione. Il prossimo passo è rafforzare uno
spirito di appartenenza. A dicembre si terrà la prima “reunion” dei laureati
Luiss per creare un network consolidato che favorisca lo scambio di idee e
esperienze. Servirà anche ad aggiornare la didattica a fronte delle nuove
professioni. Se un mio allievo è Bill Gates conta.
A proposito di Bill Gates come lo ha convinto ad investire a Trento?
Non sono assolutamente colpevole! Semplicemente la Microsoft, quattro anni
fa, ha deciso di aprire un centro di ricerca e sviluppo anche in Europa. La
società ha una politica mondiale per la ricerca e investe ogni anno quasi la
metà del budget che, per farci un’idea, è assimilabile, se non superiore, a
quello della finanziaria di uno Stato industrializzato. L’origine
dell’iniziativa è molto semplice: abbiamo reclutato dei professori di
livello internazionale che lavoravano alla Microsoft in Inghilterra. Questo
ci ha sicuramente privilegiato per l’apertura di un centro di ricerca a
Trento. La difficoltà consiste, ora, nel mantenere questo rapporto e
conseguire dei risultati. Le occasioni ci sono, bisogna saperle creare e
cogliere. Questa è la chiave dell’internazionalizzazione.
Pensa di stravolgere la didattica con professori internazionali?
No, non è necessario, ma bisogna introdurre delle aree innovative. Avere dei
professori che abbiano forti relazioni con grandi imprese o istituzioni
internazionali ci può aiutare allo scopo; senza dimenticare l’importanza di
quei professori con grandi capacità scientifiche. Spesso, poi, le due cose
vanno di pari passo.
Nel piano di riorganizzazione è anche prevista una maggiore
connessione col mondo del lavoro? In particolare per le lauree
specialistiche? Non c’e’ dubbio anche se, formalmente, è un ruolo che
non ci compete. Penso che sia un nostro dovere implicito precostituirvi
delle opportunità a differenza di quanto avviene in altre università. Roma
offre molte occasioni: le altre vanno ricercate in Italia e in Europa.
Lei, Oliva e Celli siete diventati nell’immaginario collettivo
luissino l’attacco a 3 punte per portare questa università verso il prossimo
futuro, avete già una tattica di squadra? Andiamo molto d’accordo.
Ognuno ha le sue responsabilità e condividiamo il piano d’opera generale. Io
mi occupo di sviluppo e didattica, Oliva della responsabilità civile e fi
nanziaria e Celli di quella organizzativa e amministrativa, in più ha delle
capacità derivanti dalla sua esperienza e dalla sua storia che giovano ai
collegamenti con le grandi imprese e all’ottenimento di fondi per i nuovi
progetti, come Radio Luiss ad esempio.
Come considera le attività extradidattiche? La Radio è una bella
idea. Tutti i laboratori e le attività extradidattiche sono importantissimi
perché completano la vostra formazione. Sono propedeutici al rispetto degli
altri e alla collaborazione. Anche in questo settore l’offerta della Luiss è
variegata, grazie alla vostra curiosità e alla supervisione della
responsabile delle attività culturali, la dott.ssa Villagrasa.
Lei pensa che potrà godere della necessaria continuità, che è mancata
negli ultimi anni, per portare avanti i progetti che ha in mente? Ancora
non lo so. Il progetto che voglio realizzare ha bisogno di tempo. Mi auguro
di restare almeno tre anni ma l’ultima decisione spetta al Consiglio di
Amministrazione. L’importante è cominciare a lavorare bene subito.
Il suo corso è “Economia dell’incertezza”? Di che si tratta? Si tratta
dell’economia comportamentale, una disciplina che ci permette di capire la
discrepanza tra le previsioni della teoria e i comportamenti reali. Ha
un’applicazione molto importante perché consente di comprendere meglio
alcuni meccanismi delle aste e la dinamica dei titoli in borsa.
Da poco gli studenti hanno trovato una maggiore considerazione da
parte della dirigenza. Potranno contare anche sul loro Rettore?
Certamente si. Quest’estate mi trovavo a Lipari in vacanza, sono stato
fermato da uno studente di Trento che, felice di vedermi, si è fermato a
parlare. Quindi vi aspetto...
|