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| MAGAZINE - NOVEMBRE 2007 |
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No all’ambientalismo
anti-industriale e anti-americano,
sì a soluzioni di mercato e all’innovazione tecnologica |
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di Rosita Romano
r.romano@liberamenteonline.org |
| LiberaMente Anno VI Numero II Novembre 2007 |
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Qualche settimana fa si è tenuta a Roma la Conferenza Nazionale sul Clima,
organizzata
dal Ministro Pecoraro Scanio. Molte parole e proclami, tante dichiarazioni
di principio, pochi fatti. Soprattutto pochi elementi scientifici,
conseguenza della pressoché totale assenza di scienziati.
Proprio dagli esperti (capeggiati - curiosamente - dal prof. Franco Prodi,
fratello di un certo Romano) si è alzata una severa voce di protesta, non
per il mancato invito alla conferenza, ma per la infondatezza dei dati
diffusi. Un dato, in particolare, era assolutamente ridicolo: chi può
credere che in Italia la temperatura media stia aumentando ad un ritmo pari
a 4 volte la media mondiale? Se ciò fosse in qualche modo vero, che fine
avrebbe fatto la scala globale del fenomeno?
Grazie agli strafalcioni della conferenza, per la prima volta nel nostro
Paese sui mezzi di informazione hanno fatto capolino tesi più scettiche sul
global warming, meno fondate sull’ideologia dell’ecologismo anti-mercato,
anti-industriale e anti-americano, ma basate su precise analisi scientifiche
ed economiche del fenomeno. “È chiaro che la maggioranza dell’opinione
pubblica avverte il degrado ambientale come una minaccia – dice Benedetto
Della Vedova, anima libertaria di Forza Italia e protagonista a inizio
ottobre di un’audizione al Congresso USA sui “guasti”del protocollo di Kyoto
in Europa - e chiede alla politica risposte concrete. Ma è altrettanto vero
che l’ambientalismo ufficiale preferisce instillare e cavalcare la paura,
piuttosto che affrontarla in modo razionale. E di questo ambientalismo
sentimentale e irrazionale Al Gore (fresco vincitore di un premio Nobel
per la pace, nda) rappresenta una delle icone più care alla sinistra
europea. Le “scomode verità” – per usare il titolo del libro di Gore - che
l’ex vice-presidente statunitense ha raccontato sul global warming hanno
ormai tutta l’aria di non essere “verità” e di non essere neppure “scomode”.
Sono al contrario stereotipi politicamente corretti di un ambientalismo
datato.”
Da questo ambientalismo scaturiscono soluzioni propagandistiche, costose e
inefficaci. “Prendiamo il protocollo di Kyoto – ha detto Piercamillo Falasca
del centro studi Epistemes.org – I suoi meccanismi di tetto alle emissioni
sono strumenti costosi e poco efficaci per fronteggiare il cambiamento
climatico e finiscono per inibire la crescita economica, piuttosto che
promuoverne una “pulita”. Non solo, nessun accordo internazionale sarà mai
efficace se non prevede il coinvolgimento di Cina e India”. Secondo le stime
dello studioso danese Bjorn Lomborg, tagliare le emissioni nell’aria di C02
costa circa 20 dollari per tonnellata, a fronte di un beneficio ambientale
atteso di circa 2 dollari. Insomma, Kyoto è una politica autolesionista, che
l’Ue continua a percorrere solo in chiave di propaganda. Una alternativa più
efficace? Per Falasca “bisogna investire in ricerca e innovazione
tecnologica e su soluzioni di mercato: lo stesso Lomborg ha proposto di
destinare lo 0,05% del PIL a nuovi investimenti in tecnologie a basso uso di
carbone in modo da avere investimenti sette volte inferiori ai costi di
Kyoto, ma molto più efficaci.”
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