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Periodico dell'Associazione il Circolo Università di Roma


MAGAZINE - NOVEMBRE 2007  
Niente alcool dopo le 2: il Proibizionismo non serve
 
 
di Valentina Reale
v.reale@liberamenteonline.org
LiberaMente Anno VI Numero II Novembre 2007
 
Il 3 Agosto 2007 è stato promulgato il decreto legge recante “Disposizioni urgenti modificative del codice della strada per incrementare i livelli di sicurezza nella circolazione”, al fini di porre un freno alle c.d.”stragi del sabato sera”. IL decreto prevede vari tipi di sanzioni differenziate a seconda che il soggetto guidi senza patente, in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, e introduce il divieto nei locali di intrattenimento, come discoteche, di somministrare alcool dopo le 2 di notte e di assicurarsi che all’uscita del locale sia possibile effettuare il tasso alcolemico, con la previsione anche di un “Fondo contro l’incidentalità notturna” che sarà ripartito tra la Polizia e le 5 province che registrano il maggior numero di incidenti tra le 20 e le 7 del mattino.

Le sanzioni sono aspre perché prevedono ammende fino a 4000 euro, sospensione della patente fino a 2 anni e nei casi più gravi, arresto fino a 6 mesi. Il decreto Bianchi però non risolve la situazione, nulla da dire sulla bontà del provvedimento, ma con il proibizionismo non si va da nessuna parte. I ragazzi dopo le 2 possono trovare tantissimi luoghi dove andare a bere e la presenza di pattuglie che rilevino il tasso alcolemico non riesce certo a fermare le centinaia di persone che escono da una discoteca. È giusto punire chi trasgredisce le regole e mette in pericolo la sua vita e quella degli altri, ma accanto a questo serve anche un’azione di formazione per capire quali sono i rischi del guidare ubriachi o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Il decreto Bianchi dovrebbe introdurre l’obbligo della presenza di tassisti fuori dai locali con tariffe agevolate, autobus e metro che circolino costantemente tutta la notte, così da incentivare noi giovani a non usare l’automobile per andare a ballare. Altri Paesi dell’Unione Europea utilizzano questa politica, perché noi non dovremmo seguirla?
 
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