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Periodico dell'Associazione il Circolo Università di Roma


MAGAZINE - NOVEMBRE 2007  
I politici, i magistrati e la giustizia
 
 
di Michele Crescenzi
m.crescenzi@liberamenteonline.org
LiberaMente Anno VI Numero II Novembre 2007
 
Durante la precedente legislatura accadeva che molti politici descrivessero i giudici come l’ultimo e inattaccabile baluardo a difesa della libertà e della democrazia. Accadeva che i magistrati, confortati dall’incoraggiamento dei politici, inaugurassero l’anno giudiziario proclamando di dover “resistere, resistere, resistere”. Accadeva persino che i magistrati scioperassero, cosa che forse non s’era mai vista prima. Tutto quell’anomalo trambusto era motivato, peraltro a ragione, dalla convinzione che l’allora governo stesse cercando, in un modo o nell’altro, d’intralciare l’operato della magistratura per permettere all’allegra comitiva berlusconiana di uscire immacolata dai processi in cui era coinvolta.

Tuttavia questa è storia della precedente legislatura, perché in quella attuale sembra che le cose siano cambiate. Per giungere al cambiamento è bastato assai poco, e cioè che da un paio di inchieste delle Procure di Milano e Catanzaro venissero fuori i nomi di alcuni politici della maggioranza oggi al governo: non si tratta di imputati, bensì di persone semplicemente coinvolte nelle inchieste e che subiranno un processo soltanto se i giudici riusciranno a provare con certezza l’eventuale rilevanza penale dei loro comportamenti. Eppure ciò è stato sufficiente per far sì che coloro che nella scorsa legislatura si prodigavano di difendere i giudici a spada tratta, adesso s’affrettino a proporre decreti legge per limitare le intercettazioni a fini d’indagine oppure si premurino di spedire ispettori ministeriali nelle procure, magari per poter poi trasferire qualche procuratore un po’ scomodo.

Se la coerenza non è mai stata la virtù prevalente dei politici, fatta salva qualche eccezione sempre più rara, quello che sta succedendo intorno ai magistrati in questi ultimi tempi ne è la prova ormai definitiva. E non si tratta certo di una constatazione incoraggiante, soprattutto per chi crede ancora che la giustizia debba essere per davvero uguale per tutti e che magistrati e politici debbano fare il loro lavoro senza interferenze reciproche. Ma, dopotutto, in Italia a tutto ciò siamo abituati.
 
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