|
|
| MAGAZINE - NOVEMBRE 2007 |
|
| Genio e sregolatezza, poesia e
indecenza: George Best |
| |
| |
|
di Giuseppe Catanzaro |
| LiberaMente Anno VI Numero II Novembre 2007 |
| |
Ci sono storie che tutti dovrebbero conoscere: si può adorare o disprezzare
il rock, ma si deve sapere chi era Jim Morrison ad esempio; essere
appassionati o meno di F1, ma sapere cosa ha rappresentato Ayrton Senna!
Vale anche per il calcio, vale anche per George Best. Nasce nel 1946 a
Belfast e sin da piccolo mostra una passione smodata per il calcio, pur
essendo
penalizzato per il fisico esile. “Matt credo di avere trovato un genio!”,
tali parole riferisce un talent scout all’allora manager del Manchester
United, Matt Busby. Così George a 16 anni si trasferisce a Manchester dove
rimarrà fino al1974, vincendo 2 campionati e una Coppa dei Campioni,
suggellati dalla conquista del Pallone d’Oro nel 1968. In campo alla classe
cristallina, abbina una grande concretezza ed abnegazione, ma sono i suoi
improvvisi colpi di genio a renderlo unico. E’ un artista, un poeta a suo
modo. Ma in lui apollineo e dionisiaco convivono alla perfezione,
genio in campo e sregolatezza fuori.
Già da giovanissimo comincia a “dedicarsi” alla cosiddetta bella vita, fatta
di champagne, pinte di Guinness e innumerevoli relazioni e avventure
sentimentali. “Nella mia vita ho speso un sacco di soldi per alcool, donne e
auto veloci … il resto l’ho sperperato”, celebre frase che riassume la sua
dedizione ai piaceri extra-calcistici. Dopo il Pallone d’Oro comincia la sua
parabola iscendente, lascia nel 1974 il Manchester Utd dopo 11 anni,
per approdare al soccer Americano, con pochi alti e molti bassi, ritornerà
in seguito in Inghilterra trovando un calcio diverso e poco spazio. Nel 1978
chiude con la nazionale Nord Irlandese, e nel 1981 appende definitivamente
le scarpe al chiodo e l’anno dopo accetta l’incarico di telecronista per il
mondiale di Spagna. Ben presto la dipendenza dall’alcool lo logora e nel
2002 subisce il trapianto del fegato, in seguito, in condizioni oramai
disastrose, chiede ad un tabloid di pubblicare una sua foto nel letto
d’ospedale, sotto la quale
compare come monito ai giovani il titolo ”Don’t die like me!”. Nel 2005 si
spegne dando inizio ad una serie di iniziative commemorative in tutto il
Regno Unito, nelle quali verrà ricordato
come uno dei più talentuosi e geniali atleti mai esistiti, il prototipo del
calciatore moderno, un idolo per milioni di fans che conieranno il celebre
detto ”Maradona good…Pelè better…George Best”.
|
|
 |
|
|