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“No, non ascolto la radio, non la farò mai, è una forma artistica che
andrebbe abolita, dovrebbe andare sul satellite come Rete4”. Così esordisce
Leonardo Pieraccioni, ospite all’inaugurazione di Radio Luiss, rivelando
subito la sua vena comica dissacrante e paradossale in un’occasione come
questa. Accanto a lui sul divano il direttore generale Pierluigi Celli
ribadisce invece, il successo della radio come esperienza “per abituare gli
studenti a lavorare insieme, a confrontarsi
ed esprimersi, ottenendo dei buoni risultati”. A conferma di queste parole
gli speakers di
Radio Luiss si sono mostrati abili nell’interagire e coinvolgere un
Pieraccioni esuberante
e imprevedibile, intrattenendolo anche con divertenti gag telefoniche.
Invitato al Quirinale da un Napolitano-doc, attore richiestissimo da un
Moccia consigliere d’amore, Pieraccioni è
protagonista della Prova del cuoco e di un esilarante scambio di
battute con il neopremier Berlusconi e, dopo una lunga ricerca, finalmente
riesce a smascherare il provetto imitatore Andrea Luceri. Improvvisazione,
comicità e ironia sono stati il filo conduttore dell’incontro, svoltosi in
un serrato botta e risposta.
Lei si definisce un cabarettista prestato al cinema, come mai ha
sempre rifiutato di fare programmi televisivi? “La televisione è troppo
legata all’audience, sei direttamente proporzionale agli ascolti che fai.
Nel cinema non c’è quest’ansia da risultato, faccio quello che mi
piace e il riscontro lo vedo dal pubblico.”
Nei suoi film è sempre circondato da donne bellissime, eppure nei suoi
confronti c’è molta solidarietà maschile...“Piaccio perchè non sono Brad
Pitt, non sono un antagonista ma incarno il normotipo. I miei film sono la
rincorsa comica di un uomo comune alla conquista di donne bellissime.” “Ho
sempre detto che comici e preti si nasce. Uno sente una vocazione:
o dalla santa Trinità o dalla santa bischeraggine. Io sono stato sempre
illuminato dalla
seconda.”
Ci può spiegare il significato di questa sua frase? “Mia madre diceva
che i pazzi sani vivono meglio perché non subiscono tutte le pressioni della
vita. Il bischero è chi ha la tendenza a smussare gli angoli più che
prendere la vita di petto, così si rende conto che anche un dramma in fondo
non è poi così drammatico. Ho capito di essere bischero a otto anni, quando
preferivo dire una sciocchezza più che una cosa sensata. Spero di avere un
figlio con questo spirito, perché la leggerezza e la superficialità spesso
portano la felicità.”
Woody Allen dice che non bisognerebbe mai conoscere i propri miti per
evitare di rimanerne delusi, lei ha mai conosciuto i suoi miti? “Per me
non è stato così, io dico
sempre che sto a Guccini come Emilio Fede sta a Berlusconi, l’incontro con
questo artista “mi ha schiuso il cuor”, non ne sono rimasto affatto deluso.
Un altro mito che ho avuto occasione di conoscere è stato Alberto Sordi e mi
ha lasciato un grande insegnamento: in un mondo di ricchezza e successo non
perdere mai il contatto con la realtà.”
Quali sono, secondo lei, i segni distintivi di un comico? “Nel
momento stesso in cui pensi di voler fare il comico, allora vuol dire che
puoi farlo perché quell’idea fa già parte di te. Ho fatto monologhi fino a
trent’anni, ma mi sono accorto che ero solo un ragazzetto che scimmiottava i
suoi idoli. In realtà si diventa artisti quando si è giudicati come tali e
non quando si tenta
di esserlo. Il consiglio che posso dare a chi desideri intraprendere questa
carriera è
fissare delle scadenze entro le quali raggiungere dei risultati.”
E così, tra una battuta e un’ironica riflessione, Pieraccioni ha salutato il
pubblico di Radio Luiss
dicendo che “il mestiere dell’artista è il più bello del mondo, perché ti
nutri della tua energia e di quella che giunge dal pubblico. E’ come una
lavatrice d’amore continua”.
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